La Geopolitica dell’Artico passa per le stelle: la Norvegia prepara il piano

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Fonte Immagine: https://spacenorway.no/

La Norvegia punta in alto: pronti due satelliti per la comunicazione a banda larga nell’Artico. Oslo punta al prestigio regionale, proiettandosi sul soft power.

La Norvegia intende restare al passo nella corsa all’Artico. È opinione comune che ormai, una parte consistente del confronto geopolitico va oltre i confini terrestri e si estende verso le stelle. In tale contesto lo strumento di controllo sono i satelliti, che con la loro sola presenza, costituiscono un punto di controllo per gli stati intenzionati a prendersi una fetta di spazio.

Tra questi appunto, la Norvegia, che sta predisponendo una serie di satelliti in orbita sul Polo Nord. Il programma è messo a punto da Space Norway, compagnia di stato norvegese, che punta a fornire la copertura a banda larga in tutto l’Artico entro il 2024. Si tratterebbe solo di connessione apparentemente, ma è chiaro che il controllo, con questo mezzo, a queste latitudini vuol dire molto sulle prospettive di un paese nella regione. Tutto pronto per l’autunno dunque, quando due satelliti saranno inviati nello spazio per fornire connessione a tutto il Circolo Polare Artico, ma soprattutto per dimostrare che la Norvegia ha a cuore gli obiettivi che si è prefissata per l’Artico.

La Norvegia nello spazio: una collaborazione con Washington

La Space Norway, fa capo direttamente al Ministero dell’Industria, del Commercio e della Pesca, il quale la sostiene fermamente. Tuttavia è chiaro che la missione di lancio dei due satelliti, chiamata Arctic Satellite Broadband Mission (ASBM), necessitava di un supporto proveniente da fuori.

L’aiuto arriva dagli Stati Uniti, più precisamente dalla famosa compagnia SpaceX del magnate Elon Musk, che ha contribuito alla realizzazione della cosa. Per questo motivo comunque, il lancio dei due satelliti norvegesi avrà luogo sulla costa ovest degli Stati Uniti. Dal punto di vista tecnico, i satelliti daranno vita ad un’orbita ellittica, muovendosi sopra al Polo Nord, fornendo una banda larga fino al 68° parallelo nord, lungo il Circolo Polare Artico.

Gli Stati Uniti hanno collaborato alla stesura di analisi, valutazioni e finanziamenti del programma satellitare, i cui lavori sono iniziati nel 2014, dopo l’accordo tra l’esercito norvegese e la compagnia Inmarsat che fornisce la connessione in Norvegia. C’è lo zampino americano anche sulla realizzazione dei satelliti, che sono stati realizzati in Virginia, dove avranno luogo anche i test. Il lancio invece avverrà in California, con l’aiuto della SpaceX di Musk.

Tuttavia, dopo il lancio, sarà la Norvegia a far funzionare i satelliti, i quali saranno gestiti da un team posto nella Kongsberg Satellite Services (KSAT) a Tromsø.  La posizione dei satelliti e la necessità di fornire banda larga a quelle latitudini riprende non solo la prassi della collaborazione, anche logistica con gli Stati Uniti, ma anche una posizione strategica che Oslo intende adottare da qui a qualche anno.

Banda larga vuol dire comunicazione e, fornire la possibilità di comunicare agevolmente a chiunque transiti o viva nelle zone artiche può essere uno strumento di soft power da non sottovalutare. Questo perché i due satelliti andrebbero a colmare effettivamente un vuoto, dato che quella della connessione è un’esigenza piuttosto sentita da quelle parti e i mezzi attualmente disponibili non riescono a coprire il traffico e a soddisfare alcune richieste degli utenti.

La necessità di restare in contatto

Tra le principali motivazioni mosse dal direttore del programma Space Norway, ci sono quelle di ricerca e soccorso: la zona coperta dai satelliti infatti, rientra per buona parte nell’area Search and Rescue della Norvegia; inoltre sempre in quelle zone, sono le autorità di Oslo che gestiscono la pesca e si occupano della sicurezza ambientale.

Per questo motivo la banda larga di prossima inaugurazione potrebbe essere un supporto molto valido, per migliorare la ricezione e la portata di telefoni satellitari dei mezzi di soccorso, nonché migliorare la possibilità di accesso degli utenti ad internet e ai mezzi di soccorso, siano essi per mare o via terra. Le imbarcazioni civili potrebbero trarne sicuro giovamento, così come l’aviazione civile, i cui velivoli potrebbero percorrere lunghe tratte senza perdere contatto con i satelliti geostazionari.

Però è chiar che l’esigenza di restare in contatto non è ad appannaggio esclusivo dei civili. Le implicazioni dei satelliti saranno usate anche a scopi militari. Anche i militari si trovano a navigare nelle zone più remote della Norvegia, tra i fiordi o nelle valli. Questa nuova possibilità di connessione può migliorare anche la loro comunicazione e le possibilità di coordinamento.

Che la connessione sia obiettivo di soft power lo si evince anche dal fatto che, tra i primi acquirenti dell’ASBM c’è anche l’esercito americano, in compagnia dell’ Unione Europea e le forze armate britanniche. 

Satelliti oggetto d’interesse, ma non per tutti

La questione della connessione a banda larga è molto ghiotta, stando almeno alle manifestazioni d’interesse mosse da alcuni paesi sin da ora. La Gran Bretagna, il Canada, ma anche la Danimarca hanno fatto il loro passo avanti, esprimendo la volontà di connettersi al programma satellitare norvegese. L’Europa invece si è detta interessata, a patto che la copertura della banda larga norvegese sia sottoposta ad una mappatura ambientale, per verificare che i luoghi d’interesse di ASBM non interferiscano con il lancio dei nuovi satelliti Galileo.

Ad ogni modo è significativo sottolineare che la larga copertura del nuovo sistema satellitare, pur coprendo una vasta area dell’Artico, non toccherà la Russia, escludendo di fatto metà regione dalla banda larga. Secondo i responsabili della Inmarsat, è impossibile stabilire una copertura per la Russia, anche alla luce del conflitto in atto. Molto probabilmente dietro queste dichiarazioni, c’è qualche motivazione di natura politica, non tecnica.

Infatti l’azienda potrebbe tranquillamente vendere la copertura al vicino russo, ma al momento non ci sono le condizioni per farlo, né tantomeno i russi si sono fatti avanti per proporsi. Questo pone un altro ordine di questioni, quelle geopolitiche di vicinato, tra Russia e Norvegia, i cui rapporti sono sempre altalenanti.

La dinamica satellitare dimostra che questa tendenza è destinata a rimanere tale anche su questo argomento e non ci sono i presupposti per un cambiamento. La Norvegia comunque, si appresta a divenire attore centrale nel settore delle comunicazioni nell’Artico. Un punto di riferimento ed un interlocutore obbligato. Il fatto che molti paesi utilizzeranno Space Norway per comunicare è abbastanza esplicativo della portata che questo progetto avrà sul prestigio norvegese nell’area. 

Vive a Brusciano (NA) ed è ha una laurea Magistrale in Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali, incentrata sulla geopolitica del Mar Glaciale Artico. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania, collabora da pubblicista con la rivista online, tra cui “Grande Campania”, e gestisce la rivista online “Impronte Sociali” nel ruolo di direttore editoriale. Contestualmente svolge l’attività di Content Manager & editor presso la casa editrice “Edizioni Melagrana”. Nell’ottobre 2019 entra a far parte dello IARI, mettendo a frutto quelle che sono le competenze acquisite durante gli studi universitari. Scrive di Affari Artici, approfondendo gli aspetti geopolitici e strategici dei territori interessati. Ha un diploma IFTS come Social Media Manager conseguito a maggio 2021, grazie al quale gestisce account social di alcune attività del territorio. Da sempre attivo in associazioni che mirano alla promozione socio-culturale e politica, è componente del Nucleo di Valutazione presso il Comune di Brusciano.

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