L’IRAN NELLA SHANGHAI COOPERATION ORGANIZATION: COSA SIGNIFICA? 

9 mins read
Fonte Immagine: Reuters

L’ingresso dell’Iran nella Shangai Cooperation Organization (SCO) dimostra ulteriormente lo stato drammatico delle relazioni tra l’Occidente e i paesi del “Sud globale”, nonché il ruolo sempre più rilevante degli organismi regionali. 

Il 14 settembre 2022 ha avuto luogo a Samarcanda, in Uzbekistan, il summit della Shangai Cooperation Organization (SCO). Nata ufficialmente nel 2001 tra Cina, Russia e repubbliche ex-sovietiche (Kazakistan, Kirghizistan, Tajikistan e Uzbekistan) per contenere e bilanciare la presenza americana in Asia soprattutto dal punto di vista economico, l’organizzazione affonda le sue radici a metà anni Novanta come un accordo di cooperazione militare.

Se nel corso del tempo ha accolto paesi tra le proprie fila, tra cui l’India e il Pakistan come membri e la Bielorussia e l’Afghanistan come paesi osservatori, l’ingressi dell’Iran come componente e quello del Qatar, Egitto e Arabia Saudita come partner di dialogo, dimostrano che qualcosa è cambiato a livello internazionale e geopolitico. La spinta espansionistica della SCO da un lato è legata all’andamento della guerra russo-ucraina, alle sanzioni economiche imposte dall’Occidente sull’Iran e la Russia e alla guerra commerciale tra USA e Cina.

Dall’altro lato, ciò che vediamo oggi è il risultato di un processo storico in cui l’ordine mondiale post-1989, basato su un sistema dapprima unipolare poiché plasmato sulla politica estera statunitense e divenuto sempre più multipolare, viene messo in discussione da chi non si ritrova nell’idea di “comunità internazionale” a trazione occidentale. 

L’azione congiunta dei paesi che si oppongono alla presenza statunitense in Asia, cercando di rafforzare un’integrazione politico-economico-militare euroasiatica, può essere efficiente nel momento in cui vengono superate le rivalità regionali. Le questioni più importanti al momento sono quelle tra Cina e Russia per l’egemonia in Asia, tra India e Cina per la gestione delle frontiere e tra Pakistan e India per la situazione irrisolta del Kashmir, il terrorismo trans-nazionale e i traffici illegali tra confini (se ne è parlato qui), ma se ne potrebbero aggiungere anche altre per la discordia regionale tra Iran e Arabia Saudita.

Dal punto di vista figurativo, i partenariati strategici della SCO sono messi in risalto dalla scelta non casuale del luogo del summit del 14 settembre. Samarcanda, infatti, costituiva uno dei centri nevralgici della Via della Seta, rotta commerciale tra la Cina della dinastia Han e l’Europa, usata dal 130 a.C. fino al 1453, con l’avvento dell’Impero Ottomano. Tenere il summit della Shanghai Cooperation Organization in questa città non dimostra solo la volontà del colosso cinese di ribadire la propria influenza ed egemonia in una regione di straordinaria importanza economica e strategica contesa tra Russia e Cina, ma dà anche prova di unità agli occhi dei rivali occidentali.

Nonostante questo, le differenze interne permangono e influiscono negativamente sull’impatto della SCO sul piano internazionale soprattutto nel confronto con la NATO, ma ci sono due fattori da prendere in seria considerazione per capire il contesto in cui si gioca l’equilibrio globale. In primis, l’ampliamento della SCO è l’ennesima prova che le iniziative regionali, rispetto alle organizzazioni multipolari come l’ONU, sembrano essere un forum più attraente per i singoli stati per affrontare le sfide di sicurezza contemporanee e future. Il secondo fattore riguarda invece lo stato delle relazioni tra l’Occidente e i paesi del “Sud globale” (Global South) ed è connesso al primo: nonostante questi paesi possano avere altre opportunità di confronto (per esempio nel BRICS o nel G20) una soluzione di carattere regionale sembra più auspicabile per contrastare l’espansione occidentale in Asia.

Non è un caso che trent’anni dopo la caduta del muro di Berlino, che ha idealmente sancito la vittoria del blocco capitalista su quello comunista e la drastica riduzione del ruolo internazionale della Russia, nel mezzo di una guerra per procura tra Russia e USA a stravolgere l’ordine globale, un’organizzazione regionale raggruppi paesi che non si riconoscono nell’alleanza Occidentale e che vedono nell’egemonia statunitense una minaccia comune. Se il periodo storico e geopolitico attuale è naturalmente diverso dagli anni Cinquanta, possiamo tracciare un parallelo tra la Shanghai Cooperation Organization e il Movimento dei Non-Allineati, che trovò espressione nella Conferenza di Bandung nel 1955.

A Bandung parteciparono 29 paesi del “Sud del mondo” (tra i più significativi vi erano Indonesia, Repubblica Popolare Cinese, India ed Egitto) che non intendevano cedere alla logica di sicurezza e di alleanze dettata dalla bipolarità tra super potenze, che sostenevano i movimenti per la decolonizzazione e che proclamavano l’uguaglianza tra tutte le nazioni. Il sentimento odierno che ha portato la Shanghai Cooperation Organization a espandersi, arrivando fino alle porte della penisola araba e pur con le suddette difficoltà interne, denota una nuova forma di resistenza e opposizione di carattere regionale a un sistema globale oggi dominato dalla potenza statunitense e dalle sanzioni occidentali, ma di fatto maturate nel corso degli ultimi tre decenni. 

Per i paesi del sud-est asiatico, notoriamente conosciuto come Medio Oriente, la SCO è un’opportunità per futuri investimenti alla luce dei nuovi cambiamenti a livello internazionale tanto quanto questo permette alla SCO di soppiantare l’influenza della NATO in punti strategici, come in Afghanistan. 

Per l’Iran, il cui sospetto verso l’Occidente è alimentato dalle sanzioni occidentali imposte ai tempi dell’amministrazione Trump e il mancato accordo definitivo per un nuovo JCPOA, entrare nel blocco euroasiatico significa avere accesso a nuovi investimenti soprattutto per la drastica situazione economica post-pandemica e forse ciò consentirebbe al governo di mettere in pratica un braccio di ferro diplomatico con il fronte occidentale.

Una nota negativa di questa partnership riguarda la posizione dell’Iran nel contesto geopolitico medio-orientale: continuare a guardare a Est potrebbe essere controproducente per risolvere le dispute sull’egemonia regionale con l’Arabia Saudita, poiché la SCO non entrerebbe nel merito della questione a favore del governo iraniano. 

L’ingresso dell’Egitto, del Qatar e dell’Arabia Saudita come partner di dialogo consentono alla SCO di costituire una quota di paesi di tradizione islamica, che aiuterebbe nello sviluppo dell’Afghanistan, e di creare una zona di investimenti commerciali e infrastrutturali per Cina e Russia. In questo modo, l’organizzazione rimpiazzerebbe la presenza della NATO in Afghanistan e in Asia centrale promuovendo un nuovo sistema multilaterale economico e commerciale, contrapposto a quello statunitense e occidentale.

Se il processo di integrazione euroasiatico dovesse approfondirsi e se l’Occidente dovesse continuare a trascurare il risvolto ideologico del mutato contesto internazionale, potrebbero riproporsi scenari di opposizione concettuale, culturale ed economica già visti durante la Guerra Fredda, che si rivelerebbero incapaci di agire di fronte alle sfide contemporanee globali come pandemie future e cambiamenti climatici. 

Nata a Teramo nel 1996, è una laureanda della magistrale in Global Politics and International Relations all’Università di Macerata. Presso la stessa università, ha conseguito la laurea triennale con massimi voti in Lingue e Culture Straniere Occidentali e Orientali, focalizzandosi su inglese, arabo, islamistica, letteratura e cultura anglo-americana e arabo-islamica. È appassionata e studiosa di sicurezza internazionale, terrorismo e geopolitica del Medio Oriente e del Mediterraneo, temi approfonditi anche attraverso corsi ad hoc; da sempre molto attenta a dinamiche sociali come i fenomeni migratori, fa parte dell’organizzazione The Young Republic, che promuove la partecipazione civica attiva e l’inclusione sociale dei richiedenti asilo in Europa. Membro dello IARI da dicembre 2020, scrive per l’area “Medio Oriente” ed è entrata in redazione a settembre 2021.

Latest from MEDIO ORIENTE DAILY