Il dossier USA è un avvertimento all’Europa

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L’annuncio di un dossier inerente alle interferenze russe nella politica (anche) europea è un avvertimento nel tentativo di serrare i ranghi contro Mosca.

Washington ha annunciato l’esistenza di un dossier sulle interferenze russe nella politica di altri Paesi: Mosca avrebbe infatti finanziato, a partire dal 2014, diversi partiti e politici in circa venti Paesi nel mondo per circa 300 milioni di dollari in modo da condizionarne la politica a proprio favore. Nella lista sono presenti anche Paesi europei.

L’importanza di tale annuncio, più che nella presenza di uno o dell’altro Paese, risiede nell’intento statunitense di avvertire i partiti, soprattutto dei Paesi più vulnerabili a una dialettica filorussa e meno avversi al Cremlino, circa il loro approccio nei confronti di Mosca. Washington è pienamente consapevole che i prossimi mesi saranno difficili per svariati motivi: innanzitutto a seguito delle nuove minacce provenienti da Mosca, che alimentano i timori di un escalation del conflitto, e in secondo luogo ma non meno rilevante per le ricadute economiche ed energetiche del conflitto, in particolare per i Paesi europei più dipendenti dal gas russo. Questa situazione, con l’avvicinarsi dell’inverno, accresce la possibilità che in Europa si alzino voci più ambigue nei confronti di Mosca. Davanti a questo timore gli Stati Uniti intendono dunque serrare i ranghi del proprio fronte.

Con Polonia, Romania, Paesi baltici e Paesi del nord a rappresentare il primo fronte antirusso, area dove Mosca sa di avere poche possibilità di esercitare una propria influenza, i destinatari degli avvertimenti statunitensi sono in particolar modo i Paesi meno russofobi dell’Europa occidentale e meridionale, dove Washington vede il ventre molle del blocco occidentale e l’area di più appetibile infiltrazione del Cremlino nei suoi tentativi di generare crepe e indebolire il fronte avverso. Innanzitutto la coppia franco-tedesca: Berlino è in perenne esitazione, ancora attonita dallo scoppio di una guerra che l’ha colta impreparata, mentre Macron si adopera spesso a smorzare i duri toni di Biden verso Putin nella speranza di mantenere un canale diplomatico. Vi sono poi una serie di Paesi dei Balcani occidentali, area di storica influenza russa, come Albania e Montenegro.

Infine vi è l’Italia, spesso considerata uno dei principali anelli deboli nei confronti di Mosca e dove l’annuncio dell’esistenza del dossier è giunta proprio alla vigilia delle elezioni nazionali. Washington ha bene in mente (e non gradisce di certo) l’ambiguità del rapporto intrattenuto negli anni con Mosca da parte di diversi partiti e politici italiani, molti dei quali potrebbero essere presenti nel futuro governo. Così questo avvertimento è indirizzato anche alla penisola e a chi ne guiderà il futuro esecutivo circa la posizione da tenere verso Mosca: nessun deragliamento dal fronte occidentale e nessuna forma di ambiguità nei confronti del Cremlino.

Infine bisogna aggiungere la questione ungherese, con la Commissione europea che ha proposto di tagliare parte dei finanziamenti diretti a Budapest se il governo ungherese non dovesse attuare riforme sullo Stato di diritto. L’Ungheria ha ottenuto l’appoggio polacco, che ha dichiarato per bocca del primo ministro Morawiecki di opporsi alla proposta, segnando quindi un riavvicinamento all’interno di Visegrad dopo mesi di divisione dettata dal differente approccio nei confronti della Russia e riunendosi, come era prevedibile, in un’ottica anti-Bruxelles in un momento di convenienza.

Il governo ungherese di Orban ha ricevuto anche l’appoggio di Giorgia Meloni in una mossa che a Washington può non dispiacere in quanto, insieme all’appoggio polacco, aiuta a evitare il completo isolamento ungherese all’interno dell’UE e del blocco occidentale, cosa che ne promuoverebbe un ulteriore slittamento tra le braccia di Mosca.

Per concludere dunque l’annuncio del possesso di tale documento evidenzia come agli occhi di Washington troppi Paesi europei hanno a lungo tenuto un approccio sbagliato nei confronti di Mosca, spesso anche con atteggiamenti di aperto filoputinismo. Gli Stati Uniti non intendono più tollerare tale posizione, specie in vista di un periodo difficile e delicato. La funzione del dossier è dunque quello di costituire una minaccia latente verso partiti, politici e governi europei (ma non solo) in vista dei prossimi mesi.

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