SAHARA OCCIDENTALE: LE TENSIONI TRA MAROCCO E ALGERIA SI INTRECCIANO CON LA GUERRA IN UCRAINA

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trip to Mijek Team Sites. three UNMLO 's from Honduras , Yemen and Australia mark the stone as part of a practical training on UXO marking. Photo by Martine Perret 29 June 2010/UN.

Aziz Akhannouch, Capo del governo marocchino, ha accusato l’Algeria di ostacolare la risoluzione della crisi del Sarah Occidentale. 

Durante il Dibattito Generale della 77a sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che si è tenuto a New York dal 19 al 22 settembre, ha dichiarato che “Il riconoscimento da parte dell’Algeria della propria responsabilità nel creare e perseguire questo conflitto artificiale è la prima condizione per raggiungere una soluzione politica finale”.

Akhannouch ha sottolineato l’impossibilità di una soluzione pacifica senza la partecipazione seria dell’Algeria ai negoziati guidati dall’ONU e ha richiamato l’attenzione sulla difficile situazione nei campi Tindouf, i campi profughi sahrawi ubicati nel sud dell’Algeria, in cui avverrebbero continue violazioni dei diritti umani. 

La questione del Sahara occidentale

Il Sahara occidentale rappresenta il teatro di un conflitto irrisolto. Territorio del Nord Africa, che si estende per 266000 kmq e confina con il Marocco, la Mauritania e l’Algeria, per anni è stato conosciuto come Sahara spagnolo, in quanto colonia spagnola dal 1884 al 1975. Durante l’epoca coloniale i suoi confini sono stati definiti sulla base degli interessi economico-politici delle potenze europee, senza considerare l’appartenenza etnico-linguistica e l’organizzazione economica della popolazione indigena dei saharawi, che durante la guerra del 1957-58 ha lasciato emergere le sue aspirazioni indipendentiste. 

Nel 1975 arriva la svolta con la firma degli Accordi di Madrid, da parte dei rappresentanti del governo spagnolo, marocchino e mauritano, attraverso cui la Spagna cede il Sahara occidentale ai due dei Paesi confinanti: il Marocco da nord e la Mauritania da sud. La popolazione saharawi, da questa data, vive divisa tra i campi di rifugiati in Algeria e in parte nel Sahara occidentale sotto il dominio del Marocco, dopo che la Mauritania nel 1979 si ritira dal conflitto. 

Iniziano, inoltre, le accuse da parte del Marocco nei confronti dell’Algeria considerata responsabile di sostenere il Fronte Polisaro, il movimento che lotta per la piena indipendenza del Sahara occidentale.

L’escalation

In questi quarant’anni la questione è scivolata sempre di più verso uno stallo diplomatico senza soluzione, tra alti e bassi, fino ad arrivare all’escalation degli ultimi. Il peggioramento delle tensioni è stato, in parte dovuto, a un cambiamento di posizione di alcuni Paesi della comunità internazionale. 

Decisiva la posizione assunta dagli Stati Uniti, nel dicembre del 2020, che ha riconosciuto la sovranità del Marocco sul Sahara occidentale in cambio della normalizzazione delle relazioni del Marocco con Israele e la firma degli “Accordi di Abramo”.

A questa mossa l’Algeria ha risposto, ad agosto, interrompendo le relazioni diplomatiche con Rabat e tagliando le forniture di gas verso la Spagna che passavano attraverso il Marocco. Di fronte all’atteggiamento dell’Algeria, la Spagna, che ha sempre cercato di mantenere un atteggiamento cauto sulla questione, ha segnato un cambio di rotta appoggiando il Marocco. 

Anche in questo caso la risposta algerina è arrivata puntuale con la decisione di interrompere il Trattato di Amicizia, buon vicinato e cooperazione, firmato nel 2002 da Spagna e Algeria.

La recente guerra in Ucraina ha esacerbato la crisi. 

Il governo algerino, infatti, da quasi un secolo, è legato da ottimi rapporti con Mosca sia sul piano politico che commerciale. Non è un caso che il governo di Algeri, continui a mantenere una posizione vaga sul conflitto. Il Marocco invece rientra, da sempre, nella sfera di influenza americana. 

Tuttavia la crisi energetica obbliga l’Unione europea e i due Paesi a risolvere le tensioni diplomatiche. Le Nazioni Unite, dal canto loro, hanno da poco rinnovato la propria missione nell’area e invocano la riapertura dei negoziati. Se una risoluzione netta non è possibile, l’ammorbidimento delle posizioni si pone come una necessità. L’Algeria, infatti, fornisce già il 12% del gas e il 3% del gas all’UE e se riuscirà a portare avanti il progetto di incrementare la produzione e l’esportazione potrebbe ridurre la dipendenza europea dalla Russia in modo significativo.

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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