Una base militare russa in Serbia? Il rifiuto di Vučič e le riflessioni sul futuro dell’alleanza tra Russia e Serbia

6 mins read
Fonte immagine: Euractiv.com

Nelle scorse settimane si è sparsa notizia di una proposta russa per la costruzione di una base militare in Serbia. Il presidente serbo, Vučić, ha escluso l’ipotesi. L’accaduto spinge tuttavia ad una riflessione sul futuro dell’alleanza tra i due paesi, soprattutto alla luce della nuova tensione tra Serbia e Kosovo, in cui il Cremlino potrebbe rivelarsi un indispensabile alleato.

Lo scorso 8 Agosto, l’ambasciatore russo a Belgrado, Alexander Botsan-Kharchenko, ha affermato ad SM News che “L’istituzione di una base militare russa in Serbia è una questione sovrana del Paese stesso”, sottolineando inoltre che tale eventualità sarebbe negli “interessi della Russia”. Le affermazioni del diplomatico russo hanno destato le preoccupazioni internazionali nei confronti di un rafforzamento della storica alleanza russo-serba, già stabile tanto sul fronte politico tanto quanto su quello militare.

Qualche giorno dopo, il 12 Agosto è tuttavia arrivata la smentita del presidente serbo Vučić, che ha dichiarato a TV Prva che la “Serbia non ha bisogno delle basi militari di nessuno”. Nel suo discorso Vučić ha poi rimarcato che la Russia, così come la Cina, gli USA e l’Unione Europea, è un alleato della Serbia, di cui il paese “non si vergognerà”. Un’affermazione che conferma la ormai nota politica di equidistanza ed equilibrio di Vučić tra i due “blocchi”, verrebbe ormai da dire, in questo nuovo scenario internazionale che dallo scoppio del conflitto in Ucraina sembra rassomigliare sempre più ad un revival della guerra fredda. Benché, a detta del presidente serbo, l’ipotesi della base militare russa sia da scartare, l’accaduto spinge a riflettere, tanto sulla politica russa quanto su quella serba, e sull’ipotesi che questo primo rifiuto serbo possa in futuro essere riconsiderato. 

Sul versante russo, la volontà sembra chiara: garantirsi un alleato in Europa, e un posizionamento geografico strategico per gli attuali interessi geopolitici del Cremlino. 

Altrettanto chiaro appare il rifiuto di Belgrado: se è vero che l’alleanza con la Russia è forte, un legame tanto marcato con il Cremlino potrebbe far crollare la strategia di neutralitàpuntigliosamente messa in atto da Vučić. Una mossa che il presidente serbo non potrebbe permettersi, con un accordo di stabilizzazione e associazione con l’UE e importanti interessi economici che vedono il 60% delle esportazioni serbe dirigersi verso i paesi dell’Unione. Per Vučićil gioco, ad oggi, non vale la candela. 

Tuttavia, a dover essere presa in considerazione nell’analisi dell’accaduto è la nuova situazione di tensione creatasi tra Serbia e Kosovo, che da fine luglio è in fermento con esiti ancora ignoti ma che ha le potenzialità di sfociare in conflitto. 

Con la nuova impasse Serbia-Kosovo sullo sfondo, la proposta di Mosca sembrerebbe quasi una volontà di strizzare l’occhio all’alleato serbo per ricordare a Vučić (e a tutta la comunità internazionale) che, qualora ci fosse necessità di un intervento armato in Kosovo, il Cremlino sarebbe al fianco della Serbia. Una lettura che si fa ancor più plausibile alla luce dell’ipotesi sottolineata da diversi esperti, tra cui Sonja Biserko, secondo cui i Balcani potrebbero essere un “secondo fronte” del conflitto in Ucraina. Secondo questa interpretazione Putin potrebbe puntare proprio ai Balcani per espandere la propria influenza, approfittando dell’alleanza con la Serbia e delle tensioni già presenti nella regione. 

Se così fosse, la Serbia potrebbe, qualora la tensione con il Kosovo si concretizzasse in un conflitto, riconsiderare l’idea esposta dall’ambasciatore. Perché certo, gli interessi economici e politici di restare in alleanza con l’UE sono prioritari al momento, ma cosa succederebbe se la questione dell’indipendenza kosovara iniziasse a sfuggire al controllo di Vučić? Di sicuro c’è che il mancato riconoscimento del Kosovo è un tema importante per il presidente, e per la politica serba in generale, e Vučić non lo lascerebbe andare facilmente. A quel punto le priorità potrebbero cambiare e un’alleanza forte con la Russia potrebbe sembrare la migliore opzione. 

Comunque si evolva la situazione, e nel consueto augurio che le più preoccupanti previsioni si dimostrino errate, ad oggi ciò che sappiamo è che la Russia ha dato un segnale alla Serbia, chiarendo che è pronta ad intensificare l’alleanza in favore dei reciproci interessi. E che la Serbia, pur non accettando (per ora) l’invito, ha recepito il messaggio. 

Latest from EUROPA