Pechino ritira le sue truppe dall’isola irredenta

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Dopo la visita a Taiwan di Nancy Pelosi, la Repubblica Popolare cinese ha dichiarato di aver intenzione di limitare e di cessare le esercitazioni intorno all’isola; questo, però, non significa che le tensioni tra due paesi siano terminate. 

Dopo la visita a Taiwan di Nancy Pelosi, la Repubblica Popolare cinese ha dichiarato di aver intenzione di limitare e di cessare le esercitazioni intorno all’isola; questo, però, non significa che le tensioni tra due paesi siano terminate. 

Naturalmente, dato che Pechino ha dichiarato di voler annettere l’isola anche con l’uso della forza, il governo di Taipei ha assicurato che non abbasserà la guardia di fronte a minacce destinate a continuare. Dal canto suo, il governo cinese è disposto «creare un ampio spazio per la riunificazione pacifica», ma non concede alcuna apertura a «varie forme di attività per l’indipendenza», represse senza «tolleranza» perché l’uso della forza è sempre un’opzione. A differenza del passato, ad esempio per il libro bianco del 1993 e del 2000, mancano riferimenti alla promessa di non inviare «truppe o personale amministrativo stanziale» in caso di sottomissione pacifica di Taipei a Pechino a dimostrare la decisione del presidente Xi Jinping di concedere meno autonomia.

Riguardo alle incursioni navali e aeree, il bollettino attuale ha registrato finora un totale di trentasei jet militari e dieci navi intorno all’isola: diciassette di questi jet militari hanno volato sulla linea mediana dello Stretto di Taiwan: normalmente, come da accordo, l’esercito non naviga o non vola mai in quest’area. Ma questa volta, invece, l’ha addirittura oltrepassata. Il ministero della Difesa di Taiwan ha asserito che «le forze armate adatteranno le modalità di dispiegamento considerando vari fattori, tra cui morale delle truppe e minacce, senza abbassare la guardia». 

Per quanto concerne gli Stati Uniti, pochi giorni fa anche due navi da guerra statunitensi hanno oltrepassato lo Stretto di Taiwan, la prima grande manovra dopo tanti mesi in cui le acque taiwanesi sono state occupate quasi interamente dai cinesi. Alla Cina, questo evento non è passato inosservato e, nel medio periodo, potrebbe riprendere le esercitazioni, ma lo farà gradualmente.

Nata sotto il segno del Toro, è barlettana di origine ma romana di adozione. Dopo aver acquisito il diploma di laurea triennale in Mediazione Linguistica alla SSML “Carlo Bo” di Bari, nel 2020 ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università degli Studi Internazionali di Roma con una tesi in geopolitica, incentrata sul profilo identitario di Hong Kong e sul ruolo che ricopre nel rapporto antagonistico tra Cina e Stati Uniti.
Appassionata di Estremo Oriente da tempo immemore, dal 2019 studia il cinese e si interessa alla strategia di ascesa politica ed economica della Cina a livello internazionale e alle dinamiche di potere che intrattiene con le altre nazioni; un giorno, spera di riuscire a metterci piede fisicamente. Incuriosita dall’ambiente giovanile, stimolante e professionale dello IARI, è entrata a farne parte nell’aprile del 2021 in qualità di membro della redazione “Asia e Oceania”.

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