Sliding doors: o si riconosce di avere perso il Donbass o sarà guerra (nucleare)

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In questo momento, l’unico che ha capito la gravità della situazione ed ha colto l’opportunità di trattare con Putin e porre fine alla guerra è Henry Kissinger: “La Russia ha perso ma ora bisogna parlare con Mosca per evitare l’escalation nucleare. Non importa se Putin ci piace o no”. Realpolitik nuda e cruda. La geopolitica non è un film dove i cattivi perdono e i buoni vincono sempre, qualora fosse così facile distinguere gli uni dagli altri. Bisogna capire che le relazioni internazionali non sono bicromatiche, bianco o nero, ma sono monocromatiche, un enorme spazio grigio dove le contraddizioni sono all’ordine del giorno.

Il ragionamento è analitico, puramente da realpolitik. La scusa del mandare armi ad oltranza all’Ucraina per “la pace” corrisponde a dire che un vegetariano stermina tutti gli animali negli allevamenti affinché non si mangi più carne. 

La scusa non regge

Se mandi armi ti sei schierato, se ti sei schierato con qualcuno durante il corso di una guerra contro qualcun altro, hai fatto una scelta che ti etichetta come nemico. Se vieni considerato un nemico, allora, aspettati ritorsioni. C’è una guerra, e noi abbiamo scelto, in maniera intransigente, da che parte schierarci. 

Adesso, mi domando, di cosa ci lamentiamo? 

Nella relazioni internazionali ci vuole un pizzico di coerenza; già da otto mesi abbiamo fatto una scelta di campo (totale), contrariamente al credo della politica estera italiana da quando siamo Repubblica. Mettere al centro i valori dell’interesse nazionale non è un peccato mortale, lo è invece, sacrificare i propri cittadini sull’altare di ideali che vengono rispettati, solamente, a corrente alternata dai nostri partner.

Così il primo di ottobre, Gazprom ha comunicato a Eni che non può fornire il metano richiesto per “l’impossibilità di trasportare il gas attraverso l’Austria”. Il flusso, in poche parole, di gas russo verso l’Italia si è fermato. Con una breve nota Eni ha comunicato che oggi – primo ottobre 2022- il colosso russo Gazprom non invierà più gas dal punto di ingresso del Tarvisio (dove arriva il gasdotto Tag, Trans Austria Gas Pipeline. Sappiamo tutti che è una ritorsione per quella coalizione che fresca di vittoria alle urne, in meno di una settimana, ha giurato fedeltà alla causa di Zelensky e irritato il Cremlino. Nessuno giudica le scelte o le dichiarazioni poste in essere, mi limito solamente ad analizzare gli effetti che queste hanno potuto sortire.

Perché in fin dei conti proviamo a fare gli analisti e non i televenditori di sogni

Motivo per cui etichetto come insensata la richiesta di Zelensky di volere aderire alla NATO a tutti i costi, all’indomani dell’annessione dei quattro nuovi Oblast del Donbass alla Russia. Il presidente ucraino con la sua decisione avrebbe deciso che per tutti noi è giunto il momento di iniziare la terza guerra mondiale, scegliendo che il conflitto si dovrà combattere in Europa. 

Se l’Ucraina, cosa impossibile, dovesse mai entrare immediatamente nella NATO – mentre imperversa una guerra sul proprio territorio, secondo il principio che non bisogna avere situazioni territoriali poco chiare, è impossibile entrare a fare parte dell’alleanza – credo che tutti abbiamo chiaro quali potrebbero essere le conseguenze nefaste per i popoli che abitano il continente europeo.

Per fortuna oggi è intervenuto il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, affermando che gli sforzi ucraini per entrare a far parte della NATO dovrebbero essere ripresi “in un momento diverso”, gettando acqua fredda sul desiderio del paese di aderire all’alleanza.

Kissinger è l’unico che attualmente sembra avere capito quanto sia grave la situazione, del resto meglio tagliarsi un braccio in cancrena che morire per infezione :

“Non dobbiamo legare l’azione diplomatica alla personalità di chi si sta di fronte”, spiega l’ex segretario di Stato Usa. L’annessione di quattro regioni ucraine decisa da Mosca aumenta in linea teorica il rischio di uso di armi nucleari. In quanto territori considerati russi dal Cremlino, un attacco in queste aree giustificherebbe, in base alle dottrine strategiche di Mosca, l’impiego anche di ordigni atomici per difenderle.

Si deve riflettere che se da una parte c’è un invasore, dall’altra, abbiamo un personaggio, il presidente ucraino, che ostinatamente ha condotto una battaglia dai tratti epico-mitologici, alla stregua del moriremo tutti ma non ci arrenderemo. Narrazione che poteva andare bene per i 300 spartani delle Termopili ma poco adatta per i nostri giorni. Per questo motivo Zelensky, fin dal primo giorno, ha provato a tirare l’Europa e gli europei in guerra in tutti i modi, prima ostinandosi a chiedere una no fly zone e adesso una folle adesione alla NATO che porterebbe tutti in direzione di una molto probabile guerra atomica.

Risponderò già da adesso alla domanda faziosa che qualcuno scriverà “Tu cosa avresti fatto al posto suo?”

Semplice, come ho sempre detto dall’inizio della guerra, avrei consegnato il Donbass a Putin con un armistizio (la resa, contemplata dal diritto internazionale, non è assolutamente vergognosa, soprattutto se necessaria alla salvaguardia della vita di milioni di innocenti). Del resto la Francia ha salvaguardato gran parte del suo territorio dalla distruzione totale quando il 21 giugno del 1940  la delegazione francese incontrò Hitler e i suoi generali nella foresta di Compiegne per firmare l’armistizio; la Francia, in quell’occasione, sconfitta dai tedeschi, al contempo salvava la vita dei propri soldati e dei propri civili. Zelensky avrebbe potuto salvare il suo popolo da atroci sofferenze, risparmiando decine di vite ed evitare di trovarsi una nazione inutilmente distrutta, perché alla fine, so che può dispiacere, ma il Donbass subirà la stessa sorte della Crimea.

Se è vero che gran parte della comunità internazionale non riconosce la penisola come territorio russo, di fatto è da quasi dieci anni che in quel territorio ci vivono russi, ci sono aziende russe, militari russi, basi russe, si parla russo, nelle scuole viene insegnata la storia russa ed è integrata nell’economia russa. Quindi, a meno che si voglia andare a guerra nucleare per riprendersi l’est dell’Ucraina, non credo che Zelensky abbia fatto bene i suoi calcoli; anzi, forse, tra qualche settimana si troverà costretto dai suoi partner occidentali a sedersi al tavolo delle trattative.

Attualmente, infatti, la situazione non sorride al presidente ucraino. Il Donbass è perduto, la nazione è in gran parte distrutta nella parte orientale, l’economia vive grazie ad aiuti (che poi sono prestiti esteri che dovranno essere restituiti), decine di migliaia tra morti, feriti e sfollati. Non lo scriverò io, ma ad oggi, ditemi voi chi ha vinto questa guerra che si poteva risolvere molto prima se solo non ci fossero stato di mezzo gli interessi di tutti, fuorché del popolo ucraino

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