Il Qatar e il suo engagement per i Sustainable Development Goals

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Fonte Immagine: The Guardian

Il Qatar vanta uno dei PIL più elevati del mondo grazie al quale riesce ad esercitare una certa influenza sugli equilibri internazionali e regionali. È uno dei principali partner delle Nazioni Unite per quanto riguarda l’impegno della comunità internazionale nella realizzazione di una nuova società sostenibile presente e futura. Tuttavia, alcune caratteristiche interne ne potrebbero inficiare gli sforzi per essere un modello di modernizzazione nello scacchiere mediorientale.  

Il Qatar, secondo le stime di Visual Capitalist, è uno degli Stati economicamente più floridi dello scenario internazionale nonostante le sue ridotte dimensioni. Le principali fonti della sua ricchezza sono il petrolio e il gas naturale, che costituiscono la metà delle entrate nazionali. Inoltre, il paese sta tentando di diversificare la propria economia, ottenendo risultati soddisfacenti in ambito edilizio, dei trasporti, della logistica, del settore turistico, dell’istruzione e della ricerca, della salute e dell’agroalimentare.  

Il promettente decollo economico e le ingenti entrate di capitali, derivanti dallo sfruttamento degli idrocarburi e del più grande giacimento di gas naturale, hanno dotato il Qatar di un rilevante potere finanziario, il quale è soprattutto impiegato per assicurare al piccolo emirato un ruolo da protagonista negli equilibri internazionali e regionali. 

Successivamente al raggiungimento di un accordo di distensione con gli altri paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, lo Stato qatarino ha rafforzato il suo ruolo di mediatore diplomatico regionale, adoperando il soft power come strumento privilegiato della sua politica estera e giovandosi della sua sempre più solida alleanza economico-militarecon gli Stati Uniti. 

Sul piano interno, il paese è ricco di contraddizioni. Pur mettendo a disposizione dei propri cittadini un sistema di welfare elevato e investendo nello sviluppo sostenibile, un sistema politico fortemente centralizzato e un’introduzione ancora troppo timida di cambiamenti politico-sociali potrebbero essere un impedimento per uno sviluppo veramente sostenibile nelle sue tre dimensioni principali (ambientale, economica, sociale). 

Il Qatar ha avviato una stagione di riforme, soprattutto della legislazione sul lavoro, a causa della pressione dell’opinione pubblica, diventata di difficile gestione in seguito ad alcune inchieste che hanno evidenziato la drammatica situazione dei diritti umani e lo sfruttamento dei lavoratori stranieri a basso reddito che si stanno occupando della costruzione delle infrastrutture per i Mondiali 2022.

Ospitare la Coppa del Mondo si è rivelato per Doha un’arma a doppio taglio. Da una parte, si è sollevato il velo sulle difficili condizioni interne al paese; dall’altra, però, essere la sede di un evento di tale portata globale è positivo in termini di competizione geopolitica e di riequilibrio regionale, dal momento che lo sport ad oggi è diventato un altro strumento di soft power utilizzato dalle nazioni per il proprio tornaconto strategico.  

L’engagement per un futuro sostenibile

Il Qatar, oltre a disporre di un PIL nazionale particolarmente elevato, ha raggiunto un alto livello di sviluppo umano, come si evince dal valore del suo Indice di Sviluppo Umano (ISU) che lo colloca al 45° posto su 189 paesi, evidenziando il suo impegno per conseguire le finalità dell’Agenda 2030. Tale Indice è approfondito da altri indicatori, che forniscono informazioni circa la povertà, la diseguaglianza e le differenze di genere interne ad un paese. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, l’emirato mostra risultati promettenti verso una maggiore uguaglianza dell’ISU tra uomini e donne, pur continuando a registrare differenze significative circa la ricchezza, la partecipazione politica e la presenza nel mondo del lavoro. 

Doha ha intrapreso da tempo il proprio percorso per allinearsi agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite. Lo Stato qatarino ha potenziato il proprio sistema sanitario, così da garantire a tutta la popolazione l’assistenza sanitaria di base. Inoltre, si sta impegnando attivamente per raggiungere nel 2030 il 100% della sicurezza alimentare. Ha istituito un solido sistema di protezione sociale in grado di assicurare il pieno accesso all’istruzione, oltre a varare riforme in merito alla legislazione sul lavoro, affinché si garantiscano dignitose condizioni di lavoro per tutti e una maggiore partecipazione femminile. 

Nel 2008 è stato adottato il National Vision Plan 2030, che mira a rendere il paese una società avanzata in grado di sostenerne lo sviluppo e fornire un elevato tenore di vita alla sua popolazione. Tale Piano si fonda su quattro pilastri fondamentali: lo sviluppo umano, ossia la creazione di una società capace di contribuire alla sua stessa prosperità; lo sviluppo sociale, che persegue la formazione di una comunità dagli elevati standard morali e capace di avere un ruolo decisivo nella partnership globale per il progresso; lo sviluppo economico, che deve promuovere un’economia diversificata e competitiva, oltre ad essere in grado di coniugare i bisogni attuali e quelli futuri; lo sviluppo ambientale, che mira al raggiungimento di un’armonia tra crescita economica, sviluppo sociale e tutela dell’ambiente.

La priorità maggiore del governo resta la lotta al cambiamento climatico e la promozione di fonti di energia pulita. Pertanto, il Qatar è tra i paesi più coinvolti nella cooperazione internazionale per un futuro più verde, con la firma e la partecipazione alla stesura dei più importanti accordi internazionali in materia. Mette anche a disposizione ingenti fondi per la ricerca e per la realizzazione di progetti sostenibili, il cui fine è quello di preservare l’ambiente, promuovere una crescita verde e limitare gli effetti dei cambiamenti climatici attraverso la diversificazione dell’economia, la costruzione di capacità e l’uso delle risorse naturali. In tal senso, esplicativa è la decisione del 2020 di mettere in funzione la prima centrale solare nazionale. 

Sulla scia della modernizzazione infrastrutturale in vista dei Mondiali, l’emirato ha destinato una cospicua somma del budget di spesa statale per la costruzione di opere in linea con i principi di sostenibilità e di rigenerazione urbana, di cui le “città intelligenti” di Lusail City e Msheireb Downtown sono un valido esempio, grazie alla combinazione di tecnologia rispettosa dell’ambiente e di una pianificazione urbana ottimizzata.  

Una strada in salita

Nonostante l’impegno governativo ad introdurre riforme nel tentativo di modernizzare e liberalizzare il paese, secondo l’analisi di Freedom House quest’ultimo resta ancora un regime autoritario.

Nel dicembre 2021 si sono tenute per la prima volta nella storia nazionale le elezioni politiche, che si sono rivelate un insuccesso a causa del monopolio del potere politico della famiglia regnante, del limitato riconoscimento del diritto di voto e dell’impossibilità di costituire partiti politici che possano organizzare un’opposizione reale. 

La questione dei diritti dei lavoratori migranti resta un nervo scoperto per il paese. Alcune riforme hanno introdotto novità di rilievo, come la fine del meccanismo di sponsorizzazione e l’introduzione di un salario minimo, tuttavia il governo ha difficoltà a porle in essere, con la conseguenza che i lavoratori continuano ad essere abusati e trattati iniquamente, come denunciano le organizzazioni internazionali per i diritti umani. Alcuni meccanismi di tutela sono stati istituiti, ma i benefici che ne dovrebbero derivare sono stati limitati a causa della loro introduzione tardiva, della portata ristretta o dell’implementazione errata. Il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha esortato le autorità qatarine ad intensificare i propri sforzi per prevenire le morti sul lavoro e per assicurare il basilare diritto alla vita e alla salute dei lavoratori. 

Il dissenso non trova facilmente un canale di manifestazione, in quanto il diritto alla libertà di espressione è fortemente limitato. Inoltre, coloro che vengono percepiti come una minaccia per lo Stato sono sottoposti ad arresti arbitrari, processi iniqui e lunghe detenzioni, oltre a vedersi negato il diritto ad essere difesi da un legale. 

Le donne godono di alcuni diritti politici, ma le opportunità di agire in maniera indipendente e difendere i propri interessi sono scarse. Infatti, sono ancora soggette al sistema di tutela che le obbliga ad ottenere il permesso del tutore maschio per poter decidere della propria vita. Le persone LGBT+ sono discriminate legalmente e socialmente, tanto che le relazioni tra persone dello stesso sesso sono considerate un reato ai sensi del Codice penale e punibili con la reclusione fino a sette anni. 

Apparentemente, il Qatar avrebbe le carte in regola per essere un modello di sviluppo, tuttavia non bisogna lasciarsi abbagliare troppo dal suo luccichio. Per quanto i dati numerici siano incoraggianti, per parlare concretamente di sviluppo un’analisi quantitativa non basta, ma è fondamentale anche la qualità del percorso intrapreso. 

La modernizzazione infrastrutturale e la volontà di costruire una nazione quanto più sostenibile possibile potrebbero essere una molla per un progresso interno del Qatar, che sta già compiendo dei primi discreti passi verso il miglioramento di sé stesso. La strada da percorrere è ancora lunga e a tratti tortuosa.  

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