L’affaire Okinawa: sintomo di un malessere tra Usa e Giappone?

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Fonte The Business Time

Il premier giapponese Kishida dopo aver aumentato la spesa per la Difesa sembra voler indirizzare il Paese del Sol Levante verso un maggiore autonomia in politica estera, smarcandosi dall’ombra di Washington. Una decisione che mette in allarme Biden.

Occhi puntati, anche da Washington, sulle elezioni a Okinawa.

Il governatore di Okinawa Denny Tamaki ha conquistato un secondo mandato di quattro anni dopo le elezioni governative durante il quale intensificherà con molta probabilità i suoi sforzi per opporsi al trasferimento della base militare statunitense presente nell’isola. Tamaki ha sconfitto l’ex sindaco di Ginowan, Atsushi Sakima, che si dichiarava invece favorevole allo spostamento della stazione aerea Futenma del Corpo dei Marines degli Stati Uniti dalla città densamente popolata di Ginowan alla zona costiera di Henoko a Nago.

Tamaki rappresenta con molta probabilità il governatore più battagliero con il quale Tokyo deve e dovrà confrontarsi, colui che con abilità politica ha cavalcato l’onda del malcontento locale che ha preso consistenza in un movimento di opposizione che ha trovato proprio in Tamaki la propria espressione politica. Okinawa ospita ancora la maggior parte delle basi statunitensi nell’arcipelago, oltre 50 anni dopo essere stata restituita al Giappone nel 1972 dall’amministrazione statunitense.

La vittoria del governatore potrebbe mettere il bastone tra le ruote agli sforzi del governo del primo ministro Fumio Kishida, intenzionato a portare avanti il ​​piano di ricollocazione delle forze americane.

Ma il potere centrale sembra intenzionato a tirare diritto. Anche il segretario di Gabinetto Hirokazu Matsuno ha dichiarato che il governo di Tokyo proseguirà i suoi sforzi per trasferire la base all’interno della Prefettura di Okinawa. Il governo giapponese attribuisce a Okinawa un’importanza strategica data la sua vicinanza a Taiwan, ancora di più dopo le recenti tensioni, rinfocolate dalla visita della Speaker della Camera Pelosi sull’isola: Tokyo, allarmata da una possibile escalation a Taipei, starebbe valutando la possibilità di schierare missili a lungo raggio proprio a Okinawa e ha avviato discussioni sui piani di evacuazione dei giapponesi da Taiwan in caso di conflitto. 

Un rapporto complicato tra gli americani e Okinawa.

Il piano di trasferimento delle forze militari a stelle e strisce risale al 1996 a seguito dell’indignazione a livello nazionale per lo stupro di gruppo avvenuto l’anno prima di una studentessa di 12 anni, avvenuto proprio a Okinawa, da parte di tre militari statunitensi. Dal 1972 al 2015 sono finiti nel registro degli indagati 741 americani, tra personale militare, dipendenti civili delle forze armate statunitensi o loro stretti parenti. Ma poiché alle forze armate statunitensi di stanza in Giappone veniva attribuito il “privilegio” dell’extraterritorialità, i membri del servizio militare hanno finito, spesso, per restare impuniti.

Le manifestazioni della popolazione che reclamano la riduzione degli oneri da parte delle forze armate statunitensi sono divenute una scena costante nell’arcipelago. Un sondaggio nazionale condotto dall’emittente televisiva NHK ha rilevato che l’80% dei giapponesi consideri sproporzionata l’attuale distribuzione delle forze statunitensi, se non addirittura “errata” o “in qualche modo sbagliata”.

Una relazione non più così idilliaca tra Tokyo e Washington?

Nonostante il Giappone sia ancora il principale alfiere degli Stati Uniti nell’Asia-Pacifico, durante gli anni della presidenza Trump la relazione tra Washington e Tokyo è entrata in una fase di incertezza. Anche Tokyo finì nel mirino e nel bersaglio di critiche da parte del tycoon.

Non solo il presidente Trump ha imposto dazi su acciaio e alluminio al Giappone, ma occasionalmente arrivò a metter in dubbio il valore dell’alleanza nippo-statunitense. E il ritiro dal Trattato commerciale Trans-Pacific Partnership ha deluso i nipponici: il governo dell’allora Abe Shinzō colse il momento per paventare la possibilità che la superpotenza a stelle e strisce potesse abbandonare l’arcipelago al suo destino dalla crescente aggressività della Cina

La vittoria elettorale del democratico Joe Biden è stata accolta con relativa freddezza nell’arcipelago in ragione dei timori di un sostanziale appeasement della nuova amministrazione nei confronti della Cina. 

Nella sua prima visita da Capo della Casa Bianca nel Sol Levante, Biden ha accolto con favore l’intenzione nipponica di aumentare la spesa per la Difesa. Ma Biden potrebbe faticare a rinvigorire di linfa l’alleanza con Tokyo. In un area decisiva, sulla quale Pechino ha puntato gli occhi da tempo, ovvero il Mar Cinese meridionale e quello orientale, l’amministrazione americana potrebbe vedersi privata di un importante punto di riferimento in caso di incrinatura delle relazioni con i giapponesi. 

Lo “smarcamento” nipponico: desiderio di liberarsi dell’ombra di Washington?

Dopo la seconda guerra mondiale, il Giappone ha visto il suo sistema di sicurezza e di intelligence “ricostituito” dagli Stati Uniti. Il 1948 fu l’anno della inaugurazione del primo nucleo di controspionaggio. A seguito del trattato di pace di San Francisco (1951), il Giappone si dotò gradualmente di Forze armate in funzione di autodifesa: processo che culminò nel 1958 con la fondazione del più importante organo di intelligence nipponico, il Chōbetsu,forte anche di un’importante legame con l’Nsa americana. È proprio nel campo dell’intelligence che Tokyo si è dotata nel corso degli ultimi anni di nuovi strumenti per accrescere la sua autonomia.

Il programma spaziale (2015) prevedeva una forte componente militare. Nei prossimi dieci anni Tokyo ha in programma di dotarsi di una rete regionale di satelliti di posizionamento per completare, o all’occorrenza sostituire, il GPS americano. Tokyo si è inoltre attivata alla ricerca di nuovi partner strategici al di fuori degli Stati Uniti: ha intessuto rapporti con Londra per studiare nuove tecnologie aereo spaziali; ha rafforzato i rapporti con Israele nel campo della cybersecurity; ha avviato con la Nato la collaborazione nel Nato Cyber Defense Center of Excellence; ha rafforzato la collaborazione strategica con l’India.

Tutto questo potrebbe tradursi con il desiderio nipponico di smarcarsi,  assumendo un relativo margine di manovra da Washington. Ma a dispetto della retorica trumpiana, Washington non ha alcuna intenzione ad allentare le relazioni con Tokyo. Nel calcoli del Pentagono, il Giappone può rilevarsi decisivo nel contenimento della Cina e nella realizzazione di un attacco militare alla Corea del Nord. Washington fa inoltre affidamento sulle qualità di moral suasion dei nipponici nei riguardi di molte nazioni asiatiche. Per tutta questa serie di ragioni, almeno nel breve periodo, gli interessi di entrambi e la paura di “separarsi” gli uni dagli altri potrebbero fare da collante per il mantenimento dell’alleanza tra i due Paesi.

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