Libia: in attesa delle elezioni (di nuovo)

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Fonte Immagine: al-shuruq

Il Premier Abdul Hamid Dbeibah è intenzionato a portare il popolo libico alle urne quanto prima possibile, nonostante le evidenti difficoltà. 

Nelle ultime dichiarazioni rilasciate ad Al-Arabiya TV, il Premier libico Abdul Hamid Dbeibah ha annunciato la volontà di avviare dialoghi con tutte le forze politiche in merito alla riforma costituzionale e alle elezioni.  In tale occasione ha più volte sottolineato la disponibilità del suo governo a tali consultazioni e ha espresso il desiderio di tenere le elezioni il prima possibile dato che più di 3 milioni di libici hanno già ricevuto le tessere elettorali.

La Libia vive una profonda crisi politico-istituzionale dall’indomani della caduta del regime di Gheddafi nel 2011, a cui è seguita una sanguinosa guerra civile che si è progressivamente trasformata in un conflitto di portata regionale e internazionale.

Pochi mesi dopo la fallimentare campagna militare intrapresa dall’uomo forte della Cirenaica Khalifa Haftar per la conquista di Tripoli, le due fazioni rivali interne – il Governo di unità nazionale e la Camera dei rappresentanti di Tobrouk – sono giunte a un accordo di cessate-il-fuoco, ufficialmente formalizzato nell’autunno 2020.

A fine gennaio dello scorso anno, le Nazioni Unite hanno annunciato i nomi dei membri del Governo di transizione libico, incaricati di nominare i tre membri del Consiglio Presidenziale e un Primo Ministro. Il loro compito sarebbe stato quello di supervisionare i preparativi delle elezioni nazionali previste per il 24 dicembre 2021. Tuttavia, il giorno precedente tale data l’Alta Commissione per le elezioni nazionali (High National Elections Commission) ha annunciato il rinvio delle elezioni a causa di faglie nelle legislazioni elettorali e dei numerosi ricorsi relativi all’ammissibilità dei candidati. 

L’11 febbraio 2022 un commando di individui non identificati ha colpito l’auto del Premier Dbeibah mentre quest’ultimo era in viaggio verso casa, proprio nella giornata in cui a Tobruk svolgevano le votazioni della Camera dei rappresentanti per la scelta di un nuovo Premier ad interim, le quali hanno portato alla nomina di Fathi Bashagha, incaricato di formare un nuovo governo e far approvare gli emendamenti della dichiarazione costituzionale.

A fine agosto, violenti scontri armati si sono consumati a Tripoli. Un evento del genere non si registrava da due anni e dice molto non solo su quanto il potere dell’attuale Premier sia debole, ma anche su quanto basti poco per riaccendere la miccia di una guerra civile tutt’altro che sopita. Di fatto, seppur a partire dall’estate 2020 abbiamo assistito a un raffreddamento degli scontri armati tra le fazioni interne, forti divisioni hanno tuttavia continuato a permanere all’interno dell’esecutivo. Tale situazione non esclude oggi il ritorno della violenza tra le varie forze, statuali e non, coinvolte nel complesso dossier libico.

Sono Nicki Anastasio, ho 23 anni e studio presso la facoltà di relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’Orientale. Da quasi cinque anni vivo a Napoli, per studio e lavoro, ma sono originario della Costiera Amalfitana. Negli ultimi tre anni, ho fatto due esperienze studio in Marocco e in Egitto che mi hanno permesso di approfondire lo studio della lingua araba e della cultura dei paesi arabo-islamici, di cui sono affascinato sin da piccolo. Dopo aver conseguito la laurea triennale in mediazione linguistica e culturale, ho ritenuto che analizzare le complesse dinamiche geo-politiche che caratterizzano i paesi della macro area medio-orientale fosse il proseguimento più naturale e spontaneo dei miei studi. Ritengo che per comprendere le ragioni alla base della perenne instabilità dell’area più calda del mondo sia necessario costruire una genealogia della crisi di legittimità che caratterizza gran parte dei suoi stati, considerando le specificità storico-culturali e socio-economiche di ogni contesto nazionale. Sono molto fiero di far parte dello IARI, una comunità di analisti unica nel suo genere.

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