Sotto la minaccia Hezbollah, Biden cerca la mediazione tra Israele e Libano

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Il mediatore statunitense Amos Hochstein,  diplomatico che media i colloqui tra Libano e Israele si recherà nuovamente, dopo la visita del luglio scorso,  a Beirut per mediare i colloqui tra Libano e Israele sul confine marittimo condiviso.

La nuova missione di Hochstein

Rimasta per mesi in uno stato di latenza, spesso ai margini di altre questioni regionali, la controversia riguardante la delimitazione del confine marittimo fra Libano e Israele è riemersa prepotente nelle ultime settimane. A rilanciare il tema fu  l’arrivo nella regione della nave piattaforma Energean Power, chiamata ad avviare l’estrazione di gas nel giacimento naturale di Karish, per conto di Israele.

La disputa si concentra su un’area di poco meno di 500 chilometri quadrati sul Mediterraneo orientale. La zona è potenzialmente ricca di gas, rientta in un progetto israeliano che dovrebbe entrare in funzione in autunno.

l’area marittima contesa tra Israele e Libano
 https://www.google.com/amp/s/amp.dw.com/en/israel-lebanon-maritime-borders-us-backed-talks/a-55133674

Su invito delle autorità libanesi l’inviato Usa Amos Hochstein, responsabile della conduzione dei negoziati, venne richiamato lo scorso Luglio in tutta fretta a Beirut dopo che nell’ottobre del 2021 lasciò la capitale inviperito per l’intransigenza della parte libanese in merito alla delimitazione delle zone economiche esclusive (Zee).

Un alto funzionario israeliano, parlando a Reuters in condizione di anonimato, ha detto che Hochstein si accinge a presentare una nuova proposta condivisa da Israele che “include una soluzione che consentirebbe ai libanesi di sviluppare le riserve di gas nell’area contesa” ma preservando al tempo stesso i “diritti commerciali di Israele” . Un funzionario libanese ha invece affermato che la proposta consentirebbe al Libano di esplorare l’intera Qana Prospect, seguendo una linea marittima originariamente richiesta durante i negoziati.

Una prospettiva che dunque sembrerebbe accontentare tutte le parti. Hochstein dopo la missione dell’estate scorsa espresse già un cauto ottimismo circa il buon proseguo del negoziato anche in ragione del fatto che le società esplorative coinvolte avrebbero da qual momento avuto la “certezza legale e diplomatica”.

L’intransigenza di Hezbollah mette a rischio l’accordo

Ma la risoluzione tra Israele e Libano delle dispute marittime rischiano di arrivare a un punto morto a causa delle opposizioni che Hezbollah, gruppo politico armato sciita, sta creando all’interno del governo di Beirut. 

Se da un lato funzionari israeliani, libanesi e quelli dell’amministrazione statunitense restano ottimisti sulla possibilità di raggiungere un accordo, dall’altro vi è chi vorrebbe cercare di condurre il già martoriato Paese dei cedri verso lo scontro aperto con lo stato ebraico.

Il leader di Hezbollah, organizzazione che viene considerata un gruppo terroristico da Washington, Hassan Nasrallah, ha minacciato di riaprire la guerra mai pacificata dal 2006 se i diritti del Libano non saranno preservati. 

,Forse proprio su paura di rappresaglie da parte di Hezbollah, i leader libanesi respinsero la proposta di Israele tesa ad ottenere uno dei  giacimenti di gas nell’area contesa in cambio di un compromesso su un altro potenziale giacimento di gas, rifiutando anche la proposta di condividere i potenziali introiti con Israele e di organizzare uno sforzo congiunto per la produzione di gas in una parte dell’area oggetto di contesa.

La crisi di energia a livello globale rischia di fare da effetto detonatore

La questione delle risorse energetiche, e delle fonti di gas nel Medio oriente, è destinata a diventare di una attualità drammatica in una fase storica dominata dalla guerra in Ucraina e dai fabbisogni crescenti in tema di energia, soprattutto da parte dell’Europa dopo il taglio nelle forniture di gas imposto dal gruppo Gazprom al Vecchio Continente. Sospinti anche dal voler evitare un ulteriore “fronte caldo” dopo quello ucraino e allarmati dalle minacce di Hezbollah, Washington avrebbe chiesto al Libano di abbandonare le proprie rivendicazioni su un’importante area di confine nel campo karish: gli Stati Uniti  concorderebbero di fatto con la posizione israeliana, ritenendo che l’area marittima contesa nel campo di Karish  sia al di fuori delle acque dei territori libanesi e proponendo la divisione dell’area in due parti come soluzione soddisfacente tanto per gli israeliani quanto per i libanesi.

Anche lo stesso presidente americano Biden nella sua telefonata con il primo ministro israeliano Yair Lapid “ha sottolineato l’importanza” di risolvere la disputa sul confine marittimo tra Israele e Libano. In questo senso il Libano rischia di essere la vittima sacrificale: il senso di urgenza impone a israeliani e libanesi di ottenere un accordo il prima possibile in quanto Hezbollah minaccia di intensificare le azioni terroristiche qualora ritenesse che in virtù di un compromesso con Israele i diritti economici di Beirut non venissero rispettati. Il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah ha definito una linea rossa l’inizio della produzione nell’impianto di perforazione di Karish.

Funzionari israeliani hanno affermato che Hochstein ha visitato Parigi per colloqui con funzionari francesi sulla disputa marittima. La Francia è uno dei paesi occidentali con la maggiore influenza sul Libano e mantiene stretti rapporti con Israele. Con molta probabilità Hochstein avrebbe dovuto incontrare alti dirigenti del colosso energetico francese Total, che possiede i diritti di esplorazione del gas nelle acque libanesi. Risolvere la controversia risulta essere una “priorità chiave” per l’amministrazione Biden, ha detto un funzionario della Casa Bianca: “Continuiamo a ridurre i divari tra le parti e crediamo sia possibile un compromesso duraturo”, ha affermato Washington, aggiungendo che Hochstein è in comunicazione quotidiana con funzionari israeliani e libanesi. Lo spettro di un’ altro fronte di crisi, dopo quello ucraino, vuole essere evitato da Washington ad ogni costo.

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