A Varsavia la Seconda guerra mondiale è sempre presente

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La Polonia ha chiesto a Berlino (e non a Mosca) un ingente risarcimento per la Seconda guerra mondiale: perché? .

Varsavia ha colto l’occasione della ricorrenza dell’invasione tedesca nella Seconda guerra mondiale (1° settembre 1939) per avanzare a Berlino la richiesta di 1300 miliardi di euro di risarcimenti per la Seconda guerra mondiale: una cifra enorme che è chiaramente impensabile Berlino possa pagare. Come se non bastasse Varsavia ha ulteriormente attaccato i tedeschi in merito alle dotazioni militari che la Germania sta fornendo ai Paesi est-europei in sostituzione dei mezzi più antiquati e di origine sovietica che a loro volta questi Paesi stanno fornendo a Kiev.

La Polonia ha infatti accusato Berlino di fornirgli mezzi più antiquati di quelli che essa ha ceduto a Kiev. La Germania non brilla certo per dotazioni militari e dunque le sue difficoltà nascono da problemi reali; è chiaro però che i polacchi, tanto antirussi quanto antitedeschi, stiano sfruttando ogni occasione utile per attaccare i propri vicini teutonici. Questa situazione evidenzia una crepa non trascurabile all’interno del fronte occidentale, contrapponendo due attori importanti del vecchio continente.

Il contesto polacco

La Polonia è certamente attore fortemente russofobo ma accanto a Mosca ha affiancato anche Berlino come proprio (saltuario) nemico, ovvero i due Paesi che da sempre ne hanno segnato il destino e che sono centrali nel nazionalismo polacco. Varsavia, dopo un periodo nel quale il suo establishment liberale intraprese migliori rapporti sia con Berlino che con Mosca, è tornata a una posizione di notevole aggressività e intransigenza verso Mosca in seguito all’annessione della Crimea e alla salita al governo dei conservatori del PiS, partito maggiormente nazionalista.

Questa posizione è stata ovviamente esacerbata dalla recente invasione russa dell’Ucraina, circostanza nella quale Varsavia ha assunto il ruolo di primo baluardo a supporto di Kiev, a sua volta asset vitale nella politica estera polacca in quanto cuscinetto imprescindibile nei confronti di Mosca. La Polonia ha così sotterrato le storiche acredini tra i due Paesi, già appianate nel recente passato in nome della comune causa antirussa e delle ambizioni polacche di far entrare Kiev nella propria zona di influenza, divenendo dall’inizio del conflitto il principale Paese occidentale di destinazione dei profughi ucraini.

Il contesto tedesco

La Germania dal canto suo è anch’essa in prima linea nel supporto all’Ucraina, sia per quanto riguarda la fornitura di armamenti (nonostante le difficoltà dovute a equipaggiamenti non di primo livello) sia per l’accoglienza dei rifugiati. Tuttavia Berlino si trova in un momento complesso nel quale deve decidere cosa diventare da grande (già in notevole ritardo dato gli oltre 30 anni di unità) continuando a rinviare decisioni importanti, in parte per dibattiti interni e in parte nella speranza che le cose si risolvano da sole. La svolta tedesca annunciata a febbraio dal cancelliere Scholz è stata infatti compiuta solo a parole, persa nel deficit di visione strategica costruita abilmente con competenza teutonica in decenni di placidità europea, di fine della storia.

Berlino ha dunque respinto la possibilità di concedere le riparazioni chieste da Varsavia, continuando comunque a rimarcare la propria assoluta responsabilità morale e politica negli eventi del secondo conflitto mondiale. Il cancelliere Scholz già tempo fa aveva respinto discussioni su eventuali riparazioni tedesche all’est Europa, sottolineando inoltre come i trasferimenti tedeschi all’UE vadano principalmente proprio ai Paesi dell’est e del sud Europa.

La richiesta di Varsavia è legittima?

La Seconda guerra mondiale si concluse con un accordo secondo il quale la Polonia non aveva diritto a risarcimenti diretti da Berlino ma sarebbe invece stata ricompensata da Mosca tramite una parte delle riparazioni che la Germania avrebbe consegnato ai sovietici. Qualche anno dopo Mosca rinunciò alle riparazioni tedesche e poco dopo seguì l’analoga rinuncia polacca del 1953.

La Polonia ha dunque ufficialmente rinunciato da quasi 70 anni alle proprie rivendicazioni nei confronti di Berlino, confermando poi a più riprese tale posizione, ad esempio non sollevando alcuna richiesta nel corso delle trattative riguardanti la riunificazione tedesca del 1990: un punto omesso dalle autorità polacche. Varsavia non ha dunque alcun diritto alle riparazioni, avendovi lei stessa rinunciato più volte ed essendo esse state pagate in parte attraverso l’URSS. Inoltre eventuali recriminazioni polacche andrebbero indirizzate a Mosca che si doveva occupare di consegnare a Varsavia una percentuale dei risarcimenti tedeschi ricevuti e che non è chiaro se abbia rispettato gli accordi fino alla rinuncia del 1953.

Berlino dal canto suo, oltre ad aver concesso un importante risarcimento territoriale a Varsavia, ha più volte provveduto a risarcimenti individuali – seppur principalmente simbolici – a cittadini polacchi ed è facilmente prevedibile che se vi fosse una richiesta polacca in merito a risarcimenti diretti a specifici gruppi effettivamente danneggiati la Germania provvederebbe come ha d’altronde già fatto. È difficile però immaginare che Varsavia possa avanzare simili richieste in quanto esse farebbero venire meno il senso delle recriminazioni polacche, evidenziando la volontà tedesca di riparare ai danni.

Se le riparazioni individuali hanno infatti solitamente l’unico scopo di riparare e risarcire il danno subito, quelle collettive hanno invece spesso come obiettivo principale l’umiliazione dell’interessato e non hanno mai costituito un punto risolutivo ma sono anzi state motivo di rinnovata acredine, innescando spesso la ricerca di corsi e ricorsi storici senza fine da cui nessun paese è solitamente immune. D’altronde questo è uno dei motivi alla base della rinuncia da parte dei vari Paesi ai risarcimenti tedeschi al termine del secondo conflitto mondiale.

Dunque le rivendicazioni polacche, roboanti e di fatto impossibili per Berlino, sono anche infondate.

Qual è lo scopo di Varsavia?

Cosa sottintende dunque la mossa polacca? Le guerre mondiali, vere tragedie nazionali per Varsavia, sono un punto centrale della dialettica dei nazionalisti polacchi del PiS. Guardando alle questioni interne il Paese vive una contrapposizione proprio tra il PiS, oggi al governo, e i liberali. Se questi ultimi hanno nel tempo cercato di appianare i rapporti con la Germania e, almeno fino ai fatti del 2014, con la Russia, il PiS ha invece una forte russofobia e una contrapposizione con Berlino utile a fini elettorali: non a caso la questione tedesca in Polonia esce a ogni campagna elettorale e la dialettica antitedesca, non nuova per il PiS, garantisce presa nell’elettorato.

Tuttavia il partito al governo, a pochi mesi dalle elezioni, deve affrontare un calo di consensi dovuto alle contingenti difficoltà economiche e all’aumento dell’inflazione e cerca dunque di usare un tema che secondo le rilevazioni trova il sostegno di circa metà della popolazione polacca, una porzione più alta dei propri sostenitori. Non a caso dal liberale Tusk è giunta al PiS l’accusa di non voler davvero ricompensare i danneggiati dal conflitto ma piuttosto solo accrescere i propri consensi.

Perché alla Germania sì e alla Russia no?

In questa vicenda tuttavia un dubbio rimane: perché, nonostante Varsavia sostenga da sempre la comune colpa tedesca e russa nell’usurpazione del proprio territorio e nella guerra (essendosi esse accordate per spartirsi la Polonia), le richieste polacche sono unicamente indirizzate alla Germania escludendo invece la Russia? Se la Wehrmacht è stata certamente artefice di brutalità sul territorio polacco non si può certo dire che le forze sovietiche ne siano state esenti.

Lo scetticismo sul tema infatti non aleggia solo in Germania ma anche nella stessa Polonia, considerando inoltre la già citata russofobia che impregna la società polacca. Proprio qua sta il punto: la dialettica antirussa all’interno dell’opinione pubblica polacca ha un sostegno trasversale, coprendo l’intero arco politico, e per questo manca del potenziale elettorale. Essa non ha dunque la capacità di dividere l’elettorato e non mobiliterebbe gli elettori come invece può fare la dialettica anti-tedesca, più pregnante per i polacchi vicini al PiS.

Oltre a questo bisogna aggiungere che le richieste polacche si riferiscono al territorio che Varsavia possedeva già prima della guerra, escludendo quindi i territori coinvolti nel cosiddetto spostamento a ovest, ovvero le regioni occidentali che Berlino dovette cedere a Varsavia per ricompensarla dei territori che quest’ultima aveva perso a vantaggio dei sovietici (e in parte oggi ucraini): così facendo Varsavia evita di ricevere contro-pretese nei propri confronti. Inoltre i polacchi sanno che eventuali proprie richieste alla Russia coinvolgerebbero anche l’Ucraina, parte del cui territorio era in passato polacco; Varsavia vuole ovviamente evitare che riemergano dispute tra lei e Kiev in questo momento.

Questioni interne ma conseguenze esterne

La richiesta polacca è dunque stata avanzata unicamente a fini elettorali ma l’eco delle pretese polacche non si riverbera solo nelle mura domestiche ma ne travalica i confini. A vantaggio di chi? Una risposta, paradossalmente, può essere di certo Mosca che in ogni screzio del fronte occidentale vede un punto a proprio favore.

Allo stesso tempo in un momento di scelte importanti all’interno dell’Europa su alcuni dossier delicati la questione sollevata da Varsavia complica le cose, creando una tensione con la Germania che quest’ultima cerca invece di sedare respingendo le accuse e provando a non accrescere l’acredine con i vicini. C’è tuttavia da immaginare che il PiS continuerà a utilizzare la carta tedesca nella propria campagna elettorale senza arrivare tuttavia al punto di strappare una corda pericolosa, consapevole di non essere nelle condizioni di poterselo permettere e conscia che, nonostante tutto, la Polonia ha bisogno di Berlino.

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