Sussidi statali per le biomasse legnose. Il No del Parlamento Europeo

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Le biomasse legnose (o forestali) sono considerate fonti di energia rinnovabile ma studi scientifici dimostrano il contrario. Il Parlamento europeo disapprova gli incentivi statali alla combustione di alberi sani provenienti dalle foreste.

Nelle scorse settimane il Parlamento europeo, in occasione dell’approvazione di un emendamento relativo alla direttiva UE sulle energie rinnovabili, si è pronunciato a sfavore dei sussidi pubblici erogati ai territori per la pratica non ecologica di bruciare biomasse legnose come combustibile.

Il tema della bioenergia, della produzione e dello sfruttamento delle energie rinnovabili è oggi al centro delle principali questioni politiche dell’Ue. Già da qualche anno l’Ue tratta il tema della transizione ecologica, soprattutto in vista del conseguimento entro il 2030 e poi entro il 2050 degli obiettivi dell’efficienza energetica e della neutralità. Tuttavia, osservando il contesto geopolitico europeo, sta diventando sempre più urgente la necessità di attuare le misure nel più breve tempo possibile e raggiungere così la tanto agognata autonomia energetica.

Attualmente, come accennato poc’anzi, il contesto geopolitico europeo non è dei migliori: una guerra alle porte con conseguenti minacce nucleari ed energetiche, una ormai diffusa tendenza politica dei governi nazionali verso politiche energetiche più orientate al nucleare che alle rinnovabili e l’apparente mancanza di scelte alternative che siano efficaci e immediate da implementare nel breve periodo.

Per quanto riguarda il tema della bioenergia e degli incentivi sull’uso delle rinnovabili, l’Ue già da tempo sta attivando politiche e iniziative di sostegno in questo senso. Il Green Deal e le nuove politiche energetichesono solo alcuni degli esempi più rilevanti.

Con l’adozione della direttiva sulle Energie Rinnovabili del 2009, ciascun Stato membro era stato obbligato a stabilire gli obiettivi da raggiungere e a redigere il relativo Piano d’Azione Nazionale per le Energie Rinnovabili in cui venivano indicate tutte le modalità per conseguirli. Di conseguenza, per attuare questi piani era stato messo in atto un sostegno pubblico sotto diverse forme, tra cui quella dei sussidi statali.

Nel luglio 2021, con l’attuazione delle normative previste dal Green Deal europeo, la Commissione europea aveva proposto una modifica alla quota vincolante di energie ricavate da fonti rinnovabili entro il 2030, introducendo anche la novità dei combustibili rinnovabili come l’idrogeno nel settore dei trasporti e in quello industriale.

Quanto è stato portato alla luce da parte di alcuni deputati del PE nelle scorse settimane riguarda proprio la questione dei sussidi statali erogati per la produzione della cosiddetta “biomassa legnosa”, che «ammontano a circa 17 miliardi di euro all’anno, tutti finanziati dai cittadini dell’UE».

Per “biomassa legnosa” s’intende la componente legnosa della biomassa, ovvero l’insieme di materie prime rinnovabili e prodotti energetici che traggono origine da materiale organico generato da un processo biologico. Le tre tipologie più diffuse e conosciute sono la legna da ardere, il pellet e il cippato.

Il legno, infatti, è considerato come una delle più importanti fonti di energia rinnovabile in quanto risulterebbe il più neutrale nell’emissione della CO2 nell’atmosfera. Questo perché, tramite la combustione, rilascerebbe le cosiddette emissioni biogeniche che farebbero fanno parte del naturale ciclo del carbonio.

Tuttavia, diverse ONG ambientaliste hanno deciso di rivolgersi al Parlamento europeo per chiedere di non considerare la biomassa legnosa (detta anche forestale) nel panorama delle energie rinnovabili, in quanto molto più inquinante di qualunque altro combustibile fossile, creando un “debito di carbonio”. Questo fenomeno sembrerebbe stesse comportando diversi disagi al patrimonio forestale europeo, portandolo lentamente verso il degrado e la perdita della biodiversità. Basti pensare che, secondo quanto riportato da Politico, «le emissioni di anidride carbonica derivanti dalla combustione di biomassa legnosa nell’UE superano oggi i 400 milioni di tonnellate metriche all’anno».

Per questi motivi, il mese scorso, il Parlamento europeo ha proposto l’eliminazione dei sussidi per l’energia generata dalla combustione della biomassa forestale che potrebbe avvenire entro il 2024, ai fini del conseguimento degli obiettivi energetici previsti per il 2030.

«Sebbene solo il 3% dell’energia totale dell’UE provenga dalla combustione di biomassa forestale per il riscaldamento e l’elettricità», il problema centrale riguarda il disboscamento di intere foreste secolari incentivato dai sussidi statali che comporta un inevitabile innalzamento dei livelli di CO2 in atmosfera oltre a danneggiare un intero patrimonio forestale dal valore inestimabile. Inoltre, sempre secondo gli attivisti, «sostituire solo il 10% dei combustibili fossili russi importati dagli Stati membri con la biomassa forestale, richiederebbe un aumento del 60% dei consumi di legna».

Chiaramente dal taglio dei sussidi per le energie rinnovabili sono escluse le pratiche di abbattimento per motivi di protezione dagli incendi o di sicurezza stradale.

Nel testo pubblicato dal Parlamento viene rimarcata l’importanza del ruolo delle energie rinnovabili nella realizzazione del Green Deal europeo e nel conseguimento dell’obiettivo della neutralità climatica europea entro il 2050 ma soprattutto si fa riferimento a due elementi importanti: lo sviluppo di una forma di consapevolezza nell’uso di risorse energetiche, come quella ricavata dal legno, che tutelino in primis la biodiversità e la conservazione del paesaggio e l’invito agli Stati membri di coinvolgere gli enti locali «nella definizione degli obiettivi e dell’eventuale sostegno alle misure politiche». Questo perché, come si legge nelle dichiarazioni, «la produzione di energia rinnovabile avviene spesso a livello locale e dipende dalle PMI regionali».

Nello specifico, è importante sottolineare come spesso le risorse forestali sono prevalentemente localizzate in aree interne svantaggiate e pertanto «i problemi della valorizzazione delle biomasse legnose si collegano a quelli delle politiche di sviluppo delle aree marginali» e al tema della diversificazione dell’economia rurale.

La questione non è affatto semplice e il Parlamento europeo è stato deciso nell’affermare le proprie opinioni ma allo stesso tempo cauto nello sbandierarle, frutto dei numerosi interessi in gioco per l’economia europea.

Per esempio, le aziende produttrici di pellet, importatori nell’UE, stando a quanto affermato da Politico, «sono rappresentate dalla United States Industrial Pellet Association, che ha contribuito a bloccare una proposta che avrebbe bloccato il disboscamento delle ultime foreste antiche del mondo per la biomassa».

La situazione geopolitica è sicuramente delicata e potrebbe comportare anche dei piccoli momenti di stallo, in vista di momenti migliori. Ciò che è sicuro è che l’utilizzo delle biomasse, soprattutto quelle legnose, dovrebbe avvenire «con un ritmo di prelievo tale da permettere ai cicli naturali di ricostituirle senza alterare gli ecosistemi ed entrare in conflitto con la produzione di alimenti e mangimi per l’uso del suolo agricolo o la destinazione d’uso dei prodotti», vale a dire in modo del tutto sostenibile.

E ad oggi, con la situazione geopolitica in corso, l’Ue sta tentando in tutti i modi di difendere la linea della “sostenibilità”, soprattutto quella ambientale, principalmente nell’ottica del raggiungimento degli obiettivi che essa stessa si è prefissata di raggiungere da oggi al 2030.

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