Kiev ha vinto una battaglia fondamentale, ma la Russia è in attesa di arruolare il “generale inverno” per sovvertire l’esito della guerra

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L’esercito ucraino riprende parte del territorio a nord est del Paese, ma la risposta della Russia è asimmetrica, in attesa dell’inverno che colpirà non solo Kiev, ma tutta l’Europa.

Dopo l’avanzata Ucraina, che ha permesso all’esercito di Kiev di vincere la battaglia più importante da quando è iniziata la guerra russo -ucraina, rimane adesso da capire, prima di tutto, se la ritirata russa sia strategica oppure anticipatrice di una controffensiva asimmetrica. La prima ritorsione è arrivata a meno di 24 ore dall’offensiva di Kiev, quando il 50% dell’Ucraina è rimasto senza corrente elettrica, facendo decrescere in 3 ore del 60% il fabbisogno elettrico dell’intera Ucraina . Secondo qualcuno, ad oggi, il Cremlino ha condotto una guerra con un braccio dietro la schiena, schierando principalmente mercenari stranieri (la Wagner non è stata chiamata in causa), astenendosi dal mettere sul campo i reparti specializzati.

L’avanzata di metà settembre ha segnato il più grande successo ucraino dall’inizio della guerra, da quando, nel febbraio 2022, ha ostacolato il tentativo russo di conquistare la capitale Kiev. L’attacco dell’Ucraina nella regione di Kharkiv sembra avere sorpreso Mosca, che aveva spostato molte delle sue truppe verso sud, dove Kiev aveva annunciato pubblicamente una controffensiva. Il ministro della Difesa russo, in risposta ai successi territoriali ucraini, ha dichiarato che il ritiro delle truppe da Izyum e da altre aree della regione di Kharkiv aveva lo scopo di rafforzare le forze russe nella vicina regione di Donetsk a sud.

Nonostante le critiche piovute all’operato dell’apparato militare –  anche sulle tv russe – il Cremlino valuta il contraccolpo della ritirata dal nord est del Paese e pianifica controffensive anche con azioni da guerra ibrida. L’inverno è alle porte e in Ucraina, vista la posizione geografica, il freddo è quasi imminente; quindi, è lecito aspettarsi, al netto dell’attacco al sistema elettrico ucraino, che la strategia sia cambiata. 

I funzionari ucraini, infatti, hanno accusato la Russia di prendere di mira il sistema elettrico ed altre infrastrutture civili dopo che le forze ucraine hanno fatto progressi in una controffensiva nella parte nord-orientale del paese.  I sospetti si sono palesati pubblicamente attraverso il tweet, di domenica sera, del Presidente ucraino “Il blackout totale nelle regioni di Kharkiv e Donetsk, uno parziale nelle regioni di Zaporizhzhia, Dnepropetrovsk e Sumy è stato opera dei russi” L’obiettivo sembra chiaro: privare l’apparato militare di luce, energia elettrica e riscaldamento in vista del rigido inverno.

In questo contesto, i Paesi europei, schierati apertamente contro la Russia, avendo dimostrato il loro sostegno incondizionato a Kiev, in questi primi 200 giorni di conflitto, potrebbero condividere le sorti dell’alleato ucraino sebbene con un modalità differenti. Non a caso sia la il primo ministro del Belgio ha avvertito che se l’Unione europea non interviene nella crisi energetica, il blocco potrebbe entrare in una “economia di guerra”. Parlando sul canale locale VRT, Alexander De Croo ha sottolineato che questa situazione non è sostenibile.

Criticando i lenti passi della Commissione europea sulla questione, ha detto che il Belgio non permetterà alle aziende di andare in bancarotta o che migliaia di persone vengano gettate in piazza a causa delle bollette energetiche. De Croo ha detto: “Questa è una crisi che riguarda molto più che l’energia, questa è una situazione sulla stabilità e la sicurezza del continente europeo.

Sono molti nelle cancellerie europee ad avere gli stessi dubbi e manifestare le stesse preoccupazioni. In breve, senza energia, o con l’energia ad un costo altissimo, si va a minare il tessuto economico – sociale dell’economia europea; questo il Cremlino lo sa bene, e attende pazientemente l’inverno. Del resto l’inverno è stato da sempre l’unico alleato militare di cui, fin dai tempi degli zar, la Russia abbia mai potuto fare reale affidamento.

Si gioca sull’energia perché i Paesi del continente europeo sono privi  di materie prime e basano principalmente le loro economie sulla vendita di beni e servizi e sull’esportazioni di prodotti manufatturieri; un’eventuale taglio delle forniture potrebbe mandare in crisi migliaia di imprese che creerebbero decine di migliaia di disoccupati. Uno scenario catastrofico.

Per quanto riguarda il fronte ucraino invece, possiamo dire che all’establishment di Kiev serviva una vittoria, e forse, se tale vittoria sarà decisiva lo capiremo solo tra qualche settimana, nel frattempo, però, la ripresa di gran parte del territorio del nord – est è stato propagandato come l’ultimo atto prima della sconfitta finale della Russia. Essa rappresenta, indubbiamente, una grande vittoria, ma pensare che questo concluda definitivamente la guerra pare oltremodo fantasioso e, forse, anche fin troppo speranzoso.

Del resto il governo di Kiev deve per forza utilizzare la tattica della propaganda di guerra per premere sulle cancellerie occidentali ormai stanche di continue richieste di armamenti e prestiti. Meno di una settimana fa, il capo della politica estera dell’Ue, l’alto rappresentante Josep Borrell ha lanciato  un allarme non  indifferente “Bene il sostegno militare dell’Ue a Kiev per aiutare l’esercito ucraino prima nella resistenza all’invasione della Russia, e adesso, forse, per la controffensiva a Kherson. Ma questo supporto sta sollevando un problema non da poco: le scorte di armi dei Paesi europei sono gravemente “esaurite”.

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