Price cap: l’energia al centro delle trattative. Una nuova forma di diplomazia energetica per un’Europa unita

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Fonte Immagine: https://www.rainews.it/articoli/2022/09/europa-arriva-il-no-al-price-cap-sul-gas-accordo-invece-per-le-misure-contro-il-caro-prezzi-f3588c75-7af5-485a-8a5a-e57ecf53fdbd.html

La guerra al confine orientale del territorio europeo ha evidenziato le debolezze nella gestione della crisi energetica dove vede l’Ue ad un bivio senza precedenti. Una solidarietà che viene mascherata dagli individualismi nazionali. 

Il presidente russo Vladimir Putin apre una nuova fase nel conflitto russo-ucraino tra la mobilitazione forzata con la chiamata alle armi che ha causato una reazione di panico tra la popolazione costretta alla fuga e l’indizione di un referendum per l’annessione delle regioni ucraine occupate. Intanto, l’Unione Europea si trova a dover affrontare la più grave crisi energetica della sua storia con l’aumento vertiginoso dei prezzi che in Italia ha portato alla chiusura di migliaia di attività economiche. 

Eppure, l’Ue è nata proprio dall’energia tramite la formazione della CECA, ossia la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio trainata dai principi fondamentali di collaborazione ed associazione. La crisi al confine orientale ha messo in evidenza le criticità insite nel sistema generalizzato sulla gestione dell’approvvigionamento energetico. La prospettiva non è ben chiara e lo scenario è in costante evoluzione perché le volontà nazionali sono diverse. 


La politica energetica europea

La politica energetica è un insieme di diversi aspetti che rappresentano vari settori, tra cui l’approvvigionamento diversificato delle risorse, la dipendenza delle importazioni da Stati terzi, la domanda dei prezzi che muta a seconda delle diverse situazioni economiche, sociali e politiche del contesto nazionale dello Stato coinvolto e nelle relazioni internazionali che quest’ultimo intrattiene con altri attori. Il settore dell’energia deve tener conto in particolar modo del fattore securitario del Paese di produzione e di quello di destinazione. I rischi sono molteplici, come ad esempio il propagarsi di sostanze nocive per l’ambiente e per la salute umana. Un altro aspetto fondamentale è la graduale decarbonizzazione, ossia la riduzione del rapporto che sussiste tra carbonio e idrogeno che porterebbe all’abbassamento della quantità di anidride carbonica presente nell’aria. È un settore che porta il peso della difficile situazione climatica. 

Il fondamento giuridico della politica energetica è sancito dall’articolo 194 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) ai sensi del quale “la politica dell’Unione nel settore dell’energia è intesa, in uno spirito di solidarietà tra Stati membri, a: garantire il funzionamento del mercato dell’energia; garantire la sicurezza dell’approvvigionamento energetico nell’Unione; promuovere il risparmio energetico, l’efficienza energetica e lo sviluppo di energie nuove e rinnovabili; promuovere l’interconnessione delle reti energetiche”. In questo contesto è rilevante sottolineare che altre disposizioni vanno ad influenzare quest’area tra cui il mercato interno dell’energia con la sua base giuridica nell’articolo 114 TFUE. 


Le strategie attuate dall’Ue

Per rendere l’Europa un continente sostenibile in linea con gli standard europei e per avere una crescita stabile in maniera equilibrata tra i vari Paesi è essenziale investire in maniera efficace nel consolidamento del mercato interno dell’energia. 

Nel 2015 la Commissione ha pubblicato una strategia sulla creazione di un’unione dell’energia. L’obiettivo principale di Bruxelles è quello di creare un’area resiliente e più competitiva. Le singole nazioni devono essere consapevoli dell’importanza della cooperazione e della solidarietà in vista della stipulazione degli accordi commerciali affinché si possa garantire un approvvigionamento sicuro per l’intera popolazione. Attualmente il sistema è frammentato e diversificato perché ogni paese vive con un proprio quadro normativo. Questo sistema non può essere vincente. 

Nel documento la Commissione ha delineato una serie di punti strategici da perseguire, come la sicurezza energetica, la solidarietà e la fiducia; la piena integrazione del mercato europeo dell’energia; l’efficienza energetica per contenere la domanda; la decarbonizzazione dell’economia; la ricerca, l’innovazione e la competitività. Sul primo punto, l’Ue nel documento sulla sicurezza energetica ha posto in evidenza l’importanza non solo dell’eliminazione della dipendenza da fonti di combustibili fossili, ma anche della diversificazione dei fornitori e dei luoghi di approvvigionamento.

Difatti, la crisi politica attuale ha sollevato questa problematica. Per andare incontro alle esigenze di stati, imprese e famiglie, l’Ue deve investire nella costruzione di una vera e propria architettura energetica al fine di migliorare le interconnessioni fra le diverse reti strutturali. Quelle esistenti non sono sufficienti a garantire stabilità e crescita in egual misura. L’Europa mette a disposizione degli investitori diversi strumenti come il “Portale degli investimenti”.

Un altro aspetto da considerare è l’adeguamento al diritto comunitario degli accordi internazionali stipulati. Tendenzialmente, questo avviene quando un negoziato è chiuso. La problematica è che rinegoziare un trattato dopo che le parti in causa abbiano apposto le loro firme, è più complesso. 

L’Europa deve lavorare per far convergere verso un’unica politica tutte le volontà nazionali. Ecco che nel 2019 è stato adottato il Regolamento per l’istituzione dell’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione tra i regolatori dell’energia. Il presupposto base è che per attuare un profondo cambiamento può essere emblematico partire dal settore energetico che è la priorità di tutti i popoli. L’Acer è nata in virtù di intensificare questo sostegno gli uni con gli altri.

Questo processo richiede partecipazione attiva da parte di tutti gli attori coinvolti per coordinare le rispettive politiche nazionali in nome di un interesse che raggruppi l’intera collettività. Le riforme strutturali statali possono compromettere il corretto funzionamento della rete transfrontaliera. 

L’Unione deve avere un impatto notevole sul mercato economico globale anche investendo nel settore delle rinnovabili. La presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen nel suo discorso al Parlamento europeo ha sottolineato, ancora una volta, il peso politico ed economico dell’energia. 

Cosa aspettarsi dall’Unione europea

In questi giorni si sta discutendo molto sia a livello europeo, sia a livello nazionale del price cap, ossia l’imposizione di un tetto al prezzo del gas. Il Vecchio continente si trova di fronte a un bivio. È il momento storico utile per costruire l’infrastruttura europea e per attuare una riforma strutturale energetica che ingloba tutte le aree dalla sicurezza, all’efficienza e alla sostenibilità. Per questo la nascita dell’Unione dell’energia non è fine a se stessa, bensì serve per costruire un’immagine di un’Europa unita capace di intraprendere dialoghi costruttivi con gli Stati terzi. 

Sul tavolo delle trattative vi è il price cap che dovrebbe essere soltanto una misura temporanea e transitoria per aiutare economicamente gli Stati a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia. Il continente resta diviso sul da farsi. Si tratta di uno strumento per fermare l’aumento vertiginoso dei costi dell’energia e limitare le riduzioni degli approvvigionamenti. Il documento è stato firmato dal Belgio, Bulgaria, Italia, Francia, Grecia, Lettonia, Croazia, Lituania, Malta, Portogallo, Slovacchia, Polonia, Romania, Spagna e Slovenia.

Al momento è uno strumento informale che non fornisce dettagli tecnici e può fungere da punto di riferimento per la prossima riunione del Consiglio del 30 settembre. In base alla quantità dei Paesi firmatari, la maggioranza qualificata non può essere raggiunta. La Commissione è scettica sulle possibilità di adeguamento delle bollette per far fronte al caro-energia. La preoccupazione di coloro che sono contrari a questa misura è che l’Europa potrebbe non attirare più gli investitori. 

L’unità europea non può essere evocata solo in casi di grave crisi. La solidarietà è un principio fondamentale che richiede la partecipazione attiva di tutti gli attori coinvolti. Per quanto concerne l’energia, quest’ultima non deve essere circoscritta all’emergenza in atto, ma si deve guardare a lungo termine. Nella prossima riunione del Consiglio sarà necessario adottare misure concrete più efficienti per non commettere gli stessi errori del passato. Nonostante gli strumenti introdotti da Bruxelles, i paesi singolarmente non sono stati capaci di adottare misure in vista di un bene comune.

Ogni nazione è andata verso una propria logica economica costruendo delle proprie strutture e siglando accordi bilaterali con Stati terzi. I ministri europei dovranno discutere non solo del tetto al prezzo del gas, ma sarà inclusa la questione del nucleare pulito, un contributo per le aziende oil&gas, e la misura sugli extraprofitti degli imprenditori che utilizzano le fonti di energia rinnovabili, le quali si trovano a basso costo sul mercato. Il quesito da porsi è se sia giusta la misura che va ad incidere sugli imprenditori che si sono diretti verso il mercato dell’energia più sostenibile. 

Quello che deve attuare l’Unione per garantire un approvvigionamento sicuro è dirigersi sulle rotte del territorio settentrionale, come la Norvegia e verso il sud del continente, ovvero verso i paesi del Nord-Africa. Vi è bisogno di accordi a carattere multilaterale. Le emergenze causate dall’esterno mettono in evidenza le criticità interne. Da tempo sarebbe stata necessaria una misura preventiva in vista di un futuro prossimo. 

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