La battaglia del lago Changjin: il cinema cinese riscrive la storia?

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Fonte Immagine: https://www.mymovies.it/film/2021/the-battle-at-lake-changjin/

L’uso dei mezzi di comunicazione, e soprattutto del cinema, a scopi propagandistici non è di certo una novità in Cina. Il film “The Battle at Lake Changjin” (2021) ha però battuto ogni record e ha attirato l’attenzione di molti analisti geopolitici. Il kolossal cinese contiene, infatti, significati politici neanche troppo velati sulla competizione tra Cina e Stati Uniti. 

Trama e storia del film

Il film è stato commissionato dalla National Radio and Television Administration, dalla Commissione Militare Centrale e dal dipartimento di propaganda del Partito Comunista Cinese per le celebrazioni del centenario del Partito Comunista Cinese. È co-diretto da un trio d’assi, Tsui Hark, Chen Kaige e Dante Lam, ed è interpretato da Wu Jing, già protagonista e regista di Wolf Warrior. Con un budget di $202 milioni, è stato il film più costoso mai prodotto in Cina. Soldi ben spesi se si pensa che, con $913 milioni di ricavato, è stato il secondo film con più ricavi del 2021 e il film di tutti i tempi che ha guadagnato di più in Cina.  

Il film descrive romanzando la Battaglia del bacino di Chosin durante la guerra di Corea, o come viene ricordata in Cina “la guerra per resistere all’aggressione Americana e aiutare la Corea”. Sono tuttavia evidenti significative discrepanze storiche. Per questo il film è stato accusato, soprattutto in Corea del Sud, di cambiare la verità storica e di propaganda. Il 27 novembre 1950, la 9ª armata dell’Esercito Volontario del Popolo (PVA), come era chiamato il contingente cinese, si infiltrò nella regione nordorientale della Corea del Nord e avanzò verso il lago Changjin, noto come bacino Chosin in Occidente, dove era stanziato il X Corpo USA. 30mila soldati statunitensi e 700 soldati coreani si ritrovarono circondati da otto divisioni cinesi, 120mila soldati, durante un inverno talmente rigido che superò i 40 gradi sottozero. Il contingente ONU ruppe l’accerchiamento cinese dopo diciassette giorni di combattimenti e riuscì a essere evacuato dal porto di Hungnam. A differenza di quanto mostrato nel film però, le perdite furono mostruose per le divisioni cinesi: secondo le stime ufficiali, il PVA perse circa 20,000 effettivi mentre il contingente ONU poco più di 10,000. Tuttavia, le perdite dovute all’inverno e alla mancanza di cibo furono più di 7,000 tra le file USA e quasi 30,000 per il contingente cinese. Strategicamente, seppur il terreno fu conquistato, la 9° armata cinese fu messa fuori combattimento per diversi mesi e il X Corpo USA non fu distrutto come i vertici militari di Pechino avrebbero voluto. 

Il film racconta in un’ottica patriottica i combattimenti con gli USA e si sofferma intensamente sull’importanza dei legami familiari e sulla figura del soldato-lavoratore con alti valori morali. Gli intermezzi comici sono leggeri e ingenui. Ciononostante, gli effetti speciali sono di bassa qualità e la transizione delle scene è talmente veloce da far perdere spesso il filo del racconto. Le scene di combattimento, inoltre, sono talmente lunghe da risultare sonnifere. 

Il significato politico

Negli ultimi anni è riscontrabile una nuova enfasi sull’interpretazione storica dell’intervento cinese in Corea e sulla storia della Repubblica Popolare Cinese in generale. Questa nuova enfasi, però, tende a omettere fattori importanti e, talvolta, a riscrivere la storia in modo tale da esaltare il ruolo del Partito Comunista. A titolo di esempio, nella risoluzione del Comitato Centrale del PCC sull’esperienza storica del Partito nell’ultimo secolo dell’11 novembre scorso si attribuisce quasi tutto il merito della sconfitta giapponese nella Seconda Guerra Mondiale al Partito Comunista e dichiara che l’entrata in guerra di Pechino in Corea fu un totale successo. Questa interpretazione della guerra di Corea è volta a realizzare due cose: mostrare che il Partito Comunista Cinese ha agito correttamente e che le critiche sull’intervento militare cinese non saranno tollerate. L’intervento cinese viene quindi dipinto come volto a difendere la patria dall’aggressione americana. Una guerra che la Cina non voleva ma che deve essere ricordata come un’espressione del valore del popolo cinese e della sua fiducia nelle proprie potenzialità. La posizione coreana, però, sia del Nord che del Sud, viene completamente ignorata. Il film fa parte dell’ampio progetto di “ringiovanimento nazionale” che vuole vendicare il secolo delle umiliazioni e riportare Pechino a una posizione di leadership sullo scacchiere internazionale. La dimostrazione di potenza e di equilibrio con le potenze occidentali passa anche per le rappresentazioni cinematografiche. 

Non è un caso che il film sia uscito mentre le tensioni tra Pechino e Washington raggiungono un nuovo picco. Tuttavia, nel film le truppe combattenti americane non vengono ritratte come moralmente ripugnanti. Ne viene esaltato il valore mentre viene evidenziata la superbia e la tracotanza dei comandanti. Ciò che più viene sottolineata è la superiorità materiale americana. Incisivo è il contrasto tra la cena del Ringraziamento dei soldati statunitensi e le patate ghiacciate che invece le truppe cinesi sono costrette a mangiare. Senza dubbio, ciò vuole trasmettere una superiorità morale e valoriale cinese. I riferimenti al presente trapelano abbastanza facilmente. Il Global Times, tabloid molto vicino al Partito Comunista, ha infatti scritto che “i sentimenti nazionalistici dipinti nel film riflettono i sentimenti dell’opinione pubblica a difesa degli interessi nazionali di fronte alle provocazioni e hanno importanti implicazioni per la competizione odierna tra China e USA”.   

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