Tra il gas di Cipro e lo spettro del razionamento energetico

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Fonte Immagine: https://www.ansa.it/nuova_europa/it/notizie/rubriche/energia/2022/08/22/gas-eni-annuncia-scoperta-giacimento-al-largo-di-cipro_811a7d6d-e494-471b-a4c6-0f1f1fe9f2ab.html?idPhoto=1

Eni ha annunciato la scoperta di un giacimento di circa 70 miliardi di metri cubi di gas naturale al largo di Cipro. Si tratta di una notizia importante per l’Ue, ma l’autunno è alle porte e, per alcuni Stati membri, avanza l’ipotesi del razionamento dei consumi energetici. 

La Repubblica di Cipro, il territorio europeo più orientale dell’Unione europea, negli ultimi giorni è tornata a far parlare di sé grazie ad un’importante scoperta. Lo scorso 22 agosto, infatti, Eni ha annunciato di aver individuato un importante giacimento di gas naturale al largo delle coste dell’isola del Mediterraneo orientale. In particolare, la riserva di gas è stata localizzata in corrispondenza del pozzo esplorativo Cronos-1, nel blocco 6, a circa 160 chilometri dalla costa e ad una profondità di 2.287 metri, operato al 50% da Eni Cyprus e per il restante 50% dalla francese TotalEnergies.

La scoperta, che è stata possibile grazie alla profonda conoscenza geologica del territorio e all’utilizzo di tecnologie innovative, riapre la partita energetica e riaccende l’interesse per i fondali del Mediterraneo orientale. Come si legge nel comunicato ufficiale, Eni stima la presenza di 2,5 TCF (trilioni di piedi cubi) di gas in posto, equivalenti a circa 70 miliardi di metri cubi di gas, a cui va sommato un significativo potenziale aggiuntivo, la cui consistenza sarà valutata tramite l’attivazione di un ulteriore pozzo esplorativo. In termini geopolitici, la scoperta del giacimento di gas al largo di Cipro solleva alcune importanti riflessioni. La riserva di gas individuata da Eni può in qualche modo rilanciare il progetto EastMed? Quale potrebbe essere la posizione della Turchia al riguardo? E quali saranno i prossimi passi dell’Unione europea?

Il progetto per la realizzazione del Gasdotto EastMed, che consentirebbe di trasportare il gas dal bacino israeliano del Leviatano fino in Europa, passando per Cipro, Grecia e Italia, pur essendo stato riconosciuto dall’Ue come progetto di interesse comune, nel corso degli anni è stato messo in discussione per diverse ragioni, prettamente legate a questioni economiche, fino a che, lo scorso gennaio, anche gli Stati Uniti si sono detti contrari all’avanzamento dei lavori. Considerando il particolare contesto politico internazionale ed economico che stiamo vivendo, tuttavia, la notizia della presenza di ulteriori risorse a disposizione nel Mediterraneo orientale, che potrebbero essere trasportate attraverso un’infrastruttura già progettata e che ha ottenuto l’appoggio dell’Ue, potrebbe dare un nuovo slancio al progetto EastMed e, in generale, all’idea del Mediterraneo come risorsa strategica per l’Europa. 

Non è da sottovalutare, però, il problema delle acque contese. Ankara, infatti, facendo leva anche sulla peculiare situazione politica di Cipro, de facto divisa in due a causa dell’occupazione della parte nordorientale dell’isola da parte dell’autoproclamata Repubblica Turca di Cipro del Nord, in passato ha più volte rivendicato il diritto di condurre attività di esplorazione energetica in acque contese, nella zona economica esclusiva di Cipro, e di utilizzare le risorse disponibili. Esclusa dal progetto EastMed per il medesimo motivo, la Turchia, tuttavia, dal punto di vista energetico gioca un ruolo importante nell’area: costituisce un importante snodo energetico, favorendo il transito o il funzionamento di numerosi gasdotti (tra cui TurkStream, TANAP, Blue Stream), rappresenta un ponte verso il Caucaso e verso l’Oriente, si è offerta come mediatrice tra Kiev e Mosca. Pertanto, risulta difficile pensare che Ankara appoggerà il progetto EastMed senza sfruttare la propria posizione per cercare di essere inclusa nel progetto stesso o, quanto meno, nell’East Mediterranean Gas Forum

Eppure, in quello che sembra un film già visto, il tempo stringe e stavolta l’Europa deve essere in grado di accelerare i tempi, valorizzare le risorse a disposizione e ottimizzare i costi, sfruttando tutte le possibili alternative che favoriscono la diversificazione delle fonti energetiche e che consentono una maggiore autonomia da partner terzi. La scoperta, del resto, arriva alle porte dell’autunno, in un momento storico in cui, con la guerra in Ucraina che non si arresta e la Russia che potrebbe sospendere le forniture di gas da un momento all’altro, la questione energetica si conferma in cima all’agenda europea, sotto diversi punti di vista. L’Ue, infatti, non sta solo lavorando per individuare altri partner affidabili per le forniture energetiche e per diversificare gli approvvigionamenti, ma sta anche ragionando su una riforma strutturale del mercato dell’energia elettrica

In particolare, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha discusso con il primo ministro della Repubblica Ceca circa l’opportunità di ricorrere al price cap, un limite temporaneo al prezzo del gas importato che viene utilizzato per produrre energia elettrica. La misura sarebbe finalizzata a slegare il prezzo del gas da quello dell’energia elettrica e ad evitare, così, un effetto domino nella catena dell’approvvigionamento. I ministri dell’Energia degli Stati membri si riuniranno il prossimo 9 settembre per discutere la questione. Tuttavia, le misure di emergenza annunciate da von der Leyen sono ancora in fase di elaborazione e la Francia, nel frattempo, esorta le imprese a redigere un piano di riduzione dei consumi energetici, preparandosi ad un possibile razionamento. E non è da escludere che, nei prossimi mesi, anche altri Paesi possano prendere esempio dal modello francese. 

Ha conseguito la laurea magistrale con lode in Studi internazionali presso l'Università "L'Orientale" di Napoli con una tesi sulle relazioni esterne dell'UE. Iscritta all’Albo dei giornalisti pubblicisti, ha collaborato con diverse testate giornalistiche, occupandosi di Politica ed Esteri. In seguito, ha intrapreso il percorso professionale da consulente.
Per lo IARI è caporedattrice della Redazione Europa. In particolare, si occupa di Affari europei ed Euro-Mediterraneo. È profondamente convinta che per comprendere la realtà che ci circonda sia necessario contestualizzare i fenomeni geopolitici, mai isolati e sempre interconnessi tra loro. Collaborare con lo IARI, analizzando temi di respiro europeo e internazionale, le permette di coniugare i suoi più grandi interessi: la scrittura e la politica internazionale.

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