I cavi sottomarini come gli oleodotti ed i gasdotti: la sfida alla sovranità digitale si disputa sotto il mare

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La crisi politica che il mondo sta attraversando oggi aumenta l’attenzione di governi e stakeholders sulla sicurezza di questa importante infrastruttura critica. L’Unione Europea non ha ancora adottato una politica comune per la protezione dei cavi sottomarini e, nel frattempo, la geopolitica delle dorsali oceaniche influisce sempre di più sulle dinamiche delle relazioni internazionali.

Il traffico internet mondiale transita per circa il 95% attraverso 1,2 milioni di km di cavi depositati sul fondo degli oceani, generando giornalmente circa 10 trilioni di dollari di transazioni finanziarie.  Qualsiasi tipo di attività o servizio che ha alla base del proprio funzionamento una rete internet è permessa grazie ad un vasto network di cavi che collegano interi continenti. La sicurezza di queste infrastrutture è minacciata da diversi fattori sia di origine naturale sia umana, ma mentre è quasi impossibile impedire che un terremoto distrugga un cavo sottomarino, l’azione dell’uomo può essere controllata ed indirizzata. 

Alla luce di queto, la protezione di questi cavi è necessaria sia perché essi ricoprono un ruolo cruciale dal punto di vista economico-sociale ma soprattutto perché contribuiscono al mantenimento di buone relazioni politiche tra Stati. Lageopolitica dei cavi influenza, ed è fortemente influenzata, dalle dinamiche delle relazioni internazionali per lo stesso meccanismo che vale per la costruzione e la sicurezza di oleodotti e gasdotti. Basti pensare che per definizione il funzionamento di un cavo sottomarino è dipeso da due punti di approdo che vengono individuati sulle coste di due Stati ed il tracciato che tale cavo seguirà sarà frutto delle relazioni intrattenute dagli stessi e dagli altri Paesi che lasceranno transitare i cavi all’interno delle proprie Zone Economiche Esclusive  (ZEE) Per questo motivo l’importanza delle dorsali oceaniche ha fatto si queste siano diventate uno strumento strategico nelle dinamiche di politica internazionale e per la proiezione di potenza di determinati Stati.

I due principali competitor nella scena internazionale, USA e Cina, sono consapevoli delle opportunità derivanti soprattutto da una supremazia tecnologica in questo settore e di conseguenza la questione dei cavi al momento occupa un ruolo cardine nella competizione tra i due Paesi. Da una parte la Cina attraverso la Belt and Road Initiative (BRI) ambisce alla costruzione di una “Digital Silk Road” all’interno della quale i cavi sottomarini giocano un ruolo indispensabile per creare partnership economiche e rafforzare la propria presenza in alcune regioni dell’Africa, dell’Asia e dell’Europa. Dall’altra, l’Amministrazione statunitense sta cercando di ostacolare questo programma, tanto che la Federal Communication Commission USA ha recentemente bloccato l’approvazione del progetto del Pacific Light Cable Network System, in parte finanziato da Google, che avrebbe collegato direttamente Los Angeles ad Hong Kong. La decisione è stata presa guardando alla sicurezza nazionale e ai possibili rischi di cyber warfare e cyber espionnage. Bisogna considerare infatti che le dorsali oceaniche permettono qualsiasi tipo ti comunicazione non solo civili ma anche miltiari e alla luce delle ripetute accuse di spionaggio industriale a Pechino, è evidente che Washington sta agendo attivamente per evitare che si verifichino altri attacchi come quello alla Colonial Pipeline, le cui conseguenze sarebbero però estremamente maggiori.

Quella cibernetica non è però l’unica minaccia che ostacola la realizzazione di un cavo e il mantenimento della sua sicurezza. Queste infrastrutture sono infatti posizionate sui fondali all’interno delle ZEE, ma mentre nella maggior parte delle aree mondiali le ZEE sono delimitate, all’interno dell’area del Mediterraneo è in atto una crisi per la loro definizione che influenza direttamente le rotte dei cavi. Le Istituzioni Europee sono consapevoli che questo stallo nella risoluzione diplomatica delle controversie impedisce la creazione di accordi commerciali e obbliga le compagnie alla costruzione di cavi che transitano nelle medesime rotte, rafforzando la posizione monopolistica di Stati come l’Egitto. Quest’ultimo infatti influenza il tracciato delle rotte attraverso il canale di Suez,  l’unico collo di bottiglia che permette il collegamento delle dorsali dal continente asiatico a quello europeo. 


Inoltre, è da considerare che la necessità di costruire cavi sottomarini va di pari passo all’aumento dell’utilizzo della rete internet. In quest’ottica, il periodo pandemico ha funto da catalizzatore della necessità di dotarsi di una rete di connettività più ampia. Il numero di utenti collegati ad internet è cresciuto così in fretta che le principali che aziende come Google, Facebook e Amazon sono costrette ad incrementare il numero di  nuovi cavi per assicurare un’elevata qualità alle telecomunicazioni esistenti e per costruirne delle nuove. Per questo motivo non è difficile prevedere che nei prossimi anni la Cina continuerà nella sua corsa al monopolio infrastrutturale dei cavi e soprattutto cercherà di penetrare nel mar Mediterraneo con un numero sempre più cospicuo di progetti.  

D’altra parte, le aziende spagnole, francesi e italiane sono quelle più attive nel panorama europeo per la costruzione di numerosi cavi  intercontinentali. In particolare, l’italiana Telecom Sparkle, una delle più importanti aziende del mondo nel comparto delle telecomunicazioni, sta realizzando in collaborazione con Google il Blue-Raman, un progetto per la costruzione di una dorsale che collega l’India all’Italia passando per Aqaba, Tel Aviv e lo stretto di Messina. La peculiarità di questa dorsale oceanica è quella di deviare il proprio percorso rispetto al “passaggio obbligato” del canale di Suez affrontando un tratto terrestre ed evitando anche l’affollato Canale di Sicilia. Questo progetto oltre ad essere un unicum nel suo genere rappresenta un vantaggio per l’Italia per il valore delle relazioni politiche sottese ai rapporti commerciali e per la sicurezza derivante dalla diversificazione del percorso alternativo che seguirà il cavo. 

Le opportunità strategiche di questo progetto sono state individuate anche dalla Marina Militare Italiana che ha siglato un accordo di cooperazione con Telecom Italia Sparkle. I vantaggi derivanti coprono un vasto raggio di attività, tra le quali il monitoraggio dei cavi e l’assistenza in situazioni di emergenza. L’obiettivo è quello di assicurare una protezione maggiore a queste infrastrutture, attraverso un lavoro combinato che interessi attivamente la forza armata designando i cavi sottomarini come elementi essenziali per la sicurezza dello Stato.  

La diversificazione è uno dei punti centrali strettamente correlato alla sicurezza. Difatti così come la crisi ucraina ci ha fornito le prove dell’impellente bisogno di un diversificamento  delle risorse energetiche, appare evidente che questo diversificamento debba essere perseguito anche per i cavi sottomarini. Le Istituzioni Europee dovrebbero cogliere le opportunità di oggi per controbilanciare l’influenza cinese nell’area MENA e nell’Africa, per stringere accordi che favoriscano in futuro progetti infrastrutturali come quello del Blue-Raman e per sostenere programmi per la digitalizzazione delle regioni ancora arretrate. 

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