Inflation Reduction Act, l’ultima vittoria di Biden

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Il 12 agosto Biden ha firmato l’Inflation Reduction Act, un pacchetto di norme cardine del suo programma politico su clima, salute e inflazione

Dopo mesi di dibattito politico, il piano cardine dell’amministrazione Biden su clima, salute e inflazione è stato approvato alla Camera dei Rappresentati il 12 agosto 2022, una settimana dopo l’approvazione al Senato. Il piano, denominato Inflation Reduction Act, è stato definito dal presidente americano come “una delle leggi più significative della nostra storia, l’anima dell’America è vibrante, il futuro dell’America è luminoso e la promessa dell’America è vera ed è appena iniziata”.

La legge prevede investimenti da oltre 750 miliardi di dollari per la lotta al cambiamento climatico, la riduzione dell’inflazione e i tagli ai costi della sanità. In termini di politiche verdi, il testo prevede infatti incentivi finanziari per le energie rinnovabili, un pacchetto di 370 miliardi di dollari per ridurre le emissioni di gas serra del 40% entro il 2030. Sul fronte della sanità, sono previste misure per ridurre il prezzo dei farmaci e più in generale per correggere le disuguaglianze di accesso alle cure mediche negli Stati Uniti. Sul fronte dell’inflazione, sono stati registrati livelli molti alti durante questi anni dell’amministrazione Biden.

Da una parte, i repubblicani sostengono che l’inflazione è aumentata da quando Biden è salito alla presidenza, ben prima dello scoppio della guerra in Ucraina. Essi accusano l’amministrazione democratica di aver varato un enorme piano di spesa pubblica per la ripresa post-covid, l’American Rescue Plan, che a loro detta prevedeva spese inutili. Questo massiccio pacchetto di aiuti ha determinato il più alto livello di inflazione degli ultimi 14 anni.

Dall’altro lato, i democratici difendono l’American Rescue Plan che ha garantito una ripresa economica post-covid da record, e ritengono che l’alta inflazione sia dovuta a un insieme di fattori interni ed esterni, come lo scoppio della guerra di Ucraina. L’alta inflazione ad oggi è trasversale in molti Stati, non dovuta quindi esclusivamente al piano di spesa pubblica di Biden. Il pacchetto ha ridotto l’insicurezza alimentare, la povertà, sostenuto il mercato del lavoro, finanziato la distribuzione vaccinale, le politiche verdi e le misure di sostegno al child care.

Tornando all’Inflation Reduction Act, questa legge rappresenta per Biden non solo una vittoria per il paese, ma anche per la reputazione della sua amministrazione e del Partito Democratico in vista delle elezioni di metà mandato previste per novembre 2022. Per finanziare questi investimenti, è prevista l’istituzione di un’aliquota fiscale minima del 15% per le grandi imprese con profitti che superano il miliardo di dollari. Il traguardo ottenuto da Biden è stato sofferto, dato che questa legislazione è rimasta in sospeso per più di un anno.

All’inizio la proposta di Biden era di varare un pacchetto molto ambizioso di investimenti pubblici in programmi ambientali, sociali e infrastrutturali. Il piano denominato Build Back Better Plan è stato dibattuto e rimasto bloccato in un’impasse tra il 2020 e il 2021. L’Inflation Reduction Act si presenta come meno ambizioso rispetto alla proposta iniziale, soprattutto per quanto riguarda gli incentivi per combattere il cambiamento climatico e più in generale in termini fiscali.

A livello legislativo, rispetto al piano iniziale manca tutto il comparto di politiche per le famiglie, che doveva includere esenzioni fiscali per i figli e permessi pagati. Anche alcune politiche sanitarie non sono state inserite, come l’iniziativa di espandere ulteriormente il bacino di utenza di Medicaid. Ad ogni modo, questa legislazione rappresenta il coronamento di due anni di lavoro legislativo: dopo aver approvato norme sulle infrastrutture, la sicurezza delle armi, la produzione di microchip e il welfare per i veterani, Biden può rivendicare di aver portato a casa anche il pezzo più importante del suo programma. 

Su richiesta del senatore Joe Manchin III, sono state fatte passare delle concessioni all’industria dei combustibili fossili, in cambio del suo appoggio per approvare la legislazione al Senato. In conclusione, essendo questo un importante piano di spesa pubblica, dopo le critiche ricevute per l’American Rescue Plan, i democratici hanno preventivamente spiegato che questo piano dovrebbe ridurre innanzitutto il deficit americano di 275 miliardi nei prossimi dieci anni.

Inoltre, le misure volte ad abbassare il costo dell’energia e dei farmaci dovrebbero aiutare a contenere l’inflazione. Tuttavia, alcuni economisti ritengono che nel lungo termine l’impatto sull’inflazione sarà modesto. Ad ogni modo, questo piano è fondamentale per Biden che tenta di invertire il calo di consensi del Partito Democratico.

In vista delle elezioni di metà mandato, ogni vittoria raggiunta da Biden può essere da lui sventolata per riottenere consensi. I dati sul gradimento dell’attuale presidente sono al 39%, uno dei peggiori mai visti a questo punto del mandato. A novembre si voterà per il rinnovamento di tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti, 34 seggi su 100 del Senato, e in 39 Stati si terranno anche elezioni statali e locali per eleggere governatori o rappresentanti interni.

Ad oggi i democratici controllano la Camera con una maggioranza risicata, mentre in Senato c’è la parità tra repubblicani e democratici. Il rischio è che entrambi i rami del Congresso americano verranno controllati dai repubblicani, e per l’amministrazione democratica non avere l’appoggio del legislativo può costituire una difficoltà per portare avanti il proprio programma. Gli Stati Uniti sono una repubblica presidenziale, per cui può verificarsi una coabitazione che vede l’esecutivo controllato da un partito e il legislativo dall’altro. S

eppur questa coabitazione non genera crisi di governo come nei sistemi parlamentari, costituisce comunque una condizione che impatta sull’approvazione di misure e iniziative di governo, quindi sulla capacità di governare. Questa prospettiva va tenuta in considerazione per i cambiamenti che ci saranno in termini di politica estera degli Stati Uniti. Ad esempio, con la guerra in Ucraina in atto, Washington è stato uno dei Paesi che più di tutti ha sostenuto Kiev.

Sono stati approvati pacchetti di aiuti militari e umanitari, che hanno visto nel Congresso l’opposizione da parte dell’ala più radicale del Partito Repubblicano, quella vicina all’ex presidente Trump. Resta da chiedersi come si comporterà l’ala più centrista del GOP nel caso in cui il partito dovesse ottenere la maggioranza alla Camera e al Senato. 

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