La pesca nell’Artico alla luce dei rapporti Russia-Norvegia

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Fonte foto: https://thebarentsobserver.com/en/security/2022/10/russian-fishing-vessels-denied-access-all-three-ports-norway

 La Norvegia limita l’accesso alle navi da pesca russe. Da ora in poi attraccheranno solo in tre porti. Oslo è ancora una volta costretta a scegliere tra la sicurezza dei propri confini e la gestione delle risorse dei propri mari.

Ad Oslo hanno preso una decisione chiara: accesso limitato ai pescherecci russi. Secondo l’annuncio, a breve dovrebbe essere effettivo il provvedimento che limita l’accesso delle imbarcazioni russe a soli tre porti norvegesi: Kirkenes, Båtsfjord e Tromsø. La decisione è sicuramente conseguenza della tensione internazionale derivata dalla guerra in Ucraina, e stando a quanto sostiene il governo di Oslo, la situazione che ne deriverà, sarà frutto dell’inevitabile linea sanzionatoria che stanno adoperando i paesi NATO.

La Ministra degli Esteri norvegese Anniken Huitfed, ha affermato infatti che, se il paese ha deciso di intraprendere questa strada, è stato a seguito dell’annessione di alcune parti dell’Ucraina alla Russia e del sabotaggio del gasdotto Nord Stream 2 nel Baltico (sono in molti, tra i paesi occidentali ad affermare con certezza che riguardo a quest’ultimo episodio, la responsabilità sia di Mosca). 

I norvegesi temono che la Russia utilizzi i pescherecci per effettuare dei traffici illegali, e per questo, non intende essere zona di transito per attività illecite. Perciò la Norvegia limiterà gli attracchi a soli tre porti, che sono anche quelli in cui è più facile effettuare controlli approfonditi alle imbarcazioni.

A detta della Huitfeldt, il paese sarebbe in possesso di informazioni sufficienti ad aumentare i controlli e la soglia d’attenzione media nelle zone marittime di confine. Il governo ha fatto sapere che a breve il provvedimento diventerà effettivo e per le navi russe, all’attracco nei porti di Kirkenes, Båtsfjord e Tromsø ci saranno rigidi controlli da superare: dogana, polizia e ispezioni fisiche alle imbarcazioni. Nulla passerà inosservato. Il rigido progetto norvegese, appare una misura preventiva, che sottolinea non solo la posizione del paese nei confronti, da un lato degli alleati e dall’altro del vicino storico, ma anche la condizione di una vulnerabilità più percepita che reale. 

D’altronde la limitazione delle attività dei pescherecci russi in area norvegese è una dinamica abbastanza inedita nell’Artico. Fino ad ora, vi era un divieto simile, valido per tutte le imbarcazioni non ittiche, provenienti dalla Russia; i pescherecci erano esenti. Il divieto iniziale rientrava nel pacchetto di sanzioni che la Norvegia, insieme agli altri attori europei aveva adottato nei confronti della Russia.

Oslo infatti si era dimostrata inizialmente restìa ad estendere le sanzioni ad un settore cruciale come quello della pesca. Russia e Norvegia infatti, al di là delle dinamiche internazionali, cooperano quando si tratta di pesca. Il rapporto non è mai stato intaccato, nemmeno dalle tensioni della Guerra Fredda, ma chissà che le tensioni odierne, non mutino il contesto.

Tra i due vicini infatti, esiste un accordo, solido da 50 anni, che riguarda la gestione congiunta di molti stock di pesce nel Mare di Barents. In pratica gestiscono il più grande deposito di merluzzo bianco al mondo. In relazione a questo punto, il divieto norvegese giungerebbe quasi in contemporanea alla definizione delle quote di merluzzo destinate al 2023; una decisione presa grazie alla consulenza di esperti sia russi che norvegesi. 

La dichiarazione del Ministro del Commercio, dell’Industria e della Pesca Bjørnar Skjæran lascia intendere che, la lunga storia di cooperazione ittica con Mosca è fondamentale, però nei fatti, le limitazioni ci saranno. Il Ministro si è espresso in maniera più delicata, dicendo che, comunque, i tre porti concessi, servono proprio a garantire ai pescherecci russi, quell’eccezione che viene concessa proprio in funzione della gestione congiunta delle risorse ittiche dell’Artico.

La questione mette in luce ancora una volta, la criticità del paese scandinavo, stretta in una morsa, da un lato dalla vicinanza con Mosca e dall’altra dalle ingerenze che la legano all’Europa e alla Nato. Sul piatto della bilancia ci sono due elementi fondamentali per Oslo: le risorse ittiche e la sicurezza nazionale. Due elementi che mai come ora, mettono in seria difficoltà il processo decisionale del governo. 

Vive a Brusciano (NA) ed è ha una laurea Magistrale in Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali, incentrata sulla geopolitica del Mar Glaciale Artico. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania, collabora da pubblicista con la rivista online, tra cui “Grande Campania”, e gestisce la rivista online “Impronte Sociali” nel ruolo di direttore editoriale. Contestualmente svolge l’attività di Content Manager & editor presso la casa editrice “Edizioni Melagrana”. Nell’ottobre 2019 entra a far parte dello IARI, mettendo a frutto quelle che sono le competenze acquisite durante gli studi universitari. Scrive di Affari Artici, approfondendo gli aspetti geopolitici e strategici dei territori interessati. Ha un diploma IFTS come Social Media Manager conseguito a maggio 2021, grazie al quale gestisce account social di alcune attività del territorio. Da sempre attivo in associazioni che mirano alla promozione socio-culturale e politica, è componente del Nucleo di Valutazione presso il Comune di Brusciano.

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