UE, IL CASO DELLA SVEZIA ESTREMISTA E IL FUTURO DELLA POLITICA EUROPEA

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Le recenti elezioni in Svezia hanno permesso l’entrata nel Parlamento dei DS, gli estremisti di destra. Il linguaggio rassicurante e deciso in un momento di grande incertezza è quanto serve al popolo per trovare la sicurezza mancata.

Gli ultimi scossoni sono stati ricevuti dalle elezioni avvenute in Svezia nelle ultime settimane. Dopo otto anni di governo, la leader socialdemocratica Magdalena Andersson ha rassegnato le dimissioni lasciando il posto alla nuova formazione politica della destra.

Con il 49% dei voti e 176 seggi ottenuti al Riksdag, il parlamento svedese, la nuova coalizione di destra si appresta a organizzare il proprio governo.

Il cambiamento radicale nel paese sta suscitando non poche sorprese nel mondo politico europeo ed internazionale. Motivo di ulteriore preoccupazione è sicuramente il fatto che a portare alla vittoria la coalizione di destra sia stato il partito di matrice nazionalista dei Democratici Svedesi (DS), che alle elezioni è stato il secondo partito più votato.

Fondato alla fine degli anni ’80 da adepti dichiaratamente nazisti o sostenitori del suprematismo bianco, il Partito dei DS si prefigge oggi l’obiettivo di contrastare ardentemente fenomeni quali l’islamizzazione e l’immigrazione a favore di una politica svedese più conservatrice ed euroscettica. Nonostante, nel corso degli anni, abbiano “smorzato” un po’ i toni, la sostanza pare non sia cambiata.

Come già trattato più volte, la questione degli estremismi nei governi europei (siano essi di destra o di sinistra) è sempre molto delicata perché tocca delle corde particolarmente sensibili dell’animo europeo. L’Europa non è solo la culla della civiltà ma è necessario ricordare essere anche quella dell’inciviltà, del nazismo, del comunismo, dell’inizio della tratta degli schiavi, dei colonizzatori e dei conquistatori.

Il grande tema attorno al quale ci si interroga riguarda perlopiù la capacità dei partiti meno estremisti di poter ancora conquistare il potere dei parlamenti, senza essere improvvisamente scavalcati da idee di pensiero retrograde e ultra-conservatrici, appartenenti ad una società molto lontana da quella odierna.

L’inquietante conquista dei seggi parlamentari da parte dei partiti estremisti di destra è oggi una grande preoccupazione, malgrado negli anni più recenti in alcuni paesi europei, non abbia destato troppe apprensioni.

Nonostante le battute d’arresto alla coalizione di destra nelle elezioni tedesche del 2021, in Europa l’ombra degli estremismi si è riproposta con le ultime elezioni del Presidente della Repubblica in Francia a cui ha partecipato Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, che ha ottenuto il 23,15% al primo turno e il 41,45% al ballottaggio con Macron, ed Eric Zemmour, leader del partito ultra-conservatore Reconquête(7,07% al primo turno).

In attesa dei risultati delle elezioni politiche in Italia che si svolgeranno il prossimo 25 settembre, i cui sondaggi confermano il partito di Giorgia Meloni in testa con il 25,1% delle preferenze, cresciuto di ben 5,1% rispetto a giugno, è la Svezia a sorprendere l’orizzonte politico europeo. Come afferma The Guardian, «Il comportamento di voto nei diversi Paesi è influenzato da personalità, eventi, tempi, questioni regionali, fedeltà ai partiti e sistemi elettorali. Alla fine, tutta la politica è locale».

Il generale senso di incertezza, crisi climatica ed economica nonché la chiara possibilità di un futuro meno prospero, sono sicuramente dei fattori che incidono pesantemente sul voto elettorale e le parole utilizzate nelle varie campagne elettorali giocano un ruolo fondamentale. Ecco perché molti degli estremismi riescono ad ottenere dei seggi nei vari parlamenti europei, destando stupore e allo stesso tempo preoccupazione.

Come ben esplicitato in questa inchiesta curata da Lorenzo Monfregola, grazie alla creazione di un nuovo linguaggio che infonde sicurezza e fermezza, molti estremisti tedeschi sono riusciti a conquistare gran parte dello spazio politico in Germania.

Sicuramente non può essere dettato dal solo linguaggio rassicurante. Tuttavia, si può affermare con certezza che questo fenomeno sia stato altamente influenzato da un contesto sociale in cui le vere e poche certezze sono venute a mancare e la paura del futuro più prossimo si è pian piano fatta sempre più viva. L’esempio è proprio la Svezia, considerata da molti europei (soprattutto del Sud) come l’”El Dorado” dei diritti e del welfare.

Il razzismo, una tematica molto “cara” ai partiti estremisti, è fortemente presente nelle campagne elettorali e, come visto ultimamente anche in Francia, «non mostra segni di diminuzione». È quanto successo anche in Svezia, già ammonita da Bruxelles in occasione di alcuni aggiornamenti da apportare alle normative nazionali, giudicate non efficaci a contrastare i reati di razzismo e xenofobia.

A tal proposito, il razzismo in Svezia ha avuto un’impennata soprattutto negli ultimi anni, malgrado molti sostengano che sia sempre stato presente anche se in misura più contenuta. Lo conferma, ad esempio, il giornalista Jin Stenman, svedese di origine etiope, che in un articolo su Politico afferma di non riconoscere più il paese in cui è vissuto e che il risultato elettorale di queste ultime elezioni non è che il prodotto di «una difficile situazione che il paese si trova ad affrontare oggi» con l’immigrazione extra-europea che è presente in Svezia sin dagli anni Sessanta. La mancanza di inclusione tra i vari gruppi etnici o probabilmente le quote di afflussi migratori troppo abbondanti per un solo sistema nazionale hanno sicuramente generato fenomeni di esclusione e il dilagamento della violenza e della criminalità. Da ciò, appare evidente come una società, già in crisi su altri fronti, possa aggiungere ai fattori determinanti il prossimo voto elettorale anche la colpa, sempre meno velata, allo straniero. Del resto, l’esterno e lo sconosciuto rappresentano i due elementi principali della paura e della violenza.

Ci attendono ancora due anni prima delle prossime elezioni europee, che eleggeranno i futuri rappresentanti politici e se ci si affida alle parole del The Guardian sul concetto di “politica locale”, allora si dovrà porre maggiore attenzione alle prossime elezioni nazionali, come ad esempio quelle italiane, che potrebbero dare ulteriori scossoni agli equilibri europei e minare l’ormai flebile solidità dell’intera Ue.

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