A Okinawa vince ancora il “no” alle basi statunitensi

5 mins read
fonte immagine: https://mainichi.jp/english/articles/20200325/p2a/00m/0na/024000c

Il risultato delle elezioni locali conferma l’opposizione degli abitanti alla presenza delle basi statunitensi sul loro territorio.

Il governatore uscente Denny Tamaki è stato riconfermato come governatore della provincia di Okinawa, la più meridionale del Paese, composta da un piccolo arcipelago a nord-est di Taiwan. Le isole sono state teatro di una dura battaglia durante la Seconda Guerra Mondiale e successivamente sono state sotto occupazione statunitense fino al 1972, quando vennero restituite al governo giapponese.

La valenza strategica delle isole nel contesto geostrategico di riferimento ha reso irrinunciabile per Washington una presenza militare fissa: le isole fanno infatti parte della cosiddetta “prima catena di isole”, una serie di territori davanti alla massa continentale asiatica che permettono di limitare la proiezione marittima sul Pacifico delle potenze continentali. Nonostante la presenza statunitense fosse giustificata dal contesto della Guerra Fredda, questa perdura fino ai giorni nostri, dove acquisisce nuova rilevanza dinanzi all’ascesa cinese e alle sfide poste da quest’ultima.

La popolazione locale è sempre stata molto contraria alla massiccia presenza militare statunitense. Il rapporto è reso ancora più complicato da una serie di scandali e crimini commessi da personale militare statunitense ai danni di abitanti del luogo, tra cui lo stupro avvenuto ai danni di una dodicenne nel 1995: dopo questo episodio i tre colpevoli vennero condannati da un tribunale giapponese, ma la lentezza con cui avvenne la consegna dei militari, soprattutto considerando l’efferatezza del crimine commesso, stimolò una serie di veementi proteste da parte degli abitanti di Okinawa.

Oltre alle difficoltà sociali, anche il tema della protezione ambientale è diventato centrale nel dibattito pubblico locale: la protezione delle numerose barriere coralline e degli altri ecosistemi unici presenti sulle isole richiede necessariamente una drastica riduzione della presenza e delle attività militari statunitensi. Inoltre, il patrimonio naturale della provincia consentirebbe un maggiore sviluppo dell’economia turistica, tra le altre cose fortemente colpita dalle conseguenze della pandemia da Covid-19.

È in questo contesto che Denny Tamaki, oppositore della presenza militare statunitense sulle isole, si è assicurato la riconferma elettorale. Secondo alcuni sondaggi, la posizione circa la presenza militare statunitense è stato il parametro di scelta principale per almeno il 40% degli elettori. Nello specifico, oggetto del dibattito è stato il piano di spostamento della base di Futenma, deciso già nel 1996 da Washington e Tokyo.

La base aerea di Futenma è infatti posta in una zona densamente popolata e i piani prevedono lo spostamento di questa in nuove strutture da costruire nel distretto di Henoko. Nonostante questa operazione andrebbe a ridurre leggermente il peso sociale della presenza militare statunitense, gli abitanti di Okinawa sono largamente contro la costruzione di nuove strutture, preoccupati anche dal possibile impatto ambientale. Il governo di Tokyo sembra comunque deciso a seguire il piano del 1996, nonostante la vittoria di Tamaki.

La legittima opposizione degli abitanti del luogo andrà quindi a scontrarsi, ancora una volta, con le decisioni del governo centrale. Il rapido deterioramento dell’ambiente strategico circostante rende ancora più importanti le installazioni militari a Okinawa, soprattutto di fronte a una possibile minaccia cinese. In un contesto simile, il governo non può permettersi di rinunciare alla presenza militare di Washington: davanti alle necessità della realpolitik, Tokyo potrebbe cercare in qualche modo di indorare la pillola per evitare di accrescere il malcontento della popolazione ed evitare un pericoloso scontro istituzionale, basato su questioni di principio irrinunciabili per le parti in gioco. Le risposte alla questione saranno importantissime, poiché potrebbero dimostrare che l’etica dello Stato non è solo un simulacro di filosofia politica, ma è funzionale alla sopravvivenza e alla legittimità della democrazia.

Nato nel 1992 in Sardegna, consegue la laurea triennale in Scienze Politiche presso l’Università di Cagliari, per poi proseguire gli studi in Relazioni Internazionali Comparate presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, laureandosi con una tesi sulla dottrina militare maoista. In mezzo, un’esperienza di quattro mesi presso la Capital Normal University di Pechino e un crescente interesse per tematiche riguardanti l’Asia-Pacifico, la strategia militare e la marittimità. Nel 2019 consegue il master in Studi Strategici e Sicurezza Internazionale presso l’Istituto di Studi Militari Marittimi di Venezia, dove frequenta il 78° Corso Normale di Stato Maggiore per ufficiali della Marina Militare. Continua a collaborare con l’Istituto, principalmente per convegni e incontri all’Arsenale di Venezia e partecipando in veste di tutor alle esercitazioni di Pianificazione Operativa. Attualmente vive a Venezia ed è membro dello IARI, redazione Asia-Oceania, dove si occupa principalmente del Giappone. È inoltre membro del CeSMar (Centro Studi di Geopolitica e Strategia Marittima), think-tank affiliato alla Marina, e ha pubblicato analisi e approfondimenti per altre testate online.

Latest from ASIA E OCEANIA