Le relazioni tra la Repubblica Popolare Cinese e Taiwan

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Fonte immagine: https://www.focus.it/cultura/storia/Taiwan-altra-Cina.

La recente visita della speaker del Congresso statunitense nell’isola di Taiwan, ha riacceso la diatriba circa lo status della stessa considerata dalla Repubblica Popolare Cinese come una propria provincia “ribelle”. 

Per comprendere le relazioni tra la Repubblica Popolare Cinese e Taiwan, ufficialmente denominata Repubblica di Cina, è necessario ritornare agli inizi del Novecento. In particolare nel 1911 nella Cina continentale cade l’ultima dinastia dei Qing. In seguito nel vasto territorio cinese si instaura nel 1912, la Repubblica di Cina guidata dal partito del Kuomintang cui un leader di spicco si rilevò essere Chiang Kai-shek.

D’altro canto, l’isola di Taiwan nei secoli è stata oggetto di importanti esplorazioni prevalentemente ad opera dei portoghesi che chiamarono quel territorio “Formosa” appellativo, con cui gli occidentali chiamano ancora oggi Taiwan.  

La Repubblica di Cina iniziò a rivendicare come proprio il territorio di Taiwan che divenne propria provincia fin dal XVII secolo. A partire dagli anni 30 del Novecento, la Repubblica di Cina iniziò a preoccuparsi di una minaccia esterna: il Giappone imperiale. Il Giappone era un Paese isolato dal resto del mondo fino a quando a partire dal XIX secolo iniziarono a sbarcare i primi occidentali.  Da quel momento il Giappone iniziò a modernizzarsi e in poco tempo adottò una politica imperialista. In particolare, il Giappone si interessò a Taiwan nel 1895 anno nel quale riuscì a spodestare dall’isola, la Repubblica di Cina. 

Sotto il controllo dei giapponesi, Taiwan conobbe un periodo di modernizzazione. Vennero costruite strade, ferrovie, e fu compiuta dai colonizzatori un’opera di assimilazione alla società taiwanese: imposero la lingua e la cultura giapponese. Intanto, all’interno della Repubblica di Cina, iniziarono a manifestarsi tensioni tra i nazionalisti e comunisti. Una figura di spicco fu Mao Zendong che nel 1921 assieme ad altri comunisti fondò a Shanghai il Partito Comunista Cinese. Un aspetto interessante riguarda il fatto che nonostante i nazionalisti e i comunisti cinesi non andassero d’accordo si unirono per un fine comune ossia cacciare via i giapponesi dal proprio territorio, in particolare dalla regione della Manciuria dove i giapponesi avevano fondato lo Stato fantoccio del Manchukuò nel 1932.

Successivamente dopo aver sconfitto il Giappone, ripresero le ostilità tra i nazionalisti guidati da Chiang Kai-shek e i comunisti cinesi guidati da Mao Zedong. In questa guerra tra i comunisti e i nazionalisti gli Stati Uniti del Presidente Truman appoggiarono i nazionalisti in quanto contrari alla formazione di un altro Stato guidato dai comunisti. Nella guerra civile i comunisti prevalsero sui nazionalisti che furono costretti a rifugiarsi proprio nell’isola di Taiwan nella quale ancora oggi permane la Repubblica di Cina.  

Mao Zedong liberò la Cina continentale da elementi nazionalisti e nel 1949 proclamò la Repubblica Popolare Cinese sotto la guida del Partito Comunista Cinese.  Da lì in poi, i rapporti tra Taiwan e gli Stati Uniti con Truman non andarono per il meglio, gli Stati Uniti si trovarono a dover contrastare un nuovo Stato comunista: la Repubblica Popolare Cinese. 

Le potenze a livello internazionale riconobbero come legittima la Repubblica di Cina nel 1945 anno di fondazione delle Nazioni Unite, di cui la stessa divenne membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. 

Il dualismo tra le due Cine a livello internazionale 

A partire dagli anni ’50 si aprì il dibattito della “battaglia diplomatica tra le due Cine”, la comunità internazionale si trovò   a dover scegliere quale tra la Repubblica Popolare Cinese fondata da Mao Zedong e la Repubblica di Cina guidata da Chiang Kai-shek riconoscere e quindi farla diventare membro delle Nazioni Unite.

Intanto, Mao Zedong alla guida della Repubblica Popolare Cinese era deciso a riconquistare l’isola di Taiwan che considerava ribelle e incorporarla nell’unica Cina, quella continentale. I primi tentativi per raggiungere tale obbiettivo si ebbero con quella che viene conosciuta come prima e seconda crisi dello stretto; avvenute rispettivamente nel 1954 e nel 1958. Tali operazioni non portarono i successi sperati per via prevalentemente dell’arretratezza degli armamenti della neonata Repubblica Popolare Cinese. 

All’interno della comunità internazionale si aprì un lungo dibattito sulla questione tra le due Cine, si arrivò ad una soluzione solamente a partire dal 1971 quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con una risoluzione proposta dall’Albania, riconobbe la legittimità della Repubblica Popolare Cinese a discapito della Repubblica di Cina che fu costretta a rimanere ai margini della comunità internazionale.

Tutto questo fu reso possibile dall’applicazione del principio dell’Unica Cina, principio per il quale gli Stati Uniti e tutta la comunità internazionale riconobbero come unica e sola Cina quella guidata dai comunisti e quindi la Repubblica Popolare Cinese e che di essa ne faccia parte la stessa Taiwan.

Questo principio in seguito venne  ribadito nel dibattuto “consensus del 1992” che dovette assicurare relazioni pacifiche tra le due parti ma ben presto si capì che il consensus non sarebbe durato a lungo in quanto il principio dell’Unica Cina venne condiviso sia dalla Repubblica Popolare sia dalla Repubblica di Cina ma con interpretazioni e significati diversi a seconda degli attori: da una parte la Repubblica Popolare Cinese si considerava essa stessa l’unico legittimo governo cinese di cui l’isola di Taiwan era parte integrante, mentre Taiwan intendeva il  principio dell’ Unica Cina riferito a se stessa[1].

Si comprese subito che l’equilibrio creato con il consensus del 1992 crollò, a seguito dell’invito dell’allora Presidente taiwanese, Lee Teng-hui, della Cornell University riguardo la democratizzazione di Taiwan scatenando però l’ira di Pechino in quanto il Presidente taiwanese compiendo il viaggio negli Stati Uniti si stava distaccando dalla politica della Cina Unica. Così Pechino tra il 1995 e 1996 lanciò una serie di missili nello stretto di Taiwan per intimidire la stessa e ritornare sui propri passi. Questa serie di eventi fu conosciuta come la terza crisi dello Stretto. 

Relazioni attuali: la visita della speaker statunitense Nancy Pelosi 

Al giorno d’oggi la disputa tra le due Cine si è riaccesa a seguito del viaggio della speaker della Camera dei Rappresentanti statunitense Nancy Pelosi tra il 2-3 Agosto 2022. 

A questo evento la Repubblica Popolare Cinese ha risposto invitando l’Esercito popolare di Liberazione, il 4 Agosto, ad iniziare le esercitazioni nello Stretto che sarebbero dovuto durare fino al 7 di Agosto. Esercitazioni che al contrario di quelle svolte dalla Repubblica Popolare Cinese nel 1996, hanno avuto luogo varcando le acque territoriali di Taiwan, compiendo di fatto un blocco aereo e marittimo dell’isola.

A seguito della visita della speaker della Camera statunitense per sottolineare la sovranità di Taiwan alla Repubblica Popolare Cinese, Pechino ha diffuso un “white paper” intitolato “La questione Di Taiwan e la riunificazione della Cina nella Nuova Era” il primo documento a non escludere l’invio di personale amministrativo e militare dopo la riunificazione che la Repubblica Popolare vorrebbe realizzare pacificamente.[2]

Le esercitazioni continuano in quanto anche altri esponenti politici americani si sono recati nell’isola alimentando così la tensione con la Repubblica Popolare Cinese.  Un altro momento di forte tensione si è verificato quando Taiwan per la prima volta ha abbattuto un “drone civile non identificato” per scoraggiare le incursioni sulla contea di Kinmen gruppo di isolette che si trova a pochi chilometri dalla Cina continentale.

Alla luce di quanto esposto è necessario prestare attenzione sia agli sviluppi delle relazioni tra la Repubblica Popolare Cinese e Taiwan sia alle contese sui vari isolotti presenti nel Mar Cinese Meridionale tra i Paesi della regione che sono e diventeranno in futuro instabili con conseguenze che potrebbero coinvolgere tutta la regione dell’Asia Pacifico. 

[1] Yu-Jie Chen and Jerome A. Cohen- China – Taiwan Relations Re-examined“the 1992 Consensus” and cross state agreements– p. 10. Published by Penn Law Scholarship Repository, 2019.

[2] The Taiwan Question and China’s Reunification in the New Era- The People’s Republic of China, The Taiwan Affairs Office of the State Council and The State Council Information Office August 2022- https://english.news.cn/20220810/df9d3b8702154b34bbf1d451b99bf64a/c.html.

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