Una nuova costituzione per il Cile?

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Fonte immagine: CNN

I cittadini cileni si troveranno presto a votare un referendum che potrebbe segnare una svolta per il paese: la proposta dell’Assemblea Costituente volta a rimpiazzare la legge fondamentale dello stato che risale ai tempi del Generale Pinochet è un testo fortemente innovativo, audace e potenzialmente rivoluzionario, ma anche estremamente divisivo.

Il prossimo 4 Settembre i cittadini cileni saranno chiamati ad esprimere un’opinione su quella che potrebbe diventare la nuova Costituzione del paese, in un referendum approvativo che concluderà un ciclo iniziato ben tre anni fa. Nel ripercorrere le tappe che hanno portato a questo sviluppo potenzialmente epocale per la nazione sudamericana, è imprescindibile infatti rifarsi alle proteste che dal 2019 scuotono profondamente il paese, portando alla luce una serie di profonde spaccature. 

Innescatesi a seguito di un aumento dei prezzi del trasporto pubblico della capitale Santiago, queste manifestazioni – a tratti turbate da episodi violenti – nel complesso sono infatti riconducibili a macro-fattori quali l’aumento del costo della vita, la corruzione del settore pubblico, le forti diseguaglianze, e alcuni limiti strutturali dell’economia cilena, che da tempo spaccano la società cilena in due e creano forti risentimenti.

L’allora presidente Piñera reagisce in un primo momento con durezza, arrivando a dichiarare lo stato di emergenza e autorizzando il dispiego dei militari, salvo poi cercare misure di compromesso – ad esempio, la rimozione di alcuni ministri impopolari ed il loro rimpiazzo con personalità più conciliatorie. Queste mosse si dimostrano tuttavia insufficienti a fronte del grande malcontento che serpeggia tra una considerevole porzione della società cilena, e dunque, complice anche l’esacerbarsi di alcune delle questioni precedentemente citate a causa della pandemia, Piñera decide in favore di una mossa decisamente più drastica. 

Tramite il referendum del 25 Ottobre 2020, il presidente offre infatti alla cittadinanza l’opportunità di alterare decisamente lo status quo e di reinventare le stesse fondamenta della società e dell’economia cilena, tramite l’elezione di una nuova assemblea costituente volta a produrre un documento innovativo e adatto al 21nesimo secolo, in grado di rimpiazzare la legge fondamentale dello stato ereditata dagli ultimi giorni della dittatura militare del generale Pinochet. 

La stessa, sebbene cospicuamente emendata nel corso degli anni, viene infatti accusata da più parti di essere drammaticamente inadatta al nuovo secolo, limitata nel suo ignorare questioni oggigiorno diventate vitali quali la tutela dell’ambiente e i diritti dei popoli indigeni. 

L’assemblea costituente eletta dai Cileni a seguito della vittoria del Sì nel primo referendum, dominata da indipendenti e delegati non provenienti dai partiti tradizionali, raccoglie ed interiorizza queste critiche, e nel corso di un anno di lavori arriva a produrre una carta (consultabile gratuitamente al seguente indirizzo: www.chileconvencion.cl) fino ad ora senza precedenti nel suo essere inclusiva, olistica e garantista. 

In particolare, alcuni tra i 388 articoli che compongono la proposta presentata al Presidente Boric il 4 Luglio scorso appaiono decisamente innovativi. Esempi degni di nota includono il mandato imposto ai futuri governi cileni di investire nella ricerca scientifica e tecnologica e di usare i risultanti avanzamenti per migliorare la qualità dei servizi pubblici, e ancor di più la rivoluzionaria concessione di diritti a entità naturali indipendentemente dalla presenza e dalle attività umane.

Inoltre, l’Assemblea Costituente ha incluso una serie di misure volte a garantire sia una effettiva eguaglianza tra i sessi all’interno delle istituzioni sia il rispetto dei popoli indigeni, che costituiscono una minoranza significativa nel paese, e che vedrebbero le loro lingue, culture e tradizioni riconosciute formalmente oltre ad acquisire maggiore autonomia decisionale. 

Infine, la nuova proposta espande significativamente il ruolo dello stato nell’ambito cileno, stabilendo nuovi ed importanti mandati per le istituzioni ed espandendo nel processo l’accesso dei cittadini al sistema pensionistico, sanitario, ed educativo.

Nei mesi intercorsi tra la pubblicazione della proposta e la vigilia del voto, molte personalità e organizzazioni si sono espresse di volta in volta a favore o contro la nuova costituzione – di primo piano è senza dubbio la posizione favorevole dall’attuale amministrazione, che si è anche dichiarata pronta a ripetere il processo qualora l’esito del voto fosse sfavorevole.   

Restando nell’ambito del mondo politico cileno, Michelle Bachelet, Presidente Cilena tra il 2006 ed il 2010 e ancora tra il 2014 ed il 2018, ha pubblicamente annunciato il suo sostegno al documento, mentre il suo predecessore Ricardo Lagos è rimasto su posizioni più ambivalenti – criticando la Costituzione esistente e riconoscendo che necessita di cambiamenti profondi, ma senza esplicitamente avallare la proposta dell’Assemblea Costituente.

Si è espresso in maniera similare anche il leader dei cristiano-democratici, Felipe Delpin, mentre uno dei leader più importanti dell’opposizione, Jose Antonio Kast (recentemente sconfitto da Gabriel Boric nelle elezioni Presidenziali) si è dichiarato nettamente contrario alla nuova carta. 

A livello internazionale, invece, organizzazioni di primo piano quali Amnesty International insieme a gruppi di economisti, politologi e accademici hanno espresso il loro supporto (per citare solo alcuni degli esperti più conosciuti che hanno firmato una lettera aperta in tal senso, ad esempio, basti ricordare Mariana Mazzucato, Thomas Piketty, e Maximilian Kasy), lanciando iniziative in favore dell’approvazione e schierandosi in opposizione ad autorevoli testate, quali il prestigioso settimanale The Economist, che ha invece criticato il nuovo testo, paventando possibili ricadute sull’economia cilena

Per quanto riguarda i diretti interessati, cioè i cittadini cileni, una serie di poll dimostrano come l’opinione pubblica sembri al momento sfavorevole all’adozione della proposta, dimostrando un’inversione di rotta rispetto alle tendenze riscontrate nei primi mesi di lavoro dell’Assemblea.

A partire da due settimane prima del referendum, tuttavia, non sarà più possibile pubblicare sondaggi riguardanti le intenzioni di voto: non resta dunque che attendere i risultati ufficiali, all’indomani dello storico voto del 4 Settembre. 

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