Pyongyang e Mosca sempre più vicine

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Il sospetto invio di armi e munizioni da parte di Pyongyang all’esercito di Mosca dimostra come i due Paesi abbiano bisogno l’uno dell’altro di fronte a un progressivo allontanamento dalla comunità internazionale .

Secondo alcune fonti di intelligence di derivazione statunitense, la Corea del Nord avrebbe di recente intrapreso specifiche trattative commerciali con la Russia per l’invio di armi e munizioni a favore dell’esercito di Mosca in territorio ucraino. Sebbene i primi report in questione avrebbero citato il trasferimento di “milioni di munizioni, razzi, e proiettili d’artiglieria”, il portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale americano, John Kirby, avrebbe successivamente ammesso di non possedere informazioni concrete e precise circa la reale entità della compravendita, di cui peraltro non se ne conosce al momento nemmeno l’esito.

Tale notizia avrebbe tuttavia nuovamente messo in guardia alcuni osservatori e governi circa un possibile riavvicinamento tra Mosca e Pyongyang, i cui rapporti si erano gradualmente sgretolati a partire dal 1991, anno del collasso ufficiale dell’Unione Sovietica. Oggi infatti i due Paesi si troverebbero nuovamente “vicini” specialmente per quanto riguarda la loro posizione all’interno della più vasta comunità internazionale; il conflitto in Ucraina e la recente mobilitazione russa, insieme con lo sviluppo del programma nucleare e la nuova legge circa l’utilizzo preventivo di armi atomiche in Corea del Nord, avrebbero portato le due nazioni (già colpite da svariate sanzioni internazionali) a ritrovarsi ancora più isolate. 

Tale avvicinamento d’altronde era stato ricercato in maniera esplicita da parte di Pyongyang in diverse occasioni. Non solo la Corea del Nord fu tra le poche nazioni in seno alle Nazioni Unite a votare contro una mozione unanime atta a condannare l’invasione russa dell’Ucraina, ma a luglio è stata anche l’unico Paese estero (insieme alla Siria) a riconoscere le repubbliche separatiste del Donbass. La Repubblica Popolare di Kim Jong-un sarebbe inoltre pronta a inviare squadre di lavoro nei territori ucraini occupati dall’esercito russo al fine di aiutare i propri “alleati” nelle opere di ricostruzione. 

Sebbene inizialmente il presidente russo Vladimir Putin non avesse mostrato un diretto apprezzamento nei confronti del sostegno di Pyongyang (probabilmente a causa dell’immagine negativa di quest’ultima in ambito internazionale), lo stesso leader di Mosca ha solo il mese scorso rotto il “silenzio” ufficiale e in una lettera inviata a Kim in occasione dei festeggiamenti per l’anniversario della liberazione coreana da parte del Giappone ha espresso la volontà di espandere le relazioni bilaterali tra i due Paesi in maniera costruttiva.  Nonostante, infatti, le autorità nordcoreane abbiano prontamente smentito la sopracitata compravendita di armi e munizioni con lo Stato russo, è probabile secondo alcuni esperti che lo Stato di Kim rifornisca di piccoli armamenti l’esercito di Mosca già da tempo.

È noto come la vendita di materiale bellico rappresenti per Pyongyang una delle principali fonti di sostegno al proprio apparato economico e come questa di fatto debba avvenire “al buio” in quanto tali tipologie di transazioni violerebbero una risoluzione ONU del 2016 in cui si vietava al regime di Kim l’esportazione di armi e munizioni a Paesi terzi. È inoltre evidente come la Russia stia di recente mostrando i limiti del proprio esercito e del proprio arsenale in Ucraina e di come possa usufruire del sostegno di pochissimi alleati. Da un punto di vista puramente pratico pertanto le due nazioni potrebbero solo guadagnare da un miglioramento dei propri rapporti (considerando anche che la Russia potrebbe continuare a bloccare le proposte di sanzioni verso il regime di Pyongyang e permetterle lo sviluppo del proprio programma missilistico e nucleare).

Sebbene risulti ancora difficile vedere un’alleanza militare formale fra le due realtà, il crescente isolamento e le crescenti pressioni internazionali rivolte ai due Paesi dell’est stanno mostrando tutta la loro capacità di creare dei blocchi sempre più definiti, coesi e pericolosi.

Laureata triennale in Lingue, Culture e Società dell'Asia e dell'Africa Mediterranea (LICSAAM) indirizzo "Cina" e magistrale in Relazioni Internazionali Comparate (RIC) indirizzo Asia Orientale all'università Ca'Foscari di Venezia. Membro di redazione dello IARI per la sezione Asia, con focus sui Paesi del gruppo ASEAN e Corea.

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