Un’Europa della difesa a più velocità per far fronte alle ambizioni diluite che non possiamo più permetterci

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Pensiamo ancora che l’Unione europea sia in grado di sopperire ai propri bisogni percorrendo la strada intra-istituzionale dell’inclusione? Fino ad oggi la cultura strategica tedesca ha prevalso nel dibattito europeo, ma l’attuale deterioramento del sistema internazionale non lascia più spazio a rallentamenti di percorso rivelatisi fallimentari.

Se sinora l’ambita efficienza francese ha conosciuto niente più che timidi consensi, è giunta l’ora per gli abili e volenterosi Membri dell’Unione di mettersi al comando di una difesa europea a più velocità. L’Indo-Pacifico diventerà sempre più il banco di prova da privilegiare per un’Europa che parla il linguaggio del potere.

La guerra in Ucraina, scoppiata a febbraio per mano dell’inquilino del Cremlino, rappresenta il più flagrante degli attentati di oggigiorno al sistema internazionale basato sulle regole. Strettamente rilevante e significativa, al riguardo, è stata la non condanna di Pechino rispetto all’aggressione russa contro il rispettivo vicino di confine. Una tale conflagrazione storica ha sconvolto di certo gli equilibri geopolitici mondiali che vedono oggi una stretta interconnessione tra il Vecchio Continente e il nodo strategico di un futuro prossimo, l’Indo-Pacifico – costrutto geopolitico sempre più in voga rispetto alla denominazione Asia-Pacifico di importanza commerciale.

Molti infatti sono quelli che temono che il conflitto ucraino possa lanciare un segnale a paesi che, come la Russia, sono intenzionati a logorare il multilateralismo dell’odierno sistema internazionale riproponendo un bismarkiano confronto fra potenze su larga scala. Come l’Alto rappresentante dell’Unione europea (Unione o UE) Josep Borrell ha menzionato, l’Unione necessita perciò di imparare a parlare il linguaggio del potere, in conformità con l’agire e le aspirazioni della Commissione geopolitica di Ursula von der Leyen “per un’Unione più ambiziosa”.

A questo proposito, è sotto la Presidenza francese del Consiglio europeo di inizio 2022 che è stata adottata la Bussola strategica dell’Unione per una politica di difesa comune in cui i 27 Stati membri (EU27) hanno per la prima volta formulato i loro interessi di sicurezza in un unico documento condiviso. Eppure, se passi rilevanti verso un’autonomia strategica europea nel campo della difesa sono stati intrapresi, la prepotente realtà affermatasi sino ad oggi ha visto gli EU27 paventare posizioni differenti in tale settore, dando così riprova della grave carenza di lungimiranza strategica dell’UE e quindi dell’assenza di una comune cultura strategica.

Ancora una volta, però, il conflitto ucraino ha avuto un impatto senza precedenti sul raggiungimento di una senz’altro incompleta, ma significativa unione d’intenti in quanto a direzione strategica della difesa europea. Tutti gli Stati membri hanno deciso di spendere di più, spendere meglio, spendere insieme, ma l’ostacolo più grande da sormontare rimane il mettere d’accordo i due motori trainanti della difesa europea post-Brexit: Francia e Germania.

Generalmente parlando, sotto il comando della Cancelliera Angela Merkel la Germania ha conosciuto una grande intesa di vedute con la Francia di Macron, ma la sua blanda politica di difesa pacifica caratterizzata da una simbolica austerità negli armamenti e investimenti nell’industria della difesa ha per decenni giocato a scapito di una difesa europea ambiziosa ed efficiente – contrariamente perseguita dai cugini francesi.

Sin dalla Seconda guerra mondiale, l’opinione pubblica tedesca ha difatti supportato un “disinteresse amicale” per la politica di difesa e di sicurezza e per la Bundeswehr, ovvero l’esercito federale.[1] Di pari passo, a livello europeo, la Bundesrepublik si è costantemente detta sostenitrice di modelli di cooperazione intra-istituzionali, quindi inclusivi, che riponessero la difesa europea rigorosamente sotto l’ombrello dell’Alleanza atlantica. La Francia del Presidente Macron è invece diventata negli anni la sostenitrice per antonomasia di un’autonomia strategica europea per un’Unione più assertiva nello scenario mondiale, da raggiungersi inizialmente tramite nuclei extra-istituzionali a carattere mini-laterale o multilaterale ristretto a garanzia di una maggiore efficienza.

Tuttavia, seppur mirate a tenere fede e rafforzare – tra il resto – il sistema di difesa collettiva della NATO, le ambizioni francesi sono spesso state intralciate dalle gracili prese di posizione di Berlino nel campo della difesa, sintomo di una pesante eredità storica che ha per decenni permesso di evitare il riarmo della Germania.

A tale proposito, occorre osservare come il cauto approccio tedesco alla politica di difesa e sicurezza europea abbia ripetutamente riscontrato maggiori consensi rispetto all’ambizioso prospetto francese – non solo per la moderata postura del primo, ma anche per la tradizionale influenza geopolitica della Germania che, posizionata nel cuore dell’Europa, condivide i timori del fianco centro-orientale maggiormente esposto all’incombente minaccia sovietica.

Se è vero che l’approccio tedesco ha finora prevalso, diluendo le originarie ambizioni di progetti all’avanguardia quali la Cooperazione Strutturata Permanente (PESCO) – che, avviata nel 2017, dimostra attualmente di essere “ricca di progetti, [ma] povera di strategia” – l’imperativo cogente di far fronte a sfide geopolitiche sempre più allarmanti impone oggi all’Unione europea di rivestire un ruolo più credibile in quanto ad attore securitario globale.

La PESCO in primis, considerata un progetto rivoluzionario per la sua natura volontaria che consente di sorvolare la clausola dell’unanimità che da sempre vige in ambito di difesa e sicurezza, si è rivelata difatti fallimentare per via del compromesso tra ambizione ed efficienza francesi ed inclusione tedesca che ne sta alla base, il quale non ha fatto che perpetuare le dipendenze strategiche europee nei confronti degli alleati transatlantici.

Nello specifico, evidenziando l’allora predilezione per la cultura strategica tedesca tra gli EU27, tale accordo ha maturato l’adozione di un’adesione inclusiva propensa a impegnarsi in piani ambiziosi[2], così impedendo all’Unione di sanare la carenza di capacità prioritarie fondamentali per il “raggiungimento del livello militare di ambizione dell’UE (Headline Goal)”. L’attitudine inclusiva ed intra-istituzionale tedesca ha quindi dimostrato di peccare di efficienza e causato sino al febbraio 2022 deleteri rallentamenti di percorso; poiché la dinamica del treno che richiama tutti a bordo diventa spesso inclusiva di chi sale a bordo espressamente per rallentarne la corsa.

Tuttavia, lo scoppio della guerra in Ucraina ha favorito sotto il Cancellierato di Olaf Scholz un’inversione di tendenza di portata storica, tradotta dal tedesco Zeitenwende, per mettere un punto all’ambigua e carente posizione di Berlino nel settore della difesa che oggi risulterebbe insostenibile sia nei confronti di Mosca che del resto dell’Europa. Promuovendo un’inedita riforma istituzionale nella storia della Repubblica federale, la Germania ha quindi raggiunto il fatidico 2% del Pil nelle spese per la difesa – come da tempo richiesto dalla NATO per gli alleati europei – inviato armi alla resistenza ucraina e stanziato un fondo speciale per la difesa da 100 miliardi di euro.

Questa inversione di tendenza storica lascia pertanto ben sperare per una rinnovata cooperazione tra Francia e Germania per il raggiungimento di una comune ed ambiziosa cultura strategica europea che, partendo dall’ambizione di pochi capaci e volenterosi, sappia far fronte all’odierno declino di un multilateralismo bloccato da ostruzionismi intra-istituzionali.

Se la via inclusiva rimane solitamente da preferirsi, diventa sempre più evidente come modelli di “cooperazione rafforzata” flessibili e a numero ristretto di partecipanti – da ampliarsi gradualmente in portata ed ambizione – possano favorire maggiore interoperabilità cosicché una potenza di spessore economico, ma residua rilevanza politica come l’UE possa convertirsi in attore internazionale di rilievo. Non è difficile pensare come una tale prospettiva, già intrapresa con successo in ambiti quali l’Unione Economica e Monetaria o lo spazio Schengen, possa dimostrarsi la strategia vincente.

Infatti, secondo la dicotomia dell’integrazione che fa corrispondere all’allargamento territoriale dell’Unione un inversamente proporzionale approfondimento dell’integrazione, trovare un accordo tra un numero elevato di Stati membri richiede necessariamente tempistiche più lunghe, producendo frequentemente risultati sub-efficienti a contenuto diluito. Per esempio, nella stessa regione dell’Indo-Pacifico l’originaria ambizione di Francia, in primo luogo, seguita poi da Germania e Olanda, ha incentivato la stesura di una direzione strategica europea nella regione partendo da singole strategie nazionali per il nuovo fulcro strategico.

In egual modo, modelli di cooperazione tra i cosiddetti “willing and able” consentirebbero alla difesa europea di circonvallare i veti o le minoranze di blocco che attualmente pregiudicano l’operosità di modelli multilaterali. Analogamente all’interesse mostrato dai singoli Stati membri verso il nodo geo-strategico del futuro da ampliarsi gradualmente al più ampio pubblico, l’idea di una difesa europea a più velocità da integrarsi man mano nei proto-modelli istituzionali rappresenta attualmente lo scenario di cooperazione più fruttuoso.

Se, ad oggi, l’UE si qualifica quale potenza regionale – come si evince dalla Bussola strategica dove l’influenza del conflitto ucraino ha ridimensionato la rilevanza strategica dell’Indo-Pacifico – le aspirazioni dell’Unione di indossare le vesti di attore securitario globale dovranno presto conoscere concreti risvolti pratici tramite direzioni strategiche più ambiziose e di più larghe vedute. Questo poiché, davanti all’imperativo storico per l’Unione di acquisire un ruolo di spessore nel quadro di un imminente e minaccioso multipolarismo, la ricerca di una maggiore assertività della difesa europea risulta pressoché ineluttabile.


[1] Runge C. (2022), “La Zeitenwende : un changement d’époque pour la politique de défense allemande ?”, research report, Institut de Relations Internationales et Stratégiques (IRIS), Observatoire de l’Allemagne, Paris, p.2.

[2] Baun M., Marek D. (2019), “Making Europe Defend Again: The Relaunch of European Defense Cooperation from a Neoclassical Realist Perspective”, Czech Journal of International Relations, 54(4), p.37.

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