Il conflitto Ucraino tra la chiamata di riservisti russi e referendum

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Fonte immagine: https://www.rainews.it/video/2022/09/10-mila-russi-al-giorno-scappano-da-putin-verso-la-georgia-non-chiudiamo-il-confine-d0669f28-25e3-49b4-a9d0-9a99d0e2047c.html

Il 21 settembre, Putin ha annunciato la mobilitazione parziale dei riservisti russi. Appena annunciata, i cittadini coinvolti cercavano la fuga all’estero, sia in Europa che nelle ex Repubbliche Sovietiche. Ma questa fuga, cosa preannunciava?

La dichiarazione di Putin di voler mobilitare 300.000 riservisti ha fatto comprendere ai russi che ormai la Federazione non stava più effettuando un’operazione speciale sul suolo ucraino. La chiamata di un numero così importante di persone sembra essere mirata ad uscire dall’ “impasse” del conflitto in Ucraina, “risolto” poi dai referendum per l’annessione delle Repubbliche di Donetsk Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia. Se da un lato l’annuncio della mobilitazione ha sollevato proteste e la volontà dei russi di emigrare, i quali si sono presentati alla frontiera numerosi (magari non un esodo ma decisamente un numero crescente di persone ha varcato i confini sia europei che non), dall’altro il referendum sposta l’attenzione da una Russia attaccante ad una che difende il proprio territorio. 

Che cosa dice quindi la mobilitazione sulla guerra?

Purtroppo conferma ciò che era già presumibile pensare. Le forze armate russe non hanno dimostrato di essere ben equipaggiate, ed inoltre sono in possesso di armamenti obsoleti. Il reclutamento che, nonostante sia dichiarato “parziale” per persone con passata esperienza in eventi bellici e addestramento, è stato ben presto riconosciuto come un fallimento, in quanto in realtà la possibilità di leva è stata ampliata anche per persone con particolari specializzazioni, nonché di altre persone che invece nelle categorie non rientrano proprio (pensiamo ai ragazzi senza nessuna esperienza militare). 

La difese delle zone appena annesse quindi sono strettamente legate a due fattori: uno è il tentativo diplomatico di cessare il conflitto tramite trattative, cosa attualmente non auspicata da Zelensky che dopo l’annessione ha dichiarato che si sarebbe ripreso i territori occupati. Un secondo fattore, che ci si auspica non venga messo in pratica mai, è la minaccia nucleare, in questo momento troppo tangibile. 

Valentina Topatigh, nata a Udine classe 1997. Dopo la maturità linguistica, ha ottenuto la Laurea Triennale in Scienze Politiche alla Statale di Milano, con tesi in diritto pubblico comparato sulla mozione di fiducia e sfiducia nei rispettivi ordinamenti di Germania e Spagna. È attualmente tesista per il master in International Law and Global Governance alla Tilburg University nei Paesi Bassi. Contemporaneamente ai suoi studi è anche membro della redazione America Latina per lo IARI.

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