Lula vs Bolsonaro; programmi a confronto 

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Fonte Immagine: https://www.infobae.com/america/america-latina/2022/07/15/eduardo-bolsonaro-no-voy-a-aceptar-una-eleccion-amanada/

Manca sempre meno all’elezione del nuovo Presidente del Brasile. Usare l’aggettivo nuovo pare un’ironia, in quanto i due candidati maggiormente quotati a sfidarsi per entrare nel Palácio do Planalto a Brasilia sono l’attuale Capo di Stato verde oro Jair Bolsonaro e Lula da Silva, già Presidente del Brasile per due mandati consecutivi dal 2003 al 2011.

A meno di un mese dalla tornata elettorale in programma il 2 ottobre, con eventuale ballottaggio il 30 dello stesso, la situazione pare non essere cambiata rispetto a quella disegnata dai vari sondaggi susseguitesi durante tutto l’anno da parte dell’istituto Datafolha, per il quotidiano Folha, uno degli enti di sondaggi più autorevoli dello Stato. In tal senso è ottimo consultare la pagina dedicata, con continui aggiornamenti e sondaggi, anche molto specifici su determinate zone del Brasile, di Datafolha, per avere un quadro maggiormente esaustivo sulle elezioni. Se i numeri venissero confermati alle urne, Lula si attesterebbe tra una forbice del 42-48%, con Bolsonaro intorno al 30%. Molto indietro invece la cosiddetta ‘terza via’, con Ciro Gomes del Partido Democrático Trabalhista all’8% e Simone Tebet per Movimento Democrático Brasileiro al 2%. Stando così le cose sarebbe necessario il ballottaggio, in quanto per divenire Presidente del Brasile al 1° turno è necessario il 50%+1, difficile da raggiungere anche per Lula. Al secondo giro elettivo però i numeri non darebbero alcuna chance a Jair Bolsonaro, indicando Lula al 55%.

Appurata quindi la situazione, pare chiaro che i due sfidanti reali saranno Jair Bolsonaro, con il Partido Liberal e Lula da Silva con il Partido dos Trabalhadores

Un punto di riflessione e dibattito sicuramente più realistico rispetto ai soli numeri sono i programmi di governo con i quali Lula e Bolsonaro si presenteranno all’elezione, e che spiegano molto dell’idea e possibile strada che potrebbe intraprendere il Brasile in caso di vittoria dell’uno o dell’altro.

Il piano di governo con il quale Jair Bolsonaro correrà per questa rielezione, con candidatura ufficializzata davanti ad un ampia platea allo stadio Maracanazinho di Rio lo scorso 24 luglio, è frutto di un lavoro congiunto da parte dello ‘zoccolo duro’ del suo partito. A coordinare il gruppo per la redazione di tale piano, oltre ovviamente a Bolsonaro, vi è il senatore e figlio, Flávio Bolsonaro, il Primo Ministro della Casa Civil Ciro Nogueira, il presidente nazionale del partito Valdemar Costa Neto e il generale ed ex Ministro della Difesa Walter Braga Netto, designato anche come Vicepresidente in questa campagna elettorale.

Consultando più nel dettaglio le 48 pagine presentate al Tribunal Superior Eleitoral  (TSE), Bolsonaro mette come priorità nella tematiche sul lavoro, la creazione di nuovi posti e la difesa e mantenimento delle modifiche alla legislazione lavorativa approvate durante il governo dell’ex presidente Michel Temer. Ampliamento della formazione dei lavoratori e la creazione di alternative contrattuali intelligenti che riconoscano la realtà nelle quali i lavoratori si trovano, compresi i lavoratori tramite ‘‘app’’ e i lavoratori rurali tra gli altri, sarebbe un’ulteriore novità.

In campo economico la volontà espressa dal documento è quella di rimarcare e difendere i principi già adottati nel 2018, come le privatizzazione, la responsabilità fiscale e la difesa della riforma fiscale. Si continuerà a rispettare il regime di ottimizzazione dell’inflazione in vigore nel Paese, in cui la Banca Centrale adotta misure, come l’innalzamento o abbassamento dei tassi di interesse, per controllare i prezzi. Preservata anche l’indipendenza del Banco Central, e la volontà di mantenere e consolidare il PIX, ovvero il pagamento elettronico istantaneo offerto dall’ente.

Nessun cambio di rotta invece per quanto riguarda l’intensificazione e promozione sia delle attività minerarie sia dell’agrobusiness brasiliano. Il documento spinge molto su alcuni programmi attuati dal governo, ovvero il Programma nazionale di sostegno alle micro e piccole imprese (Pronampe), il Programma di accesso al credito di emergenza (PEAC Maquininhas) e la creazione dell’Emergenza Employment and Income Preservation Benefit

Punto fondamentale del programma, e dell’intera campagna elettorale di Bolsonaro, è ovviamento l’Auxílio Brasil. Il documento mira a mantenere il sostegno economico di 600 R$ anche nel 2023, conservando quindi i 200 R$ aggiunti dal governo Bolsonaro. Infine, il giornale Gazeta do Povo, ha riportato che molti suggerimenti nella stesura di questa parte di programma siano arrivati da Daniella Marques, ovvero l’attuale presidente della Caixa Econômica Federal.

Sulle tematiche etiche, di diritto e morali anche in questo caso il programma tende a seguire una linea già adottata dal governo come la forte propensione a combattere l’ideologia gender, la difesa della vita, la netta opposizione all’aborto, la preservazione della famiglia. Il tutto tacciato da un forte sentimento religioso, cattolico ed evangelico, come ribadito da Bolsonaro stesso citando quelli che lui chiama i valori tradizionali della società: “Dio, Patria, Famiglia, Vita e Libertà”. Questa parte specifica di programma, nel 2018, valse molti voti e base elettorale forte per Bolsonaro.

Appunto nel programma anche sul diritto di “usare la forza” e le armi da fuoco “per evitare aggressioni ingiuste”. Anche in questo secondo mandato quindi verrebbe preservato ed ampliato il diritto fondamentale all’autodifesa e alla libertà individuale, soprattutto per quanto riguarda il rafforzamento degli istituti legali che garantiscano l’accesso alle armi da fuoco per i cittadini. 

Promessa di ingenti investimenti arriva invece sulla tematica culturale, con finanziamenti che potrebbero raggiungere i 30 miliardi di R$ entro il 2026.

Tematica molto delicata e critica è quella ambientale. Il piano afferma che l’incendio illegale è una questione della massima importanza, tuttavia mette in dubbio i dati sulla devastazione delle foreste affermando che a seconda del tipo di parametro, del tipo di lettura dei dati, delle statistiche utilizzate e della tecnologia delle immagini adottate, tra gli altri fattori, i risultati possono essere estremamente disparati. Fondamentale quindi per il programma, consolidare le banche dati affinché armonizzino i risultati delle indagini sugli incendi boschivi nel Paese.

Secondo il presidente, questo provvedimento consentirà di definire in modo più deciso le politiche pubbliche contro gli incendi. L’accelerazione dello sviluppo di una serie di azioni per ridurre e mitigare i gas serra e l’uso razionale delle risorse naturali attraverso misure come l’incoraggiamento delle energie rinnovabili, compresa l’energia eolica, sono altre novità importanti del documento. Altra proposta è quella di aumentare e rendere permanenti, delle basi fisse di controllo nell’Amazzonia, per combattere la criminalità. Pochi invece gli accenni riguardanti alle attività di agrobusiness e sulle popolazioni indigene.

In linea generale il programma ed obiettivo di Bolsonaro è quello di presentare all’elettore un piano di governo oggettivo e di facile comprensione, come nel 2018. Questa caratteristica è evidente nel documento, fortemente segnato dalle impronte del Presidente, e poco soggetto al lavoro dei professionisti del marketing politico.

Di tutt’altro tono invece il programma, di 21 pagine imperniato su 4 linee guida, proposto da Lula da Silva e dai partiti membri della coalizione progressista Vamos Juntos pelo Brasil (PT, PSB, PCdoB, Partido Verde, PSOL, Rede, Solidariedade), coordinati dalla Fondazione Perseu Abramo (la Fondazione del PT) sotto la supervisione di Aloizio Mercadante, il suo Presidente, figura storica del PT ed ex ministro. Il documento presentato è frutto anche di un contributo sella società civile attraverso una piattaforma virtuale, nella quale sono state fatte ulteriori proposte, alcune delle quali inserite nel programma definitivo.

In ambito economico tante le novità e proposte del leader del PT. “Una strategia di sviluppo equo, solidale, sostenibile, sovrano e creativo, cercando di superare il modello neoliberista che ha portato il Paese all’arretratezza. Investimenti in infrastrutture urbane, comunicazioni e cambiamenti nei modelli di consumo e produzione di energia aprono enormi possibilità per nuovi tipi di industrie e servizi e opportunità di inserimento lavorativo”, afferma il testo.

Forte la critica verso l’aumento dei tassi di interesse della Banca Centrale degli ultimi mesi ed attuale politica dei prezzi del carburante di Petrobras. In tal senso Lula propone la ripresa delle scorte regolari per contenere l’aumento dei generi alimentari ed una transizione verso una politica nuova dei prezzi di gas e carburante, che tenga conto dei costi nazionali. Opposizione inoltre verso la privatizzazione di Petrobras, Eletrobras e Correios. Aumenti negli acquisti pubblici, investimenti ed utilizzo delle banche pubbliche come Bando du Brasil, Caixa e Banco Nacional de Desenvolvimento Economico e Social.

Altra promessa del programma è quella di rinegoziazione dei debiti delle famiglie e delle piccole e medie imprese attraverso le banche pubbliche e gli incentivi alle banche private. Altre misure proposte sono la riduzione del costo del credito, aumentando la concorrenza nel sistema bancario, l’abrogazione della norma approvata durante l’amministrazione Temer, che ha stabilito un tetto alla spesa federale con l’obbiettivo di ridurre il debito pubblico e la costruzione di un nuovo regime fiscale che abbia flessibilità e garantisca un’azione anticiclica, cioè che permetta al governo federale di aumentare la spesa pubblica con l’obiettivo di riscaldare l’economia. Quest’ultima idea prevede il pagamento di più tasse da parte dei cosidetti super ricchi, con una struttura fiscale più semplice e progressiva. Nell’eventuale governo di Lula, a giostrare le politiche economiche sarebbe l’ex governatore di San Paolo, e vice di Lula, Geraldo Alckmin.

Nel documento c’è molta attenzione verso la questione ambientale. Il PT sottolinea nel testo che il riscaldamento globale “è inequivocabile” e che le conseguenze della crisi climatica, che vanno dalle perdite economiche alle vite, “sono inaccettabili”. Transizione ecologica, politiche che favoriscano la riduzione delle emissioni di gas serra, sostenibilità nelle attività produttive e riduzione della deforestazione in Amazzonia sono punti centrali del programma.

Altre proposte arrivano sul tema della legalità e corruzione. Difesa dei diritti civili, libertà individuali, rispetto istituzionale sono parole ripetute nel documento. Il testo dice inoltre che “le Forze armate agiranno nella difesa del territorio nazionale, dello spazio aereo e del mare territoriale, nel rigoroso rispetto di quanto definito dalla Costituzione”. 

Secondo il programma, l’eventuale governo del PT “garantirà, sulla base dei principi dello Stato democratico di diritto, il ripristino degli strumenti per combattere la corruzione, nel rispetto del giusto processo legale, al fine di prevenire la violazione dei diritti fondamentali e garanzie e manipolazione politica”.

La proposta del governo sostiene anche il rafforzamento della legislazione per garantire neutralità, pluralità e protezione dei dati su reti e piattaforme digitali e “per frenare la diffusione di bugie e messaggi antidemocratici o di odio”.

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