Il ruolo delle Svalbard nella crisi degli approvvigionamenti

5 mins read
Fonte foto: https://www.reuters.com/markets/commodities/norway-extend-life-its-last-arctic-coal-mine-meet-demand-2022-09-02/

La Norvegia si appresta ad assumere un ruolo molto importante nella crisi che potrebbe interessare le materie prime: alle Svalbard si continuerà a produrre carbone, diversamente da quanto deciso in precedenza.

In una recente comunicazione, la Norvegia ha fatto sapere che prolungherà le attività estrattive di carbone nell’arcipelago delle Svalbard. Le attività della compagnia Store Norske Spitsbergen Kullkompani, incaricata dell’estrazione, proseguiranno fino al 2025, salvo nuove rettifiche. Si continuerà ad estrarre il carbone, contrariamente alla decisione presa in precedenza, che prevedeva la fine dell’attività entro l’autunno del 2023.

Il materiale estratto sarà di vitale importanza nella produzione d’acciaio in tutta Europa e, secondo il Ministro dell’Industria Jan Christian Vestre, il carbone norvegese potrà essere determinante per gli approvvigionamenti europei. In linea di massima, la previsione potrebbe non essere errata. La crisi degli approvvigionamenti di materie prime, sta per investire l’Europa, e le cause principali sono da attribuire al conflitto tra Russia e Ucraina.

Per questo motivo, pare imminente che gli effetti del conflitto si estenderanno anche a settori strategici dell’economia e dell’industria, come appunto la produzione dell’acciaio e tutto il comparto che vi gira intorno. Tutti i player europei stanno correndo ai ripari per trovare le giuste contromisure per fronteggiare in primis la crisi energetica, ma anche quella economica conseguente. La Norvegia, in tale contesto, si pone come argine per almeno uno dei settori interessati. 

Sarà quindi Oslo, la risposta alle incertezze europee riguardo l’accesso alle materie prime? È presto per dirlo. La produzione di acciaio è fortemente influenzata dalla crisi internazionale e un solo paese non potrebbe soddisfare il fabbisogno di tutta Europa. Proprio per questo, il ruolo che la Norvegia punta ad assumere è semplicemente quello di punto di riferimento per la produzione carbonifera.

Il paese ha predisposto quindi che il carbone prodotto, in particolare nelle Svalbard, sarà destinato alle acciaierie di tutta Europa e non più alle centrali elettriche. In breve tempo l’arcipelago delle Svalbard potrebbe quindi ritornare sulla cresta dell’onda, per l’importanza delle sue materie prime. La miniera più importante si trova a sud-est di Longyearbyen ed è chiamata semplicemente miniera n.7; la sua importanza risiede nel fatto che è l’unica miniera ancora gestita interamente dallo stato norvegese nell’arcipelago.

La Store Norske ha infatti avviato un processo che ha portato in circa 20 anni, alla progressiva chiusura di tutte le altre miniere dell’arcipelago.  Le altre risorse sono invece gestite congiuntamente da altri stati, sulla base del Trattato delle Svalbard del 1920. Ad ogni modo, la Norvegia, grazie a quella miniera, riesce ad ottenere circa 30.000 tonnellate di carbone per il proprio fabbisogno interno, mentre altre 80.000 tonnellate annue, vengono destinate all’esportazione. La clientela è composta perlopiù da aziende metallurgiche di tutta Europa, ma non mancano attività operanti nella chimica. 

Ma dunque, quali sono i piani di Oslo? È chiaro che c’è molto altro oltre alla mera volontà di risoluzione di una crisi. Il prolungamento delle attività estrattive della miniera n.7, rientra nel piano strategico norvegese, di mantenere una certa influenza, in particolar modo sulle Svalbard, dove la sovranità del paese non corre rischi, ma l’influenza è seriamente in discussione, specie nel settore estrattivo. Nell’arcipelago infatti, vi è un’altra miniera di carbone, gestita totalmente dalla Russia.

Quindi per principio, è bene per la Norvegia, marcare la propria impronta sulle isole artiche.  In sostanza, la Norvegia si fa trovare pronta anche questa volta. La lotta al cambiamento climatico si attua combattendo l’utilizzo di combustibili fossili, ma la guerra ha mutato le esigenze di molti paesi. Qui, la mossa della Norvegia, consistente in un cambio di passo in merito alle sue politiche ambientali, costituisce un passo indietro nella lotta al cambiamento climatico, ma al momento, il paese ha bisogno di rispondere ad un vuoto d’influenza che potrebbe crearsi nel settore dell’approvvigionamento delle materie prime. 

Vive a Brusciano (NA) ed è ha una laurea Magistrale in Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali, incentrata sulla geopolitica del Mar Glaciale Artico. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania, collabora da pubblicista con la rivista online, tra cui “Grande Campania”, e gestisce la rivista online “Impronte Sociali” nel ruolo di direttore editoriale. Contestualmente svolge l’attività di Content Manager & editor presso la casa editrice “Edizioni Melagrana”. Nell’ottobre 2019 entra a far parte dello IARI, mettendo a frutto quelle che sono le competenze acquisite durante gli studi universitari. Scrive di Affari Artici, approfondendo gli aspetti geopolitici e strategici dei territori interessati. Ha un diploma IFTS come Social Media Manager conseguito a maggio 2021, grazie al quale gestisce account social di alcune attività del territorio. Da sempre attivo in associazioni che mirano alla promozione socio-culturale e politica, è componente del Nucleo di Valutazione presso il Comune di Brusciano.

Latest from ARTICO