La tassonomia verde nell’agenda dell’Ue. Un nuovo vocabolario della finanza sostenibile 

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Il pianeta sta affrontando una grave crisi senza precedenti in termini di clima e ambiente. L’Europa è pronta a scrivere un nuovo capitolo relativo alla concezione di finanza sostenibile nel quadro generale della politica di raggiungimento della neutralità climatica sancito nel Green Deal. 

Il cambiamento climatico e il degrado ambientale sono le chiavi principali delle nuove sfide del nostro tempo a livello globale. Gli stati della Comunità internazionale riconoscono l’urgente bisogno di trovare soluzioni pragmatiche in medio-termine. Per tale ordine di ragioni sono nati l’accordo di Parigi e l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Dal canto suo, l’Ue si è impegnata nella definizione del Green Deal europeo. L’obiettivo è raggiungere zero emissioni entro il 2050. Lo scorso anno l’Europa ha reso la neutralità climatica giuridicamente vincolante tramite l’adozione del pacchetto “Fit for 55” che comprende la revisione normativa sulle emissioni e l’energia. Nell’ambito della sostenibilità, la Comunità europea ha deciso di indirizzare gli investimenti verso la strada del green, e così è stato introdotto il regolamento sulla Tassonomia. 

Finanza sostenibile e la tassonomia verde 

Per finanza sostenibile si intende l’applicazione del concetto di sviluppo sostenibile all’attività finanziaria. Al centro delle decisioni aziendali e di investimento vengono poste le considerazioni sociali, ambientali e di governance economica. L’obiettivo è l’allocazione efficiente delle risorse che deve mirare a far crescere un’attività economica e, nel contempo, a non compromettere la salute dell’ambiente. Nel 2018 la Commissione pubblicò il Piano d’Azione per la finanza sostenibile basato sull’introduzione del concetto della sostenibilità nel sistema della gestione dei rischi e nell’ambito del processo di trasparenza negli investimenti di lungo periodo che renderà l’Ue più competitiva nel mercato globale. 

In merito alle nuove sfide globali che il progresso impone per far conciliare la governance economica con questioni ambientali, il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Ue, su proposta della Commissione e del parere favorevole del Comitato economico e sociale ha introdotto il Regolamento 2020/852. Questo regolamento introduce la “tassonomia delle attività economiche eco-compatibili”, ossia un raggruppamento delle attività economiche che possono essere considerate tali in linea con gli obiettivi europei. La tassonomia si riferisce alle imprese, agli investitori e alle istituzioni pubbliche. Queste ultime devono rispettare tre punti cardine. 

In primis, devono apportare un “contributo sostanziale” agli obiettivi ambientali che vengono classificati nell’art.9 del Regolamento: 

  • la mitigazione dei cambiamenti climatici; 
  • l’adattamento ai cambiamenti climatici;
  • l’uso sostenibile e la protezione delle acque e delle risorse marine;
  • la transizione verso un’economia circolare;
  • la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento;
  • la protezione e il ripristino della biodiversità e degli ecosistemi.

Inoltre, devono adeguarsi al rispetto del principio del “Do No Significant Harm – DNSH”, ovvero “non arrecare danno a nessuno”, e devono rispettare le garanzie sociali minime, come quelle previste dalle linee guida dell’OCSE e delle Nazioni Unite.

E’ necessario un approccio sistemico data la crescente presenza di numerose problematiche, come la perdita di biodiversità, i cambiamenti climatici, la scarsità alimentare, i disastri ambientali, l’emergere di nuove minacce  tra le quali l’inquinamento dei mari e degli oceani. 

Il principio del Do No Significant Harm – DNSH 

In questo framework con riferimento ai primi due principi, il contributo sostanziale e il non arrecare danno, la Tassonomia fissa dei criteri tecnici, ovvero dei screening criteria per ciascun obiettivo ambientale per ogni settore economico. I macro-settori riguardano le foreste, la protezione ambientale e le attività di recupero, l’energia, il settore manifatturiero, l’approvvigionamento idrico, fognature, a gestione dei rifiuti e le bonifiche, i trasporti, le costruzioni, il settore dell’IT e delle comunicazioni, tutte le attività professionali, scientifiche, tecniche, finanziarie e assicurative, il settore dell’istruzione, della sanità, dei servizi sociali e delle arti, dell’intrattenimento e delle attività ricreative. 

Il principio del DNSH è enunciato nell’art.17 del regolamento secondo cui una “attività economica arreca un danno significativo”: 

  1. alla mitigazione dei cambiamenti climatici, se l’attività produce troppi effetti di gas a effetto serra; 
  2. all’adattamento ai cambiamenti climatici, se vengono prodotti effetti negativi che vanno ad arrecare danno al clima, alla natura e agli individui;
  3. all’uso sostenibile e alla protezione delle acque e delle risorse marine, se l’attività nuoce lo stato ecologico delle acque marine e, più in generale, dei corpi idrici;
  4. all’economia circolare, compresi la prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti, se l’attività economica produce inefficienze nell’utilizzo di alcuni materiali o nell’uso errato di risorse naturali, come le fonti energetiche non rinnovabili; se l’attività produce inquinamento in merito ad una eccessiva produzione, all’utilizzo errato dello smaltimento dei rifiuti che a lungo termine porta a danni ambientali;
  5. alla prevenzione e riduzione dell’inquinamento, se l’attività produce una crescita sostanziale di emissioni di sostanze inquinanti; 
  6. alla protezione e al ripristino della biodiversità e degli ecosistemi, se l’attività nuoce agli ecosistemi e allo stato di salute degli habitat e delle specie protette. 

Piattaforma sulla finanza sostenibile 

Al fine di assicurare una più efficiente cooperazione tra il settore pubblico e quello privato, la Commissione ha deciso di introdurre una piattaforma sulla finanza sostenibile disciplinata dall’art.20 del Regolamento della tassonomia. Si tratta di un gruppo permanente di esperti appartenenti a diverse categorie, tra i quali l’Agenzia europea dell’ambiente, delle AEV, della Banca europea per gli investimenti e del Fondo europeo per gli investimenti, dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali, di rappresentanti del mondo privato, della società civile e  del mondo accademico. La piattaforma è un organo consultivo, il cui scopo è quello di offrire consulenza alla Commissione su diversi compiti e argomenti relativi al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Questo nuovo strumento offre un valido supporto che ingloba diverse competenze scientifiche e una profonda esperienza pratica di ben 57 membri e 11 osservatori. 

L’articolo 20 spiega chiaramente le principali finalità: fornire consulenza riguardo i criteri di screening tecnico per la tassonomia e sul processo di revisione dello stesso regolamento, monitorare e rendicontare i flussi dei capitali diretti verso gli investimenti sostenibili, consigliare sulle scelte della politica della finanza sostenibile, sulla realizzazione di altri obiettivi, tra cui quelli a carattere sociale. 

Climate Delegated Act – Atto delegato della Tassonomia sul clima

Nel dicembre del 2021 è stato pubblicato il primo atto delegato UE sulla tassonomia sul clima che mira a sostenere le attività per raggiungere gli obiettivi sulla tassonomia: la mitigazione e gli adattamenti ai cambiamenti climatici. Per rendere accessibile e agevole ai diversi utenti il districarsi tra il mondo green europeo, è stato adottato uno strumento digitale per facilitare l’accesso, ovvero il EU Taxonomy Compass. Una vera “bussola strategica” che mira a guidare gli utenti verso la comprensione dei contenuti della tassonomia dell’Ue classificando e dividendo le diverse attività economiche. Sarà aggiornata volta per volta al fine di includere i futuri atti delegati che andranno a specificare i criteri di screening tecnico. 

Fonti di energia rinnovabili: il dibattito politico che divide l’Europa

Nel febbraio del 2022 è stato approvato dalla Commissione un atto delegato complementare sul clima per accelerare il processo di decarbonizzazione. Nel testo dell’atto delegato precedente erano stati esclusi i due settori più discussi: il nucleare e il gas. Secondo la Commissione, queste due fonti alternative possono rientrare nella catalogazione della categoria “green”. Una Comunità europea divisa tra paesi con ideologie di stampo più ambientalista come l’Austria, il Lussemburgo, la Spagna e inizialmente la Germania, e stati più favorevoli come la Francia che utilizza il suo mix di nucleare e la Polonia che usa il gas naturale come fonte di transizione. 

Una risposta non alquanto scontata è arrivata dalla votazione del 6 luglio del Parlamento europeo che ha visto il parere contrario dell’ala politica di sinistra, dei Verdi e dei Socialisti e Democratici e dall’altro lato il parere favorevole dei partiti di destra, come il PPE, ID, Renew. Il risultato è stato di  328 eurodeputati che hanno votato contro, 278 favorevoli e 33 astenuti.  La quota necessaria per l’approvazione della mozione di rigetto doveva essere pari a 353 europarlamentari. Così, la Commissione può continuare con i suoi lavori. 

La tassonomia verde si inserisce nel quadro generale del Green Deal. Per la prima volta nella storia l’Ue è pronta a diventare il primo continente che possa raggiungere la neutralità climatica diventando il baluardo, la fonte di ispirazione per altri Stati vicini. Uno strumento efficiente per indirizzare le aziende e i capitali verso forme green. Una spinta notevole verso una nuova economia che tuteli l’ambiente e l’umanità per il bene dell’interesse generale. Certamente, l’Europa non può risolvere il problema da sola, considerando i livelli di inquinamento prodotti da Cina o Stati Uniti. Tuttavia, queste nuove politiche potrebbero rappresentare il punto di partenza per la creazione di un pianeta ecosostenibile. 

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