Usa: la carriera militare diventa un miraggio per i giovani che lottano contro l’obesità 

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Fonte Immagine: Cnn

Un numero sempre più crescente di giovani americani sta risultando essere non idoneo per il servizio militare. Secondo uno studio del Pentagono, il 77% dei richiedenti non viene ammesso al servizio a causa di eccessivo sovrappeso, per l’abuso di droghe o per aver avuto problemi con la giustizia.

Quali problematiche precludono l’accesso alla carriera militare?

Sbarcando in un aeroporto americano, al controllo passaporto, accade spesso che il poliziotto o la poliziotta siano grassi o perfino obesi. Nel 1979 il fenomeno venne notato dal presidente cinese Deng Xiaoping, il quale, durante la sua prima visita negli Stati Uniti, disse di sentirsi un po’ “invidioso” di un “Paese dove i poveri sono grassi”. Ora i problemi di peso possono costare caro ai giovani americani privando loro di un’occasione lavorativa e al tempo stesso facendo risuonare il campanello d’allarme al Pentagono che partendo dal proprio apparato militare ha poste le basi per espandere l’influenza a stelle e strisce sul palcoscenico internazionale.

L’inidoneità per i candidati al servizio militare tra i 17 e 24 anni risulta derivare infatti da sovrappeso (11%), abuso di droghe e alcol (8%) e salute medico/fisica (7%). “Ci sono molti fattori che stiamo attraversando, come il fatto che i giovani sono più disconnessi e disinteressati rispetto alle generazioni precedenti”, ha affermato il maggiore Charlie Dietz, portavoce del Dipartimento della Difesa. “Il calo della popolazione dei veterani e la contrazione dell’impronta militare hanno contribuito a un ‘mercato’ che non ha familiarità con il servizio militare, determinando un’eccessiva dipendenza dagli stereotipi militari”.

Il Council for a Strong America, un’organizzazione senza scopo di lucro composta da ufficiali militari in pensione, forze dell’ordine e leader aziendali che sostiene una migliore alimentazione e stili di vita sani tra le generazioni più giovani, ha emesso un comunicato stampa esprimendo allarme per i risultati ottenuti durante i test d’ammissione all’esercito.

Il gruppo ha invitato i legislatori ad agire in modo che alle generazioni più giovani non venga sbarrato l’accesso al servizio militari, partendo dal presupposto che le cause alla base dell’obesità “non possono essere risolte dagli sforzi dei soli militari”. Visto l’aumento dei giovani non idonei al servizio militare, sarebbe opportuno che “i responsabili politici, compresi i consigli scolastici statali e locali, promuovano un’alimentazione sana, un maggiore accesso a cibi freschi e nutrienti e attività fisica per i bambini fin dalla tenera età ”, prosegue il Council in una nota.

Già nel 2018,  secondo l’Heritage Foundation il 71% degli americani di età compresa tra 17 e 24 anni non era risultato idoneo al servizio nelle forze armate, anche a causa dei precedenti penali in capo ai candidati. A ciò si aggiungeva lo scarso livello d’istruzione degli stessi. L’acceso alla carriera militare richiede un diploma di scuola superiore, con una certa indennità di equivalenza. Questo requisito è ciò ha comportato la non ammissione per  circa il 25% di quei giovani tra i 17 ei 24 anni, ritenuti non idonei per l’esercito. I reclutatori spesso chiudono un occhio quando si tratta di precedenti penali di lieve entità ma non dinanzi a ripetute aggressionifurti o violazioni di guida in stato di ebbrezza.

L’obesità: una vera piaga sociale negli Stati Uniti

Circa 1 bambino su 5 e 2 adulti su 5 negli Stati Uniti soffrono di obesità. Poco più di 1 giovane adulto su 3 di età compresa tra 17 e 24 anni ha un peso troppo eccessivo per prestare servizio nelle forze armate. “I militari hanno sperimentato crescenti difficoltà nel reclutare soldati a causa dell’inattività fisica, dell’obesità e della malnutrizione tra i giovani della nostra nazione. Non affrontare questi problemi ora avrà un impatto sulla nostra futura sicurezza della sicurezza nazionale”.

Così ha affermato, Mark Hertling, tenente generale, esercito degli Stati Uniti, in pensione. Tra il 2008 e il 2017, i soldati in servizio attivo hanno riportato oltre 3,6 milioni di lesioni muscoloscheletriche. Uno studio ha rilevato che i soldati in servizio attivo con obesità avevano il 33% in più di probabilità di subire questo tipo di lesioni. “Membri in servizio in forma e in salute sono di vitale importanza per l’esercito perché sono in gioco le vite e la nostra sicurezza nazionale”, secondo le parole del Generale Richard E. Hawley, US Air Force, anch’egli in pensione. Spesso il Dipartimento della Difesa (DOD) si vede costretto a sostituire il personale non idoneo.

Quale direzione dovrebbe assumere il legislatore? Promuovere progetti di comunità che supportino luoghi inclusivi, sicuri e accessibili affinché le persone siano fisicamente attive in comunità. Questo potrebbe essere un buon punto di partenza. In secondo luogo incrementare la disponibilità di cibi e bevande più sane nelle basi militari e nelle comunità circostanti. “Se non lavoriamo per costruire una base sana per i giovani di oggi, sia i militari che la nostra nazione ne pagheranno il prezzo domani”, afferma Richard R. Jeffries, contrammiraglio, Marina degli Stati Uniti (in pensione) ed ex ufficiale medico del Corpo dei Marines degli Stati Uniti.

In certi quartieri degradati della città americane, o in alcune cittadine “sperdute” della provincia è quasi impossibile trovare un fruttivendolo con prodotti freschi e spesso gli unici cibi in vendita, spesso a buon mercato, sono hamburger, cibi pieni di grassi, bevande gassate. Chi si nutre di questi prodotti spende sì poco ma ingrassa facilmente, esponendosi a malattie di massa come il diabete. Ecco perché è necessario per gli Stati Uniti cercare di invertire la rotta, partendo dalla “base” ovvero dal rapporto tra produttore e consumatore.

La strategia di Biden risulterà vincente?

Proprio nella direzione appena accennata sta cercando di muoversi l’amministrazione democratica guidata da Joe Biden,  intenzionata a stanziare 8 miliardi di dollari per promuovere un’alimentazione sana e una maggiore attività fisica in modo che un numero sempre meno elevato di persone possa correre il rischio di contrarre diabete, obesità, ipertensione, ampliando l’accesso di Medicaid e Medicare alla consulenza e alla nutrizione dell’obesità.  

La strategia delineata da Biden, illustrata durante una conferenza, la prima nel suo genere dal 1969, quando uno sforzo simile diede vita a programmi come buoni pasto, si inserisce in un piano più vasto che prevede anche il contrasto e la prevenzione dell’insicurezza alimentare. L’intento è quello di cercare di invertire un pericoloso andazzo che ha preso piede tra i giovanissimi durante la pandemia di COVID-19: fu in questo periodo che la chiusura delle sala cinema comportò che la fruizione dello spettacolo si trasferì all’interno delle mura domestica, verso le serie TV, a beneficio del consumo casalingo con il video streaming di Netflix e Amazon. Il risultato fu che lo spettatore mangiava molto più che nelle sale cinema. Non è un caso che il termine “binge” ovvero abbuffata, venga utilizzato sia per chi guarda molte puntate di una serie, una dietro l’altra , ovvero il cosiddetto binge-watching, sia riferito a chi ingurgita una quantità esagerata di cibo.

Per sperare nel successo del suo piano, la Casa Bianca dovrebbe ricercare l’impegno da parte di enti di beneficenza e fondazioni filantropiche. Paradossalmente, mentre una fetta degli americani combatte per cercare di perdere peso, secondo la Food and Drug Administration, il 10% delle famiglie statunitensi nel 2021 soffriva di insicurezza alimentare che, tradotto in parole povere significava che non erano sicure di riuscire a mettere in tavola abbastanza cibo da sfamare se stesse o le loro famiglie. Ma non è chiaro quanto velocemente la maggior parte delle idee e progetti di Biden potrà diventare realtà, dal momento che molte raccomandazioni dipendono dal sostegno del Congresso e dalle modifiche ai regolamenti.

La strategia Biden include anche lo sviluppo di nuovi imballaggi alimentari per verificare la veridicità delle affermazioni “sane” per alcuni prodotti, ampliando gli incentivi SNAP per acquistare frutta e verdura. Il programma dei sussidi alimentari (Supplemental Nutrition Assistance Program) aiuta un americano su 7 a fare la spesa, circa 44 milioni di persone. Uno studio del Dipartimento di sanità di New York rivelò come ben 75 milioni di dollari in buoni pasto veniva utilizzato non per acquistare frutta e verdura, bensì soft drink.

Il consumo smodato di queste bibite rappresenta “ la singola causa più importante dell’epidemia di obesità” e indusse Bloomberg, sindaco di New York dal 2002 al 2013, a non consentirne l’acquisto attraverso i buoni pasto. È probabile che nei prossimi mesi in tanti possano prendere ad imitazione la decisione del miliardario e filantropo newyorkese. 

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