Private Military Companies (PMC): il Wagner Group, i suoi legami con il Cremlino e il suo ruolo geopolitico

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Le Private Military Companies (PMCs) si possono definire come dei moderni gruppi di mercenari. Ogni nazione ne ha fatto un proprio utilizzo, ma in un paese in particolare le PMC sembrano essere una diretta continuazione del governo: la Russia di Vladimir Putin. Il Wagner Group rappresenta un perfetto esempio per capire il fenomeno delle PMC e come Mosca le utilizza per raggiungere i suoi obiettivi di politica estera.

Nel corso della storia l’idea di mercenario è sempre stata associata a figure di spietati tagliagole, di criminali pronti a voltare le spalle e a tradire il proprio committente, interessati unicamente al profitto e a massimizzare i propri guadagni. Nell’immaginario collettivo, quindi, i mercenari non sono mai stati visti e considerati come dei veri e propri professionisti nell’ambito della sicurezza, ma anzi tutto l’opposto. Tuttavia, nel mondo di oggi (e anche durante il ‘900) questa interpretazione del ruolo dei mercenari risulta quanto di più possibile lontana dalla realtà: le Private Military Company (PMC) sono il perfetto esempio dell’erronea percezione della figura dei mercenari. 

L’Encyclopedia Britannica definisce una PMC come una “independent corporation that offers military services to national governments, international organizations, and substate actors”. Questa definizione, come capita molto spesso nel campo delle scienze sociali, non comprende tutte le varie sfaccettature e i diversi compiti che una PMC si può trovare a svolgere, però fornisce una corretta idea del ruolo dei moderni gruppi di mercenari.  

Di norma una PMC, come una qualunque altra azienda di consulenza, viene contattata da uno stato (il committente può variare, ma tendenzialmente si tratta sempre dell’istituzione statale), il quale le affida un compito specifico tramite la stipulazione di un contratto di lavoro. Tale compito riguarda solitamente paesi terzi, nei quali il committente ha degli interessi in gioco; una volta che il lavoro è stato terminato, la PMC viene pagata e il rapporto tra le due entità termina.

Moltissimi paesi hanno usufruito dei servizi delle PMC, in particolar modo gli Stati Uniti nei vari teatri di guerra dove sono stati coinvolti (in maniera più o meno diretta), ma anche numerose nazioni europee; in tutti questi casi, la relazione tra soggetto committente e servizio militare privato si interrompeva al raggiungimento dell’obiettivo prefissato. C’è però tuttavia un paese in cui questo sistema funziona diversamente, dove le PMC sono molto spesso estensione diretta del governo e agiscono come longa manus dell’esecutivo: si tratta della Russia di Vladimir Putin.

Quella delle PMC in Russia è una storia lunga e dalle implicazioni giuridico-legali complesse, che ha origine nel periodo della guerra fredda: la Russia sovietica mandava sotto forma di “advisors” personale militare in molti paesi stranieri, soprattutto in Medio Oriente, per monitorare direttamente gli sviluppi in aree di crisi e fornire supporto militare.

Numerosi sono stati anche i “volontari” (o presunti tali) russi impegnati in zone di conflitto di interesse geopolitico per la Russia, anche se l’ex Unione Sovietica ha sempre negato ogni forma di coinvolgimento. Dopo la fine della guerra fredda e la caduta dell’Unione, le PMC in Russia hanno iniziato a svilupparsi in maniera più strutturata, cercando di studiare e imitare le controparti occidentali. C’è però un problema, almeno sulla carta, dal punto di vista della legalità: la Costituzione russa stabilisce come tutte le materie inerenti sicurezza e difesa ricadano esclusivamente nelle mani dello stato.

Di conseguenza, la creazione e l’utilizzo delle PMC in Russia è illegale; come è facile immaginare però, il sistema russo è allo stesso tempo pieno di scorciatoie legali che permettono l’impiego di PMC sotto altre forme, ma con la stessa identica funzione.

La PMC alla russa più rinominata e maggiormente attiva fra le numerose che operano al servizio del Cremlino è sicuramente il Wagner Group. Divenuto celebre nella cronaca e nelle analisi geopolitiche per il suo diretto coinvolgimento in numerose aree di conflitto (Siria, Ucraina, Africa in particolar modo), il Wagner Group è un chiaro esempio dell’ambiguità giuridica che circonda questo mondo in Russia: non vi è nessun documento che ne afferma o ne testimonia l’esistenza legale.

 De iure, il Wagner Group non esiste, nonostante il suo coinvolgimento sia stato sempre abbastanza esplicito e sempre in teatri con una grande risonanza mediatica internazionale. Diretto discendente di un’altra PMC, gli Slavonic Corps, il Wagner Group sorge dopo la scomparsa di quest ultimo ed è tuttora controllato dall’oligarca russo Yevgeny Prigozhin, amico e membro della ristretta cerchia di Vladimir Putin. A tal proposito, uno degli aspetti più interessanti da analizzare del Wagner Group sono proprio i legami e i rapporti che il gruppo intrattiene con il Cremlino e con il Presidente Putin.

Dato che il Wagner Group formalmente non esiste, Mosca ha da sempre utilizzato questa scappatoia legale per negare ogni tipo di coinvolgimento e legame con il gruppo e le sue azioni; sono molteplici tuttavia i fattori che permettono di affermare l’esistenza di rapporti tra lo stato russo e il gruppo mercenario e di come questi siano abbastanza stretti. A partire dal fondatore del gruppo stesso, Dmitry Utkin, veterano delle guerre in Cecenia e membro del GRU (il servizio di intelligence militare russo) fino al 2013, dove raggiunse anche il grado di tenente colonnello.

Considerato dunque la carriera militare e di intelligence di Utkin, e tenendo in considerazione anche il sistema paese russo, pensare che il suo operato e quello del suo gruppo di mercenari fosse slegato dal controllo del Cremlino sin dall’inizio significa non svolgere un’analisi completa dei fatti. Se ciò non bastasse, vi sono almeno altri due elementi significativi che testimoniano l’esistenza di stretti legami tra il Cremlino e il Wagner Group.

Il primo riguarda la sede operativa del gruppo fondato da Utkin, situata nel distretto russo di Krasnodar; questo non dovrebbe essere un fattore di particolare interesse, se non fosse che nella stessa città, Molkino, si trova sia la base principale del Wagner Group che la base della 10° Brigata Speciale Separata del GRU. Condividendo la stessa base operativa, risulta abbastanza impossibile ritenere che le due organizzazioni non siano collegate e che il Wagner Group non agisca sotto indicazioni del servizio di intelligence militare.

Inoltre, un’indagine portata avanti da Bellingcat, un autorevole testa giornalistica britannica che si occupa proprio di realizzare reportage del genere, ha scoperto come i passaporti che vengono utilizzati dai membri del Wagner Group vengono rilasciati da uno specifico ufficio a Mosca, il Central Migration Office Unit 770-001. Il legame tra Wagner Group e Cremlino è in questo caso testimoniato dal fatto che questo ufficio, di norma, rilascia passaporti solo ai membri del Ministero della Difesa russo o alle personalità a esso strettamente collegate. La sommatoria di tutti questi elementi permette dunque di affermare come l’esistenza di stretti legami tra Wagner Group e i palazzi del potere di Mosca sia qualcosa di certificato e innegabile.

La visione russa delle PMC, che si applica non solo al Wagner Group ma a tutti i vari gruppi di mercenari alle dipendenze del Cremlino, è che esse siano dei veri e propri tools di tipo politico-militare per raggiungere gli obiettivi di politica estera cari a Mosca. L’utilizzo delle compagnie di sicurezza private come estensione (e in alcuni casi, sostitute vere e proprie) dell’esercito nazionale, inoltre, permette alla Russia di nascondere al grande pubblico, sia interno che esterno, le perdite umane che queste possono subire durante un conflitto, rafforzando così la narrativa e l’aurea di imbattibilità che circonda le ex forze armate sovietiche.

Dalla scomparsa degli Slavonic Corps, suo diretto predecessore, il Wagner Group è stato impiegato in numerose aree di conflitto, tutte caratterizzate da un elevato grado di instabilità politica, economica e sociale. È possibile individuare due diverse tipologie di intervento messe in atto dal Wagner Group su indicazione di Mosca.

In una prima fase, il gruppo finanziato da Yevgeny Prigozhin è stato impiegato in zone di aperto conflitto armato, in particolar in Medio Oriente e nello specifico in Siria, per tutelare gli interessi russi nella regione e per il raggiungimento degli obiettivi strategici, ovvero supportare e garantire la vittoria del fronte del Presidente Bashar al-Assad; quello che il Wagner Group ricopriva in questa prima fase era dunque un ruolo di combattente vero e proprio. La seconda fase coincide con il dispiegamento del Wagner Group in Africa, dal 2016-2017 circa in poi, e ha visto uno shift a tutto tondo dei compiti dei mercenari: nei paesi dove è intervenuto e dove è tuttora attivo infatti, ad eccezione della Libia, non vi sono aperti conflitti armati in corso, ma il gruppo ricopre essenzialmente la funzione di security provider.

Sudan, Repubblica Centro Africana, Mali e Libia sono i paesi dove la PMC russa è stata maggiormente coinvolta, con il duplice compito di aiutare i regimi amici di Mosca a rimanere al potere e allargare la sfera di influenza economica di Prigozhin, attraverso il controllo e lo sfruttamento di siti minerari: Sudan e Repubblica Centro Africana hanno infatti concesso a compagnie legate a Prigozhin la possibilità di sfruttare parte delle risorse naturali del paese in cambio dei servizi del suo gruppo di mercenari. Mosca e lo stesso Prigozhin, dal canto loro, negano ogni coinvolgimento diretto con le azioni del Wagner Group in Africa.

Ciò che la Russia ha da guadagnare dall’impiego del Wagner Group e delle risorse di Prigozhin in Africa rimane tuttavia poco chiaro, perché è vero che i servizi offerti ai regimi dove il gruppo è attivo hanno fatto guadagnare a Mosca un certo grado di influenza, ma le opportunità di espandere il proprio controllo in Africa e sono molto basse se confrontate con i mezzi di altri attori interessati alla regione, come ad esempio la Cina e i suoi ingenti investimenti infrastrutturali nel continente.

A ciò si aggiunge il fatto che il Wagner Group è composto principalmente da individui socialmente pericolosi, che hanno quasi tutti un trascorso in carcere e che durante le proprie missioni compiono ogni tipo di violazione dei diritti umani: massacro indiscriminato di civili come quello nella Repubblica Centro Africana, sfruttamento sessuale delle donne e traffici illegali. Tutto ciò, soprattutto alla luce del recente statement delle Nazioni Unite sulle PMC che ribadisce il pericolo derivante dall’aumento dell’utilizzo dei gruppi di mercenari e della loro propensione a colpire indiscriminatamente i civili, contribuisce ad alimentare l’assoluta sfiducia e mancanza di credibilità nei confronti di Mosca, che ha raggiunto l’apice con lo scoppio della guerra in Ucraina.

Aldilà del conflitto russo-ucraino, che ha sicuramente fatto aumentare la comunicazione tra vari sistemi di intelligence, una sempre maggiore collaborazione basata sullo scambio di informazione tra i paesi occidentali è necessaria per essere preparati ad intervenire tempestivamente per arginare l’uso delle PMC russe in giro per il mondo e per sviluppare dei sistemi di risposta rapida adeguata. Se ciò non avverrà e la Russia continuerà ad utilizzare a proprio piacimento le PMC, è plausibile che altri gruppi di mercenari seguano le orme del Wagner Group, aumentando il loro potere e le loro capacità di azione, fornendo così nuovi strumenti al Cremlino per estendere la propria influenza fuori dai confini nazionali.

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