Visto o non visto, questo è il dilemma

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Fonte immagine: https://www.lrt.lt/en/news-in-english/19/1765559/baltics-want-to-end-eu-tourist-visas-for-russians-what-do-other-countries-think

Importanti novità sembrano attendere i cittadini della Federazione russa. La portavoce della Commissione europea Anita Hipper ha annunciato che è al varo della Commissione la proposta, avanzata da alcuni Stati, di vietare il rilascio dei visti turistici per entrare in Unione europea ai cittadini russi attraverso un’azione coordinata a livello comunitario. La Russia minaccia conseguenze, mentre una parte del mondo occidentale si è mostrata poco propensa ad accettare una simil proposta, evidenziando le conseguenze che una scelta così estrema potrebbe avere. 

L’idea di attuare una politica comune volta a impedire il rilascio dei visti turistici ai cittadini russi è nata a seguito di una richiesta formulata da Volodymyr Zelensky. Nel corso di un’intervista, rilasciata al quotidiano statunitense Washington Post, il Presidente ucraino ha invocato la totale chiusura dei confini europei ai cittadini russi, come risposta all’invasione, almeno fino a che questi non “cambieranno la propria filosofia di vita”. 

Pertanto, i Ministri degli esteri europei discuteranno in merito alla revisione dell’Accordo del 2007, che facilita il rilascio dei visti tra Unione europea e Federazione russa, nel corso del Consiglio Affari esteri, che si terrà Praga alla fine di agosto. L’Accordo del 2007 era già stato sospeso in parte a febbraio, immediatamente dopo l’invasione dell’Ucraina, limitatamente alla libera circolazione dei funzionari di governo e uomini d’affari della Federazione russa.  Per la concessione dei visti ai comuni cittadini, invece, ogni Stato ha agito in modo autonomo, in assenza di una linea guida comune. 

La Repubblica ceca e la Lituania sono stati i primi paesi a sospendere il rilascio dei visti ai cittadini russi a febbraio. La Lettonia ha deciso di sospendere il rilascio dei visti a partire dal 1° agosto, ad eccezione dei casi in cui si richieda il visto per poter partecipare al funerale di un parente stretto. 

L’Estonia è il paese che ha applicato le restrizioni più severe. A partire dal 18 agosto, infatti è stato vietato ai cittadini russi in possesso di un visto turistico rilasciato dalle autorità estoni di entrare nel paese, ad eccezione dei cittadini russi titolari di un permesso di soggiorno estone, dei diplomatici russi e dei loro familiari che lavorano in Estonia, di coloro che si occupano di trasporto internazionale di merci e passeggeri e gli studenti. La Repubblica baltica ha annunciato misure ancora più restrittive, nel senso che intende vietare l’ingresso anche ai cittadini russi in possesso di visti Schengen rilasciati da altri paesi. 

La Finlandia ha adottato una linea più morbida annunciando l’intenzione di ridurre il numero di visti concessi ai russi. Sulla stessa scia si sono poste anche la Norvegia, la Danimarca e la Polonia, sebbene queste ultime abbiano sottolineato la necessità di avere una soluzione europea congiunta. I cittadini russi, infatti, potrebbero comunque aggirare i divieti imposti se in possesso di un visto Schengen rilasciato da un altro Stato. 

Le reazioni delle Nazioni Unite, dell’Unione europea e della Russia 

Le politiche attuate dai paesi sopramenzionati, i più dei quali sono storicamente legati alla Russia da rapporti turbolenti, non ha incontrato un largo favore a livello internazionale. 
Le Nazioni Unite si sono opposte alla decisione dell’Estonia e attraverso il portavoce del Segretario generale hanno fatto sapere che, sebbene riconoscano il diritto di ogni paese di attuare le proprie politiche in materia di visti, considerano questo divieto discriminatorio nei confronti dei russi. 


Anche il rappresentante per la politica estera dell’Unione europea Josep Borrell ha ribadito di essere contrario al divieto di rilascio dei visti turistici per tutti i russi, ma di essere favorevole a un processo più selettivo. Francia e Germania sono in testa ai paesi che si oppongono alle restrizioni sui visti, avendo definito una tale scelta controproducente. In particolare, il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha affermato che i cittadini russi innocenti non dovrebbero essere coinvolti a causa delle azioni di Putin.


Critiche sono giunte anche dal movimento di Alexey Navalny, noto oppositore politico di Putin, che al momento si trova in stato detentivo. In un tweet pubblicato il 10 agosto, la portavoce di Navalny ha affermato che la proposta di vietare indiscriminatamente i visti a tutti i russi non avrebbe alcun effetto sull’andamento del conflitto se non quello di impedire o rendere difficile la fuga degli oppositori politici e di contribuire al gioco della propaganda che avrebbe così a sua disposizione materiale per parlare della dilagante russofobia che regna in occidente. 


Un visto turistico potrebbe, infatti, rappresentare per i dissidenti la prima e la più sicura strada per lasciare la Federazione russa e per chiedere asilo politico in Europa. 
Infine, come evidenziato da Giovanni Savino, un eventuale blocco al rilascio dei visti turistici non fungerebbe affatto da deterrente per il sostegno della popolazione russa a Putin. Si stima infatti che il 69% dei russi non possiede un passaporto valido per l’espatrio e non ha mai visitato un paese al di fuori della Russia; pertanto, più della metà della popolazione non sarebbe comunque toccata dal divieto. 


Ad oggi, la guerra è entrata in una fase di stallo e non sembra risolvibile sul piano militare, almeno non nel breve periodo. Nell’opinione di chi scrive, l’unica strada percorribile è quella della diplomazia; politiche così restrittive non farebbero altro che accrescere il senso di isolamento del popolo russo rispetto alla comunità internazionale con il rischio di far accrescere il consenso interno di Putin in maniera esponenziale. 

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