La leadership di Kishida Fumio è a rischio?

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Tra funerali di Stato, sette religiose e recrudescenze pandemiche la leadership di Kishida Fumio sta attraversando il suo momento più difficile.

La storia politica del Giappone è costellata di governi e leadership caratterizzati da una durata molto breve, seppur quasi tutti provenienti dallo stesso gruppo politico, il Partito Liberal-democratico. L’unica eccezione è rappresentata da Abe Shinzo, che è stato in grado di governare il Paese in modo continuativo per circa dieci anni. Dopo le sue dimissioni, motivate da problemi di salute, il Paese sembra tornato alla relativa “instabilità controllata” propria della sua storia democratica.

Kishida Fumio ha preso il controllo del Partito (e quindi del Governo) anche grazie ad Abe Shinzo, il cui prestigio gli garantiva un ruolo di primo piano nella definizione della leadership di partito.

Pur sembrando inizialmente molto salda, la leadership di Kishida sembra ora dover affrontare la sua fase più critica: i tassi di approvazione sull’operato del governo sono caduti significativamente, passando dal 63% di luglio al 36% di agosto, mettendo il governo di Tokyo e il suo leader sotto pressione.

Uno dei principali temi delle critiche al governo è la gestione della pandemia da Covid-19: nonostante il Giappone avesse affrontato i primi anni con un tasso di contagi relativamente basso, in questa fase le infezioni sono in aumento anche nelle zone rurali, nonostante il governo stia lentamente eliminando le restrizioni agli ingressi turistici nel Paese.

L’altro grande tema gira tutto intorno all’omicidio di Abe, vero e proprio spartiacque non solo nella vita del Paese, ma anche e soprattutto per l’esperienza di governo di Kishida. Nonostante la prima impressione fosse che l’evento avrebbe compattato la leadership del PLD, permettendo un’azione di governo più decisa, è invece chiaro che l’assenza di Abe è problematica non solo come fatto in sé, ma anche per le circostanze dell’assassinio.

Il movente del perpetratore ha posto sotto i riflettori la Chiesa dell’Unificazione e le sue attività in Giappone, considerate da molti come vere e proprie truffe. Oltre a ciò, l’influenza politica del gruppo è enorme presso i legislatori del PLD: il minimo comune denominatore tra questi attori è il veemente anticomunismo, che durante la Guerra Fredda ha favorito l’intreccio di interessi e obiettivi tutti relativi ad impedire uno spostamento verso sinistra dell’asse politico giapponese.

Nel tentativo di chiarire la posizione del governo e di “ripulire” l’immagine dello stesso dai collegamenti sempre più criticati con la Chiesa dell’Unificazione, Kishida ha optato per un rimpasto di governo che però non ha ottenuto gli effetti sperati. Nel tentativo di compattare il partito, ha distribuito gli incarichi tra tutte le correnti del partito. Volendo però eseguire la mossa in tempi rapidi per tamponare la perdita di consensi, non ha avuto modo di verificare il background di molti nominati, che sono risultato poi essere anch’essi in qualche modo vicini al gruppo religioso. Pare infatti che circa la metà dei legislatori della Dieta sia in qualche modo collegato alla Chiesa dell’Unificazione, rendendo chiaro che l’influenza politica di questo gruppo religioso vada ben oltre dei semplici interventi ad alcune conferenze.

A complicare ancora di più il quadro vi è la questione degli annunciati funerali di Stato per Abe Shinzo, che costeranno al governo circa 12 milioni di dollari e verso i quali l’opinione pubblica non è favorevole. Kishida ha affermato la sua volontà di procedere comunque con la cerimonia, voluta soprattutto dalla numerosa fazione che proprio ad Abe faceva riferimento, sottolineando l’importanza dell’esperienza politica del Primo ministro più longevo nella storia del Giappone.

In conclusione, è chiaro come la leadership di Kishida sia molto in difficoltà, aprendo le porte a una nuova crisi interna al PLD. Nonostante il prossimo appuntamento elettorale sia molto distante, Kishida si trova obbligato a impiegare gran parte delle sue risorse a tenere il polso non solo dell’opinione pubblica, ma anche dei suoi compagni di partito, ai quali manca molto poco per ipotizzare un cambio di leadership. Questo processo renderà quindi molto meno efficace l’azione di governo anche nello scacchiere internazionale, dove Kishida stava invece raggiungendo obiettivi strategici importanti, dimostrando grande risolutezza nel guidare il Paese attraverso le difficili crisi causate da Russia e Cina.

Nato nel 1992 in Sardegna, consegue la laurea triennale in Scienze Politiche presso l’Università di Cagliari, per poi proseguire gli studi in Relazioni Internazionali Comparate presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, laureandosi con una tesi sulla dottrina militare maoista. In mezzo, un’esperienza di quattro mesi presso la Capital Normal University di Pechino e un crescente interesse per tematiche riguardanti l’Asia-Pacifico, la strategia militare e la marittimità. Nel 2019 consegue il master in Studi Strategici e Sicurezza Internazionale presso l’Istituto di Studi Militari Marittimi di Venezia, dove frequenta il 78° Corso Normale di Stato Maggiore per ufficiali della Marina Militare. Continua a collaborare con l’Istituto, principalmente per convegni e incontri all’Arsenale di Venezia e partecipando in veste di tutor alle esercitazioni di Pianificazione Operativa. Attualmente vive a Venezia ed è membro dello IARI, redazione Asia-Oceania, dove si occupa principalmente del Giappone. È inoltre membro del CeSMar (Centro Studi di Geopolitica e Strategia Marittima), think-tank affiliato alla Marina, e ha pubblicato analisi e approfondimenti per altre testate online.

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