La lunga marcia di Rahul Gandhi

6 mins read
Fonte Immagine:https://www.nagalandpost.com/index.php/centre-using-gov-to-target-non-bjp-govts-rahul/

Il leader de facto del Partito del Congresso Indiano Rahul Gandhi ha lanciato una “Marcia per unire l’India” che coprirà oltre 3000 km dal sud al nord del paese al fine di combattere la politica di odio portata avanti dal Governo del BJP di Narendra Modi e le difficoltà economiche crescenti.

Lo scorso 7 settembre Rahul Gandhi ha annunciato il lancio della “Bharat Jodo Yatra”, una “Marcia per unire l’India” lunga 3500 km che si prevede durerà circa 5 mesi, in cui sarà accompagnato dai suoi sostenitori andando dalla punta più meridionale del paese nello Stato del Tamil Nadu fino all’estremo nord nella regione del Kashmir.

Lo scopo dichiarato della marcia è quello di porre un argine alla politica di odio e intolleranza antislamica fomentata, secondo Gandhi, dal partito al Governo, il nazionalista e conservatore Bharatiya Janata Party (BJP) del Primo Ministro Narendra Modi, in carica dal 2014. Inoltre, Gandhi intende contrastare la crescente disoccupazione, l’aumento dei prezzi e il declino delle istituzioni democratiche vissuti dal paese. 

Erede della più importante dinastia politica indiana (il suo bisnonno Jawaharlal Nehru fu il padre dell’indipendenza indiana nel 1947 e Primo Ministro fino al 1964, sua nonna Indira Gandhi è stata una delle figure politiche più importanti del ‘900, Prima Ministra dal 1966 al 1977 e dal 1980 al 1984, quando fu assassinata da due membri della comunità sikh, infine suo padre Rajiv Gandhi ha ricoperto l’incarico di Primo Ministro dal 1984 al 1989, anch’egli vittima di un attentato, perpetrato da un commando dell’organizzazione terroristica delle Tigri Tamil) Rahul Gandhi è stato Presidente del Partito del Congresso Indiano, il principale partito di opposizione, dal 2017 al 2019, quando ha abbandonato tale incarico dopo la clamorosa sconfitta alle elezioni di quell’anno, nelle quali il suo partito ha ottenuto meno del 20% dei voti, poco più della metà di quelli ottenuti dal BJP di Modi. Dopo le sue dimissioni, gli è subentrata come nuova Presidente del Congresso la madre Sonia, che lo aveva già preceduto nel ruolo; ciononostante, Rahul Gandhi ha continuato ad essere il volto del Congresso ed è chiaro che la marcia da lui organizzata miri anche a ravvivare il sostegno elettorale nei confronti del partito in vista delle non troppo lontane elezioni del 2024.

La principale accusa che Gandhi muove al Governo Modi è di aver portato avanti una politica nazionalista, basata sul concetto dell’”Hindutva”, avente lo scopo di rendere l’India un paese esclusivamente induista realizzando un’agenda antislamica e incitando all’uso della violenza contro i membri della comunità musulmana. Dall’ascesa al potere di Modi nel 2014, si sono moltiplicati gli attacchi di matrice islamofobica contro i musulmani e lo stesso Governo ha emanato atti molto controversi, tra i quali si ricorda soprattutto il Citizenship Amendment Act (CAA), un provvedimento che garantisce il conferimento della cittadinanza indiana a persone appartenenti alle minoranze religiose perseguitate provenienti dall’Afghanistan, dal Bangladesh e dal Myanmar.

Tuttavia, esso non si applica alle persone di religione musulmana, che non hanno diritto alla cittadinanza. Inoltre, Gandhi imputa alla cattiva gestione economica del Governo Modi la crescente crisi in cui l’India sta venendo a trovarsi, con la disoccupazione che si stima oltre l’8% nel 2022 e l’inflazione a circa il 7%. Questi dati, insieme al declino delle istituzioni democratiche indiane, stanno secondo Gandhi indebolendo il paese, invece di spingerlo sulla strada della crescita e dello sviluppo. 

Allo stesso tempo, anche Gandhi e il Partito del Congresso non sono esenti da criticità e punti deboli. Innanzitutto, Rahul Gandhi viene generalmente considerato un politico non dotato di particolare acume, intransigente e poco incline al compromesso, caratteristiche che lo renderebbero inadatto a svolgere ruoli di Governo. Da più parti sono pertanto giunte richieste di un cambio al vertice.

Secondo molti, sarebbe giunto il momento che Rahul e la famiglia Gandhi, accusati di voler mantenere il loro controllo esclusivo sul partito, si facciano da parte, lasciando la guida del Congresso ad una nuova generazione di politici, più giovani e aperti alle novità e ai cambiamenti e più vicini alle vere esigenze del paese. Sarà quindi particolarmente interessante vedere quali saranno i risultati delle elezioni del nuovo Presidente del Congresso che si terranno proprio ad ottobre. Al momento, però, Gandhi è apparso riluttante a candidarsi nuovamente. 

Ad ogni modo, seppur stia riscuotendo un successo non trascurabile, sembra difficile che la marcia da sola possa servire a salvare le sorti del Congresso alle prossime elezioni. Il partito, infatti, necessita di un forte rinnovamento, di una ristrutturazione della sua organizzazione interna, che possa raggiungere un equilibrio tra la vecchia e la nuova generazione di politici, così da essere più pronto ad affrontare le sfide che il paese ha davanti ed evitare che il BJP di Modi possa aggiudicarsi un terzo mandato nel 2024.  

Latest from ASIA E OCEANIA