Nuovi programmi di spesa militare record per il Giappone

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Il deteriorarsi dell’ambiente strategico circostante sta portando Tokyo verso un effettivo riarmo, con buona pace dell’articolo 9 della Costituzione.

Il ministero della Difesa giapponese ha presentato la propria richiesta di budget per l’anno fiscale 2023, che ammonta a circa 40 miliardi di dollari. Nonostante questa somma rappresenti l’undicesimo aumento consecutivo, è chiaro che mai come quest’anno ci sia stata una forte azione del governo per promuovere l’aumento di spesa e giustificarlo agli occhi dell’opinione pubblica e della comunità internazionale. L’invasione della Russia ai danni dell’Ucraina rappresenta un punto di svolta nelle relazioni internazionali, aprendo la porta a un periodo di forti instabilità davanti al quale il Giappone non può non prepararsi nel migliore dei modi.

L’obiettivo della leadership del Partito Liberal-democratico è quello di portare nel medio periodo il Giappone a spendere in difesa e armamenti circa il 2% del PIL, in linea con gli obiettivi dichiarati dei Paesi NATO, e di superare con una riforma la clausola pacifista dell’art. 9 della Costituzione. Il primo obiettivo avrebbe effetti molto limitati in assenza del secondo, che può essere raggiunto solo tramite un referendum che allo stato attuale appare molto difficile. È chiaro quindi che il governo di Tokyo deve vincere le resistenze interne, e per far ciò non basterà un segno più nelle voci del budget. La tragica morte di Abe Shinzo potrebbe avere un effetto in questo senso, ma è difficile che lo abbia nel lungo periodo.

Nel dettaglio, la richiesta di budget espressa dal Ministero della Difesa è allo stato attuale una semplice lista di elementi da acquisire, senza particolari delucidazioni sulla messa a sistema di questi e sulle capacità che le Forze di Autodifesa dovranno far proprie. Per far ciò è infatti necessario attendere la pubblicazione dei nuovi documenti strategico-programmatici del governo di Tokyo, in uscita per la primavera del 2023: alla luce di questa programmazione verrà poi definito con chiarezza l’utilizzo di questi fondi. 

Gli elementi previsti allo stato attuale riguardano il comparto missilistico (a conferma della tendenza regionale al massiccio utilizzo di questi sistemi d’arma), le capacità cyber, il nuovo progetto di caccia sviluppato con il Regno Unito, nuove unità navali e droni finalizzati non solo alla raccolta di informazioni, ma anche al combattimento. In particolare, da questi ultimi due aspetti si evince come il governo giapponese, avallando progetti per unità navali operabili da equipaggi ridotti, debba fare i conti con una popolazione non solo sempre più anziana, ma anche restia all’impiego nelle forze armate.

Al netto delle caratteristiche del budget, è però chiaro che l’allocazione dei fondi da sola non sia sufficiente al raggiungimento di un livello di efficacia soddisfacente. Nel particolare caso del Giappone è infatti ancor più necessario integrare le spese in un dialogo non solo interno alle forze armate del Paese, ma anche interno alla società nel suo complesso, che deve scegliere se accettare la visione del PLD o proseguire lungo il tradizionale pacifismo costituzionale.

Nato nel 1992 in Sardegna, consegue la laurea triennale in Scienze Politiche presso l’Università di Cagliari, per poi proseguire gli studi in Relazioni Internazionali Comparate presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, laureandosi con una tesi sulla dottrina militare maoista. In mezzo, un’esperienza di quattro mesi presso la Capital Normal University di Pechino e un crescente interesse per tematiche riguardanti l’Asia-Pacifico, la strategia militare e la marittimità. Nel 2019 consegue il master in Studi Strategici e Sicurezza Internazionale presso l’Istituto di Studi Militari Marittimi di Venezia, dove frequenta il 78° Corso Normale di Stato Maggiore per ufficiali della Marina Militare. Continua a collaborare con l’Istituto, principalmente per convegni e incontri all’Arsenale di Venezia e partecipando in veste di tutor alle esercitazioni di Pianificazione Operativa. Attualmente vive a Venezia ed è membro dello IARI, redazione Asia-Oceania, dove si occupa principalmente del Giappone. È inoltre membro del CeSMar (Centro Studi di Geopolitica e Strategia Marittima), think-tank affiliato alla Marina, e ha pubblicato analisi e approfondimenti per altre testate online.

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