Gibilterra: rocca contesa

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Gibilterra è fedele al Regno Unito ma ha votato convintamente contro Brexit, riaccendendo le discussioni sul suo futuro. Ma un cambio di sovranità è ancora difficile da immaginare.

La rocca di Gibilterra, possedimento britannico posto sull’omonimo stretto, collo di bottiglia tra Oceano Atlantico e Mar Mediterraneo, è territorio tanto strategico quanto, conseguentemente, conteso. Lo stretto che domina è stato a lungo l’unica porta d’accesso al Mediterraneo, allora mare principale. Se la scoperta europea dell’America spostò la concentrazione dei traffici marittimi sull’Atlantico, l’apertura del Canale di Suez ridiede centralità al Mediterraneo come snodo di collegamento interoceanico, restituendo così a Gibilterra un ruolo centrale che aveva perduto nei secoli precedenti. Il bacino mediterraneo che Gibilterra presidia è oggi infatti centrale nei traffici marittimi globali, perno delle rotte che collegano gli oceani elevandolo a snodo fondamentale della globalizzazione, a maggior ragione in seguito al recente raddoppio del Canale di Suez.

Rocca irrinunciabilmente britannica

La rilevanza strategica della rocca è stata preziosa per Londra, che ne prese il possesso dalla Spagna a inizio Settecento, ed è stato uno dei perni che ha permesso ai britannici di esercitare potere nel Mediterraneo e allo stesso tempo uno dei tasselli fondamentali della talassocrazia del Regno Unito, assurto a prima potenza mondiale proprio in virtù di tale ruolo.

Il progressivo declino dell’egemonia britannica è passato anche attraverso la cessione della sovranità su diversi domini mediterranei: proprio per questo Gibilterra è oggi per Londra ancor più preziosa, rappresentando l’ultimo avamposto mediterraneo su cui esercitare la propria sovranità e mezzo attraverso cui rimanere oggi un Paese – almeno parzialmente – mediterraneo. Questo bacino ricopre ancora oggi per Londra una propria centralità dovuta alle contingenze economiche e alla necessità di giocarvi un ruolo geopolitico primario.

Londra ha tutto l’interesse a preservare la rocca, trapuntino territoriale dal quale mantenere l’affaccio al Mediterraneo, bacino che vuole placido per perseguirvi i propri interessi, mare che è utile scorciatoia per proiettarsi prima in Medio Oriente e poi fino all’Indo-Pacifico, carta da giocare per mantenersi potenza globale.

Rocca irrinunciabilmente britannica

Ma Gibilterra non è fondamentale solo per Londra: se il ruolo di prima potenza mondiale implica il controllo degli snodi marittimi fondamentali è naturale anche la presenza militare statunitense nell’area. Washington può certamente contare sugli approdi spagnoli prossimi alla rocca (come la base di Rota) ma a Gibilterra gli Stati Uniti hanno maggiore mano libera nelle proprie operazioni.

Il possesso di Gibilterra è dunque utile sia a Londra che a Washington come uno dei nodi fondamentali che permettono alla superpotenza a stelle e strisce e in subordine a Londra di mantenere il controllo degli oceani mondiali. La marina di Washington è dunque di casa a Gibilterra, ponte ovviamente per il Mediterraneo ma anche per gli altri delicati scenari globali. Se il destino della rocca è fondamentale per Londra lo è dunque altrettanto per il suo più potente alleato.

Rivendicazioni spagnole

D’altro canto la posizione di Gibilterra la rende fondamentale anche per un altro attore dell’area: la Spagna, Paese che ne perse la sovranità tre secoli fa e che pur riconoscendo il Trattato di Utrecht con cui Londra si impadronì della rocca non ha mai rinunciato alla prospettiva di recuperare il possesso di Gibilterra e non rinuncia a esercitare, quando e quanto possibile, pressione su Londra.

La sovranità britannica su questo lembo di penisola iberica rappresenta infatti una stortura storica nella visione di Madrid, per cui Gibilterra è ancora un asset mancante nella propria riunificazione statuale. La dimensione strategica della rilevanza della rocca per gli spagnoli è evidenziata dal fatto che la volontà di ristabilire la propria sovranità su di essa accomuna tutti i governi che si insediano alla Moncloa, qualunque sia il loro colore politico. In particolare le tentazioni spagnole si sono riaccese di recente quando Madrid ha visto in Brexit un’occasione quasi irripetibile per avanzare nuovamente le proprie rivendicazioni sulla rocca o quantomeno per aumentare la pressione su Londra.

Brexit e Gibilterra

Proprio Brexit rappresenta per Londra una svolta pericolosa per il destino britannico della rocca. Le attuali ambizioni geopolitiche britanniche unite a Brexit rendono per Londra impossibile anche solo pensare di cedere finanche parte della propria sovranità sulla rocca: lo impediscono il suo ruolo di vedetta del Mediterraneo e delle rotte interoceaniche e la necessità di mantenere rilevanza agli occhi di Washington.

Ma Brexit non ha cambiato solo i rapporti esterni di Londra ma ha anzi rinfocolato fortemente quelli interni, come ad esempio le tensioni in Scozia e Irlanda del Nord, riportando così alla ribalta vecchie questioni irrisolte ma solo sopite come quella nordirlandese e influenzando anche il futuro della stessa rocca. Da un lato Londra può infatti stare tranquilla circa la volontà dei cittadini di Gibilterra di rimanere sotto la sovranità britannica: la loro fedeltà alla corona non è mai venuta meno, come testimoniano due referendum (1967 e 2002) che hanno confermato l’appartenenza a Londra rigettando anche la proposta di condivisione della sovranità con Madrid.

Dall’altro lato è però altrettanto evidente e forte il legame tra la rocca e l’UE, certificato dal voto per Brexit del 2017 che ha fatto registrare a Gibilterra un plebiscito (95,9%) a favore della permanenza comunitaria, fattore che per Londra rappresenta una spina nel fianco non da poco. I cittadini di Gibilterra conservano dunque la volontà di restare sotto il dominio di Londra ma la prospettiva di uscita dall’UE ha generato inevitabili preoccupazioni, nella consapevolezza che Brexit ha reso la sovranità britannica sull’exclave molto più fragile e che le rivendicazioni spagnole possono potenzialmente assumere in futuro maggior vigore.

Un confine dibattuto

La presenza di un unico confine terrestre con un Paese UE legano notevolmente Gibilterra al territorio spagnolo circostante rendendo dunque poco allettante la nascita di un confine rigido in seguito all’uscita britannica dall’UE. Al contempo tuttavia Gibilterra era interessata a conservare i requisiti favorevoli di cui gode, tra cui quelli doganali, e di continuare a sfruttare le proprie favorevoli leggi concernenti per esempio il gioco d’azzardo.

L’economia locale, basata soprattutto sul settore finanziario e su quello turistico, è notevolmente suscettibile a eventuali cambi di regime doganale e di controlli delle frontiere, fattore che ha esacerbato il dilemma circa il destino del proprio confine terrestre. Anche Madrid ha osteggiato la nascita di un confine rigido: oltre che per le sue storiche rivendicazioni sulla rocca anche per il danno economico che ne sarebbe derivato per la propria regione posta al confine di Gibilterra, un’area molto povera e che riceve benefici economici dalla rocca stessa.

Accordo post-Brexit: una situazione in bilico

Le lunghe vicende post-Brexit hanno infine condotto all’ingresso di Gibilterra nell’area Schengen, garantendo così la mobilità da e verso il territorio d’oltremare britannico, mentre le frontiere esterne dello spazio Schengen si sposteranno ai due scali della rocca, quello portuale e quello aeroportuale: una vicenda speculare a quella nordirlandese.

L’abolizione della dogana è un passo importante sia per la mobilità dei lavoratori transfrontalieri provenienti dai limitrofi territori spagnoli che per i turisti. Questa nuova fase, avviata lo scorso anno, fa parte di un periodo di transizione della durata di quattro anni nel corso dei quali i controlli dei confini della rocca, al porto e all’aeroporto, saranno presidiati dall’agenzia europea Frontex e sotto la responsabilità spagnola.

Gibilterra è così di fatto oggi, dopo Brexit, più legata a Bruxelles (e in parte a Madrid) di quanto non lo fosse quando il Regno Unito era ancora nell’UE. Questa situazione, pur non rappresentando alcuna modifica nella sovranità della rocca, è certamente una sconfitta tanto per Londra, che vede allentarsi il legame con il proprio possedimento, che per l’establishment di Gibilterra, timoroso oggi che l’accresciuto legame con l’UE sia il preludio a un ulteriore allontanamento della rocca dalla madrepatria e un contestuale avvicinamento all’UE per via spagnola.

Un futuro incerto

Se la situazione attuale è di per sé incerta ancora di più lo è il futuro della rocca: ciò che succederà alla fine di questo quadriennio di transizione è infatti ancora da stabilire. Dopo Brexit e le trattative che ne sono seguite il dominio britannico su Gibilterra non si è certo rafforzato, anzi. È tuttavia oggi impossibile pensare a un cambio di sovranità della rocca.

Diversi i motivi: innanzitutto la sua centralità per il Regno Unito è troppo elevata perché Londra non metta in campo ogni mezzo possibile per evitare di cederne il dominio, cosa che si tradurrebbe in un’abdicazione delle proprie ambizioni mediterranee proprio in una fase di rilancio delle sue ambizioni geopolitiche. Allo stesso modo anche Washington ha tutto l’interesse affinché la rocca rimanga nelle mani del suo prezioso alleato britannico, a maggior ragione alla luce della crescente presenza di Pechino nell’area, in particolare dall’altra sponda della rocca, in Nord Africa.

Inoltre l’eventuale passaggio di sovranità di Gibilterra da una potenza navale che rimane di tutto rispetto come quella britannica a una minore come la Spagna minerebbe la capacità difensiva della rocca e la sua capacità di influenza in una regione che fa segnare enormi pressioni geopolitiche: oltre a quella cinese vi sono infatti ad esempio le ambizioni marocchine, Paese che esercita una crescente pressione demografica, economica e geopolitica nell’area e con forti ambizioni portuali (vedasi Tangeri Med).

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