A CHE PUNTO È LA TRANISIZIONE ENERGETICA IN NORD AFRICA?

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Il tema della transizione energetica è diventato particolarmente rilevante in Nord Africa. Negli ultimi tempi, infatti, la regione è stata luogo di importanti iniziative internazionali relative al clima e all’energia. A fine marzo di quest’anno si è tenuta la prima MENA Climate Week, un’occasione importante per stabilire obiettivi specifici soprattutto in vista della Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (COP27) che si terrà a Sharm el-Sheik  a novembre.  

L’area è una tra le più ricche di gas e petrolio al mondo, ma allo stesso tempo gode del potenziale per diventare leader regionale nel settore dell’energia rinnovabile. I paesi del Nord Africa- Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto e Libia- oggi si trovano ad affrontare serie sfide socio-economiche, quali la povertà e l’alto livello di disoccupazione, in un contesto in rapida crescita demografica. Qui l’energia è il perno dello sviluppo sociale ed economico.  

Dal punto di vista energetico, in Nord Africa sono presenti tre grandi Paesi produttori di idrocarburi: l’Algeria, l’Egitto e la Libia, dove l’export di gas e petrolio domina il mercato e le entrate del bilancio statale.  Nel caso del Marocco e della Tunisia, invece, si tratta di Paesi che dipendono fortemente dalle importazioni energetiche per soddisfare la domanda interna di energia. Questi ultimi hanno per questo implementato politiche energetiche più virtuose.        


Nonostante il contesto appaia fortemente differenziato, però, i paesi dell’area condividono sfide simili quando si parla di cambiamento climatico, cui il Nord Africa è particolarmente esposto. Secondo le previsioni del Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), infatti, la regione dovrà fronteggiare siccità, inondazioni costiere e caldo estremo. La scarsità d’acqua, ad esempio, è un problema crescente in diversi Paesi della regione: a causa della rapida crescita demografica e dell’esaurimento delle riserve d’acqua sotterranee l’accesso pro capite alle risorse idriche è costantemente in calo in Marocco.

L’aumento del livello del mare, poi, rischia di compromettere grosse percentuali di terreno coltivabile. È ciò che accade nel delta del Nilo, in Egitto, dove il 15% della terra destinata alle coltivazioni è già stato contaminato dall’acqua salina. Sono indicatori di caldo estremo gli incendi che lo scorso agosto hanno colpito regione della Cabilia, in Algeria, che hanno causato la morte di più di 90 persone e risultano essere tra i peggiori mai registrati nel paese. 

     
Tutta la regione, inoltre, sta registrando la forte crescita della domanda energetica interna a causa dell’aumento demografico, della rapida urbanizzazione e dello sviluppo economico. Ne discende, in primo luogo, la necessità di aumentare l’offerta energetica. Inoltre, un maggiore consumo implica maggiori emissioni. In tale scenario, caratterizzato da sfide socio-economiche e minacce climatiche, la transizione energetica è una questione urgente per i paesi nordafricani che hanno tutti approvato piani di transizione ed istituito ministeri ed agenzie ad hoc per l’implementazione dei progetti nel settore. 

Pianificazione ed obiettivi

Secondo un report dell’International Energy Agency, nel corso degli ultimi dieci anni il Nord Africa ha compiuto notevoli progressi aumentando la produzione di energia rinnovabile del 40% aggiungendo alla produzione di elettricità 4.5 gigawatts (GW) di energia eolica e solare, di cui la regione è ricca. 
Il deserto del Sahara, infatti, si estende coprendo quasi l’80% del Nord Africa dove l’irradiazione solare è tra le più alte al mondo. Il potenziale eolico, invece, è presente principalmente nelle aree costiere dove i venti sono molto favorevoli.

La ricchezza della regione in termini di fonti rinnovabili non solo può provvedere alla produzione e fornitura di elettricità, ma può anche contribuire a un più ampio fabbisogno energetico negli edifici, nell’industria e nei trasporti. Infatti, il settore con la più ampia penetrazione di fonti rinnovabili è quello dell’elettricità, dove il loro impiego ha rappresentato il 7% dell’offerta nel 2018.

Mentre la penetrazione è stata più lenta nel settore del riscaldamento e nei trasporti, dove le moderne rinnovabili hanno rappresentato rispettivamente solo l’1,4% e lo 0,03%. Quindi, sebbene siano stati compiuti i primi passi per lo sfruttamento delle risorse eoliche e solari per la produzione di energia e per il riscaldamento, resta ancora molto da fare. Le fonti di energia rinnovabile, infatti, potranno rivoluzionare l’approvvigionamento energetico nella regione solo se saranno attuate opportune misure politiche.             

 
Il framework messo in campo dai paesi del Nord Africa per lo sviluppo dell’energia rinnovabile, quindi, è principalmente incentrato sull’ uso di fonti pulite per la produzione di elettricità. Tutti e cinque i Paesi dell’area, in questo senso, si sono posti degli obiettivi di lungo termine fissati da strategie energetiche precise.  Entro il 2030 l’Algeria mira alla produzione di 22 GW di elettricità usando fonti rinnovabili, il Marocco a 18 GW, la Libia 4.6 GW e la Tunisia 2.8 GW, mentre l’Egitto mira a raggiungere la quota di 54 GW entro il 2035. 

Il Marocco è il pioniere della transizione energetica in Nord Africa e le sue politiche sono tra le più virtuose del settore.Nel 2009 Rabat ha adottato la National Energy Strategy, con l’obiettivo ultimo di raggiungere il 42% di capacità energetica proveniente da fonti rinnovabili entro il 2020. Tale obiettivo è poi stato aggiornato a quota 52% da raggiungere entro il 2030. Oggi, il 31% della capacità elettrica marocchina viene dall’energia rinnovabile: una delle più alte percentuali tra i paesi dell’intera area MENA.       
Ciò riflette l’ambizione marocchina di diventare leader regionale nella lotta al cambiamento climatico: Marrakech ha ospitato due Conferenze delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, nel 2001 e nel 2016.     

L’Egitto ha il più alto potenziale di energia rinnovabile nella regione, e la strategia più avanzata nel settore dopo il Marocco. Il Cairo nel 2015 ha lanciato la sua Integrated Sustainable Energy Strategy 2035, strategia organizzata in due fasi, allo scopo di aumentare del 20% la produzione di elettricità usando fonti rinnovabili entro il 2022 e del 42% entro il 2035, per un totale di 61GW di capacità installata proveniente dalle rinnovabili. L’impegno egiziano è tale che il paese, novembre di quest’anno, ospiterà la COP27 a Sharm el-Sheikh.            

L’Algeria ha lanciato il suo primo piano per la transizione energetica nel 2011, successivamente aggiornato nel 2015. La Strategia Nazionale di sviluppo dell’Energia Rinnovabile 2015-2030 mira a raggiungere entro il 2030 il 40% di produzione energetica utilizzando fonti rinnovabili.           
Nel 2020 il governo algerino ha promosso il Programma Nazionale per la Transizione Energetica ed istituito un ministero ad hoc.

Ha così fissato il target di 4 GW di energia rinnovabile da raggiungere prima del 2024, e di 16 GW da raggiungere entro il 2035. Obiettivi resi operativi con l’adozione del Programma algerino per l’Energia Rinnovabile (AREP), che mira a diversificare il mix energetico ed attrarre investimenti nel settore, oltre a guidare una transizione sostenibile, garantire la sicurezza energetica e creare posti di lavoro.

In Tunisia, il National Renewable Energy Action Plan del 2018 individua un target di capacità rinnovabile di 3.8 GW da raggiungere entro il 2030. Ciò avverrà riducendo l’uso del carbone del 41%, obiettivo condizionale, entro lo stesso anno. L’obiettivo è molto ambizioso, essendo attualmente al 6% la quota di capacità elettrica rinnovabile del paese. 

La Libia, infine, rappresenta un caso particolare tra gli esempi virtuosi dei paesi vicini. Nel 2012, prima dello scoppio della guerra civile, il governo aveva approvato il Libya Renewable Energy Strategic Plan 2013-2025, volto a raggiungere la quota del 7% di fonti rinnovabili al mix energetico per la produzione di elettricità entro il 2020, e del 10% entro il 2025. Tuttavia, gli obiettivi libici in materia di transizione energetica restano in bilico a causa della forte instabilità che caratterizza il paese, oggi diviso sul piano istituzionale.           

La pianificazione energetica, come appena visto, è molto varia nella regione. Ciò implica che la strada per la transizione verso le fonti rinnovabili ha ed avrà un impatto differente su ogni paese, sulla base dell’importanza del settore energetico per l’equilibrio socio-economico interno, dell’andamento dei prezzi delle fonti fossili e dal ruolo delle importazioni energetiche, e dalla composizione dei rispettivi mix energetici. 

Gli ostacoli

La piena realizzazione degli obiettivi descritti, però, richiede necessariamente un quadro normativo e regolatorio che disciplini il mercato e lo renda attraente per gli investimenti privati, da cui dipende fortemente la transizione energetica in nord Africa.           
Si tratta di stabilire un sistema di aste competitive, di abilitare i contratti bilaterali tra i produttori indipendenti di energia e l’utenza e gli accordi di fornitura tra i produttori ed i grandi consumatori. 
Occorre aumentare la trasparenza delle regole, provvedere a fornire supporto amministrativo e legale alle compagnie internazionali dell’energia intenzionate ad investire nella regione, migliorare i meccanismi di risoluzione delle controversie ed eliminare gradualmente i sussidi universali.  

I prezzi energetici nella regione, infatti, sono tenuti volontariamente bassi per motivi sociali e politici. Ciò agisce come un forte disincentivo verso un uso più razionale dell’energia e per gli investimenti nel settore energetico, incluso quello dell’energia rinnovabile. Inoltre i sussidi energetici rappresentano un pesante onere per i bilanci statali dei vari paesi, soprattutto dopo l’aumento del prezzo del petrolio registrato nell’ultimo decennio, ed in particolare nell’ultimo periodo a causa della guerra in Ucraina.

La riforma dei sussidi energetici è quindi di fondamentale importanza per garantire uno sviluppo energetico ed economico sostenibile per la regione. Non vanno sottovalutate poi le barriere finanziarie. La partecipazione delle banche di sviluppo è cruciale per la riduzione del rischio ed il finanziamento di progetti su larga scala. Allo stesso tempo è necessario coinvolgere le banche locali, potenziando la loro capacità di sostenere la realizzazione di progetti energetici programmati dai propri paesi. 


Anche la convertibilità tra le valute, l’inflazione e la mancanza di riserve estere rappresentano un impedimento per gli investitori in quasi tutti i paesi. In questo ambito, si potrebbe diversificare e fortificare la gamma di strumenti a sostegno degli investitori internazionali, rendere le politiche monetarie delle banche centrali più stabili ed istituire regimi fiscali favorevoli per l’uso delle rinnovabili.

Conclusioni

Le politiche di sviluppo delle energie rinnovabili e di efficienza energetica sono determinanti per il futuro del Nord Africa. Infatti l’area sarà tra le più colpite dalle conseguenze del cambiamento climatico. 
Nell’intera regione, la transizione dipende soprattutto dalle barriere economico-finanziarie: le licenze agli investimenti stranieri, i meccanismi di supporto e la trasparenza delle regole sono elementi mancanti. Inoltre, l’uso delle fonti rinnovabili è diffuso essenzialmente nel settore della produzione elettrica, mentre in altri settori- come quello dei trasporti- gioca un ruolo minore.

I cinque paesi della regione sono fortemente dipendenti dagli idrocarburi per il soddisfacimento della domanda interna, dove il petrolio è responsabile tra il 45% e l’80% del consumo energetico. Nonostante i progressi degli ultimi anni, quindi, il ruolo delle rinnovabili è ancora limitato se comparato al potenziale dell’area. In tale scenario, la transizione potrebbe offrire nuove opportunità per una crescita economica sostenibile e rappresentare un fattore strutturale per la trasformazione politica nella regione. 

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