Il ritiro di Muqtada al-Sadr

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Fonte immagine: https://www.middleeasteye.net/live/iraq-protests-muqtada-sadr-quits-politics

Lo scorso lunedì 29 agosto il leader iracheno sciita Muqtada al-Sadr ha annunciato il suo ritiro dallo scenario politico iracheno. La notizia, avvenuta appena un anno dopo dalla vittoria del suo partito alle ultime elezioni parlamentari, non ha mancato di suscitare pesanti reazioni da parte dei suoi sostenitori. 

Lo stallo politico

Il leader Muqtada al-Sadr ha affermato, in una dichiarazione diffusa su Twitter, di aver deciso di ritirarsi definitivamente dallo scenario politico iracheno. Inoltre ha dichiarato di non voler interferire negli affari politici iracheni e di chiudere tutte le istituzioni, ad eccezione del Santuario Santo, del Museo Nobile e dell’Autorità di Al-Turath. Dopo l’annuncio, i sostenitori del leader sciita hanno iniziato a marciare verso gli edifici governavi della “Green Zone”, il distretto fortificato ubicato a Baghdad che ospita il parlamento e altre istituzioni chiave in Iraq. È la terza volta in meno di un mese che i sostenitori di Sadr realizzano un’azione di questo tipo con l’obiettivo di creare pressione sugli avversari politici.

Il paese è stato colto da una situazione di stallo politico a partire dalle elezioni dell’ottobre 2021, che finora devono ancora sfociare in un nuovo governo. I parlamentari di Sadr, che hanno ottenuto il maggior numero di seggi in quelle elezioni, si sono dimessi a giugno dopo che i negoziati per formare un “governo di maggioranza” sono falliti. 

Proteste nella capitale e il ritorno di un’apparente calma

Già dalla fine di luglio i sostenitori di al-Sadr avevano occupato il parlamento e protestato vicino agli edifici governativi, interrompendo così il processo per scegliere un nuovo presidente e un nuovo primo ministro. L’annuncio di lunedì ha sollevato nuovi timori che i sostenitori di al-Sadr possano intensificare le loro proteste, alimentando una nuova fase di instabilità in Iraq. Subito dopo la notizia diffusa da Sadr, i manifestanti hanno preso d’assalto l’edificio del governo provinciale nel governatorato meridionale di Dhi Qar. Secondo quanto riferito, hanno fatto lo stesso anche nei governatorati di Wasit e Maysan: sui graffiti che adornavano l’edificio del governatorato di Maysan si legge “chiuso per ordine del popolo”. Alcuni media locali hanno riferito che i manifestanti hanno intonato slogan come “il popolo vuole la caduta del regime”, associato in origine alle proteste della Primavera araba del 2011 nella regione.

In risposta a questi attacchi le forze di sicurezza irachene hanno annunciato l’imposizione del coprifuoco nella capitale, così come hanno anche invitato i sostenitori di Sadr a ritirarsi immediatamente dalla Green Zone e hanno chiesto moderazione per “impedire scontri o spargimenti di sangue iracheno”. La Missione delle Nazioni Unite in Iraq ha affermato che le proteste di lunedì rappresentano una “escalation estremamente pericolosa”. “È in gioco la sopravvivenza stessa dello stato”, si legge nella nota diffusa dall’organizzazione.

Secondo il Middle East Eye, il bilancio è di almeno 28 morti e più di 750 feriti a partire da lunedì. Nel pomeriggio del 30 agosto, dopo l’appello di Sadr al ritiro immediato dei manifestanti dalla Green Zone, sembra che la calma e la sicurezza siano state ripristinate in Iraq. Muqtada al-Sadr si è scusato pubblicamente con il popolo iracheno: “Il suo discorso impone a tutti il ​​dovere nazionale e morale di proteggere l’Iraq e fermare l’escalation politica e la violenza e di impegnarsi immediatamente in un dialogo”, ha affermato in un Twitter il primo ministro iracheno Mustafa al-Kadhimi. A questo punto ci si chiede se le scuse del leader sanciscano la fine completa delle manifestazioni e delle violenze o se, piuttosto, si tratti una semplice tregua prima di nuovi scontri.

La competizione per il potere

Sadr è alla guida di uno dei principali schieramenti politici del parlamento iracheno: la coalizione Sairoon, in funzione esplicitamente anti-Iran. Il secondo schieramento è il cosiddetto “Quadro di Coordinamento”, sostenuto dal governo di Teheran. Tra i due schieramenti è in corso una competizione per ottenere il potere, motivo per cui l’Iraq non ha ancora un governo ufficiale.

Il leader sciita ha rappresentato una figura dominante nella vita pubblica e politica irachena negli ultimi due decenni. Sadr si era affermato come leader nazionalista e fermo oppositore dell’establishment iracheno. Inoltre, si era posto a difesa dei cittadini iracheni colpiti da un’elevata disoccupazione, corruzione e continue interruzioni di corrente. Il suo esercito, il “Mehdi”, è emerso come una delle milizie più potenti che abbiano combattuto le forze governative statunitensi e alleate irachene all’indomani dell’invasione che ha rovesciato l’ex sovrano Saddam Hussein. In seguito, l’esercito è stato ribattezzato col nome “Brigate della Pace” e rimane una delle più grandi milizie che ora fanno parte delle forze armate irachene.

L’annuncio di al-Sadr sembra essere in parte una reazione al ritiro del leader spirituale sciita Kadhim al-Haeri come autorità religiosa, il quale è appoggiato anche da molti seguaci di Sadr. Dopo aver annunciato il suo ritiro, Haeri ha invitato i suoi seguaci a sostenere l’Ayatollah iraniano Ali Khamenei, cioè il punto di riferimento politico degli avversari di Sadr, piuttosto che il centro spirituale sciita nella città santa di Najaf, in Iraq. La mossa è stata percepita come un duro colpo per al-Sadr, e non è escluso che la sua mossa abbia l’obiettivo di spingere i suoi sostenitori a rimanergli fedele. 

ConclusioneIn conclusione, non è ancora chiaro se questo annuncio sia frutto di una tattica per spingere a nuove elezioni e superare lo stallo politico dell’ultimo anno. Infatti, non è la prima volta che Sadr annuncia di volersi ritirare dalla politica: lo aveva già fatto più volte in passato, quando il corso degli eventi politici non era andato a suo favore. Per questa ragione molti interpretano questa mossa come un altro bluff per ottenere maggiore influenza contro i suoi rivali in un momento di stallo in netto peggioramento. Rispetto agli eventi in corso, Zeidon Alkinani, giornalista dell’Arab Center Washington DC ha commentato: “Sadr announces his retirement from politics for almost the 10th tim

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