Vertice di Samarcanda: il meeting OCS che desta perplessità 

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Fonte immagine: https://www.lastampa.it/esteri/2022/09/16/news/putinxi_al_vertice_di_samarcanda_nasce_soltanto_una_timida_alleanza-8725199/

Il 16 settembre nella città di Samarcanda, Uzbekistan, si è svolto il summit dell’ Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (OCS) in cui sono state discusse le prospettive di partenariato nella regione soprattutto in merito al contesto geopolitico attuale. Gli occhi però sono stati principalmente puntati su Russia e Cina che, uscendo dal vertice, hanno sollevato qualche perplessità sulla solidità della loro alleanza anti-occidentale. 

Il meeting dei big euroasiatici a Samarcanda (Russia, Uzbekistan, Kirghizistan, Kazakistan, Tagikistan e Cina) è stato un momento particolarmente atteso, per due motivi. Innanzitutto, l’OCS sembrerebbe prendere sempre di più la conformazione di un’alleanza geostrategica, con lo scopo di difendere gli interessi e la sicurezza della regione Euroasiatica contro l’ “unipolarità” occidentale. Tuttavia, il vertice è stato di fondamentale importanza anche perché i principali protagonisti sono state la Russia e la Cina, verso cui l’Occidente ha puntato lo sguardo. Al termine dell’incontro ciò che si è notato è stata la lieve presenza di contrasti tra le due potenze, probabilmente sia a causa degli interessi di entrambi all’interno della regione, sia per il rapporto storicamente non sempre lineare tra le due. Inoltre, il ruolo attuale della Russia nello scontro con l’Ucraina ha destato preoccupazioni dal versante cinese, confermate dallo stesso Putin.  

L’OCS è un’alleanza intergovernativa fondata nel 2001 con il principale scopo di rafforzare l’appoggio militare e la sicurezza dei confini tra Kazakistan, Cina, Kirghizistan, Tagikistan e Russia, a cui successivamente si è aggiunto l’Uzbekistan. Il Trattato voleva formare una cooperazione in termini amichevoli tra i Paesi firmatari, che non solo ha riguardato lo sviluppo della sicurezza regionale (terrorismo, separatismo e fondamentalismo sono i tre fenomeni riconosciuti come minaccia principale per l’esistenza di questi Paesi), ma anche per obiettivi economici e culturali.

Grazie all’incessante ascesa dell’OCS, si è aperta la prospettiva che l’Eurasia effettivamente stesse vivendo un momento di coordinamento tale da poter essere considerato attore attivo nella politica globale, in quanto rappresenta la più grande organizzazione della regione. Il suo impatto, infatti, potrebbe continuare a crescere poiché le sue prospettive di allargamento sono reali e immediate.

Recentemente India e Pakistan sono entrate a far parte dell’OCS, e c’è la possibilità che anche l’Iran e altri Stati stiano attualmente considerando l’idea di entrare a far parte del gruppo come Arabia Saudita, Egitto e Qatar, ma anche UAE, Myanmar e Kuwait. Pertanto, con il coinvolgimento di altri Paesi, l’organizzazione sembrerebbe voler cambiare il suo proposito originale, da essere un gruppo di sostegno militare a porsi come alternativa effettiva all’Occidente capitanato dagli Stati Uniti (nonostante il portavoce del Cremlino, Dimitri Peskov, abbia affermato che comunque l’organizzazione non vuole porsi come alternativa alla NATO, ma per mutuo vantaggio). 

La progressiva convergenza nasce quindi dal volere dalle potenze trainanti, Russia e Cina, che iniziano a farsi conoscere come “allineati” successivamente alla guerra in Jugoslavia. Alcuni eventi durante il conflitto hanno portato nel 1999 le due potete a considerarsi come l’unilateralismo statunitense, dove inizia ad essere evidente la loro volontà di creare un sistema  multilaterale. 

La loro intenzione di portare avanti il progetto continua fino a Febbraio 2022, in occasione delle Olimpiadi Invernali di Pechino, in cui è stata annunciata un’ “amicizia senza limiti” tra le due parti, confermando un clima di alleanza sempre più forte. A causa della crescente volontà di Russia e Cina di rafforzare il loro rapporto, gli Stati Uniti hanno iniziato ad adottare una politica estera di doppio contenimento, successivamente alla politica di Obama di concentrare sulla Cina come sfidante principale degli USA nello scenario globale. 

Nonostante Putin e Xi Jinping vogliano creare un sistema forte e multilaterale, alleandosi, i due si sono sempre scontrati in Asia[1], di fatto continuando a portarsi dietro una paura reciproca. Con il crescente ruolo economico cinese, la Russia teme che la Cina possa espandersi nelle sue aree di influenza, ossia le ex Repubbliche Sovietiche. Dall’altro lato, la Cina teme che appoggiando troppo la Russia nel conflitto russo-ucraino, questo la porti all’isolazionismo internazionaleXi Jinping non abbandonerà (almeno nel breve periodo) l’alleato Vladimir Putin, in quanto ha permesso alla Russia di comprare il suo gas e petrolio, fatto che sta attualmente mettendo in crisi l’Unione Europea.

Tuttavia, a causa della deludente performance che attualmente la Russia sta dimostrando in Ucraina (che sia volontaria o meno), la Cina ha sollevato alcune preoccupazioni. Innanzitutto, dall’avvio del conflitto, la Belt and Road ha subìto un blocco. Inoltre, l’invasione russa dell’Ucraina ha acceso i riflettori sulla Cina, che è costantemente sotto controllo per l’aumento delle tensioni internazionali che riguardano la volontà del Dragone di prendersi l’isola di Taiwan.

L’esito del vertice è ha portato quindi ad una perplessità generale. Un passo indietro della Cina rispetto alle dichiarazioni ante operazione speciale? Sicuramente, anche se era chiaro già prima, il rapporto tra Russia e Cina si dimostra sempre più ineguale, laddove il tentativo di Putin di cercare forti alleanze in Asia lo mette più in una posizione defilata invece di conferirgli un ruolo di leader.


[1] Federico Giuliani e Emanuel Pietrobon, “L’orso e ll dragone, Russia e Cina, Un’intesa per cambiare il mondo”, La Vela, 2022

Valentina Topatigh, nata a Udine classe 1997. Dopo la maturità linguistica, ha ottenuto la Laurea Triennale in Scienze Politiche alla Statale di Milano, con tesi in diritto pubblico comparato sulla mozione di fiducia e sfiducia nei rispettivi ordinamenti di Germania e Spagna. È attualmente tesista per il master in International Law and Global Governance alla Tilburg University nei Paesi Bassi. Contemporaneamente ai suoi studi è anche membro della redazione America Latina per lo IARI.

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