Il Cile e la nuova costituzione. Apruebo o no apruebo?

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Fonte Immagine: https://be-it.blog/2020/10/27/chile_pebliscito_2020/

La Nuova Costituzione è stata approvata, ora il popolo cileno è chiamato il 4 settembre prossimo ad approvare o meno il nuovo testo. Tra inclusione, genere e clima, la nuova Carta potrebbe mandare nel dimenticatoio la obsoleta Costituzione di Augusto Pinochet.

Il Cile è pronto a cambiare rotta, di nuovo. Dopo l’elezione di Gabriel Boric nel dicembre 2021, con  il record di voti incassati, 8 milioni, dal neo Capo di Stato 35enne, il Cile quest’anno si appresta a cambiare il corso della propria storia. Il 4 settembre il popolo cileno sarà chiamato a referendum per approvare o respingere la nuova Costituzione.

La Repubblica del Cile è una repubblica presidenziale in cui vige, al momento, la Costituzione promulgata il 21 ottobre 1980 ed entrata in vigore l’11 marzo 1981. In quel periodo il Cile ha vissuto uno degli eventi più importanti della sua storia ovvero il colpo di Stato del 1973, quando il governo democraticamente eletto di Salvador Allende fu rovesciato in favore del dittatore Augusto Pinochet. Sarà proprio sotto la dittatura militare pinochetista che verrà creata la Costituzione attuale cilena.

Alcuni principi e norme contenute nella Costituzione, creata sotto regime e quindi che includeva diverse misure che davano un potere significativo alla leadership militare e ostacolavano i tentativi di riforma, sono stati modificati nel corso del tempo e soprattutto con il ritorno alla democrazia nel Paese latinoamericano, soprattutto con la riforma del 2005. Tuttavia, la struttura principale del testo è ancora in vigore, e la critica maggiore che viene mossa riguarda la mancanza di diritti concessi ai cittadini.  

L’impostazione antistorica, retrograda e discutibile della Costituzione di Pinochet è stata ampiamente criticata negli ultimi anni dal popolo cileno, fino a numerosissime proteste iniziate nel 2019, tante delle quali capitanate proprio da Gabriel Boric. Le sommosse per la Carta Magna hanno portato quindi al referendum dell’ottobre 2020.
L’evento assurto a simbolo delle proteste e rivendicazioni che hanno interessato il Paese nei mesi precedenti al referendum è stato il rincaro dei prezzi di biglietti annunciato il 6 ottobre da Metro de Santiago (l’azienda che si occupa della gestione dei mezzi pubblici nella capitale). Così l’ex Presidente Piñera ha concesso il referendum costituzionale, il Plebiscito Nacional 2020 che ha avuto luogo il 25 ottobre. La proposta di redigere una nuova Costituzione è stata approvata con una larghissima maggioranza con quasi il 79% dei voti. Successivamente i cileni hanno anche scelto, con elezioni costituenti il 15 e 16 maggio 2021, l’assemblea, ovvero la Convencion, che ha avuto il compito di riscrivere la Carta, scegliendo 155 deputati tra oltre 1300 candidati. L’Assemblea costituzionale è stata composta con il criterio della parità di genere – una prima assoluta nella storia – e con una forte rappresentanza delle comunità indigene, con 17 seggi. Per quasi un terzo è stata formata da cittadini che hanno costruito la candidatura non attraverso un partito ma in rappresentanza di istanze e “sensibilità” locali. 

La prassi per la nuova Costituzione del Cile ha seguito in primo momento preliminare con la scelta di un presidente e vicepresidente dell’assemblea ed il varo di un regolamento interno. Il lavoro di riscrittura ha avuto però ovvi paletti da rispettare come che la nuova costituzione cilena non potrà sovvertire l’assetto repubblicano e l’ordine democratico del Paese e non potrà sottrarre il Cile dagli impegni internazionali assunti con i trattati in vigore. Ulteriore norma era che una legge per essere approvata doveva raggiungere un quorum dei due terzi degli aventi diritto al voto.

Dopo mesi di lavoro la bozza della Costituzione è stata ufficialmente approvata 11 aprile 2022 alla maggioranza dei 154 Convenzionali, con 114 voti a favore, 26 contrari e 10 astensioni. Il testo è passato quindi alla Commissione di Armonizzazione, gruppo di lavoro ha verificayo la coerenza dell’intero documento e segnalato l’eventuale presenza di norme contrastanti fra loro. Al tempo stesso sono partiti i lavori per la stesura delle norme transitorie e del preambolo. 

Infine il 4 luglio scorso è stata consegnato il testo completo della Nuova Costituzione ed il prossimo 4 settembre ,con un referendum, il popolo del Cile dovrà approvare o rigettare il nuovo testo.

Entriamo ora nel dettaglio di questa Nuova Costituzione, che conta 499 articoli. In apertura si fissa subito il principio di democrazia paritaria: “Lo Stato riconosce e promuove una società nella quale le donne, gli uomini, le diversità e le dissidenze di genere sessuale partecipino in condizioni di uguaglianza sostanziale, riconoscendo che la sua rappresentazione effettiva nell’insieme del processo democratico è un principio e condizione minima per l’esercizio pieno e sostanziale della democrazia e della cittadinanza”, recita il primo comma dell’articolo 2. Di seguito, si stabilisce l’obbligo della presenza di almeno il 50 per cento di donne in “tutti gli organi collegiale dello Stato, gli organi autonomi costituzionali e gli organi superiore e direttivi dell’amministrazione, così come i direttori delle imprese pubbliche e parzialmente pubbliche”.

Altre righe di tono e molto significative sono: “[Cile] si costituisce come una Repubblica solidale, la sua democrazia è paritaria e riconosce come valori intrinseci e irrinunciabili la dignità, la libertà l’uguaglianza sostantiva degli esseri umani e la sua relazione indissolubile con la natura”.

Approvato anche l’articolo che sancisce come emblemi nazionali del Cile la bandiera, lo scudo e l’inno nazionale, e fin qui nulla di nuovo. Prosegue però con un comma inedito, nonché inclusivo verso le popolazioni sino ad ora invisibili a livello simbolico: “Lo Stato riconosce i simboli e emblemi dei distinti popoli indigeni.” riconoscendone quindi la soggettività e diritti. Poi ancora il testo nell’articolo 12, sancisce che il Cile diverrà uno Stato plurilingue, il cui idioma ufficiale sarà il castigliano “(…) e gli idiomi dei popoli indigeni saranno ufficiali nei loro territori e nelle zone ad alta densità di popolazione di ogni popolo indigeno. (…) Lo Stato promuove la conoscenza, rivitalizzazione, l’apprezzamento e rispetto delle lingue indigene di tutti i popoli dello Stato Plurinazionale”. Riconosciuti quindi ufficialmente gli 11 popoli e nazioni Mapuche, Aymara, Rapa Nui, Lickanantay, Quechua, Colla, Diaguita, Chango, Kawashkar, Yaghan, Selk’nam. 

Poi ancora si trova un articolo attento alla partecipazione dei cittadini e ai diritti individuali e sociali, tra cui il diritto alla casa, a un lavoro ben remunerato e alla salute. Quest’ultimo sarà “universale, pubblico e integrato”.
Il testo garantisce anche il diritto umano dell’accesso all’acqua, stabilendo nel dettaglio, con diversi punti, lo “Statuto costituzionale dell’acqua”. La Costituzione stabilisce con molta forza la laicità dello Stato. “Nessuna religione, né credenza in particolare è ufficiale dello Stato, fermo restando il suo riconoscimento e libero esercizio, che non ha limitazioni oltre alle disposizioni di questa Costituzione”. Al tempo stesso, “lo Stato riconosce la spiritualità come elemento essenziale dell’essere umano. I gruppi religiosi e spirituali possono organizzarsi come soggetti giuridici, a norma di legge” (articolo 243). Poi vi è il diritto all’aborto e la promozione delle famiglie in ogni loro essere: “diverse forme, espressioni, e modi di vita”. Anche la scuola, definita “dovere ineludibile dello Stato”, e il servizio educativo sarà universale e integrato.

Altra aggiunta, al passo con i tempi, nella Carta è la dedica ad un’intera sezione al rispetto dell’ambiente e alla crisi climatica, stabilendo che nel nome di tale rispetto potranno essere decise “restrizioni nell’ambito di determinati diritti o libertà”. In virtù di ciò ci saranno anche forti limitazioni poste all’attività mineraria ed altre azioni di questa tipologia e genere. 

Altra parte invece quella inerente alle cariche istituzionali. Per quanto riguarda il presidente si abbassa da 35 a 30 anni l’età in cui si può essere eletti, la durata della carica rimane di quattro anni, ma la rielezione consecutiva è autorizzata per una volta. Rimane la Camera dei deputati composta di 155 membri eletti sulla base della parità di genere, viene abolito il Senato, al cui posto viene introdotta una Camera delle Regioni. Si introduce di fatto un sistema con poteri molto asimmetrici, proprio dei sistemi semipresidenziali o semi parlamentari, e si ammettono le iniziative popolari di legge, consentendo forme di democrazia diretta. 

Tanto c’è ancora da scoprire su questa Nuova Costituzione del Cile, ma rimane il fatto che sarà sicuramente una delle Carte più all’avanguardia, inclusive e moderne al mondo. Vero è che il momento per la redazione è propizio su tantissimi aspetti, come la presa di coscienza dei problemi attuali come il clima o le differenze di genere. A dare una spinta maggiormente attuale ed al passo con i tempi è stata anche l’elezione del 35enne Gabriel Boric come Presidente. Il Capo di Stato si era mosso in prima persona per protestare contro la vecchia Costituzione, ed il suo insediamento al Palacio de La Moneda non ha fatto altro che fomentare l’onda di novità e cambiamento.

Il prossimo 4 settembre quindi, il Cile dovrà scegliere. Se vince “apruebo” (approvo) la nuova Costituzione inizierà la sua vigenza e dovranno essere creati i nuovi organi in essa contemplata. Se però vincerà il “no apruebo” (non approvo) questo processo si concluderà con un nulla di fatto (comunque un esempio di democrazia senza precedenti) e rimarrà vigente la Costituzione di Pinochet. 

Comunque andrà, gli occhi di molti sono puntati sul Cile, ed il Paese sudamericano ha dato prova del suo profondo senso democratico e speranza che cambiare si può. 

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