Il ponte che separa Croazia e Bosnia ed Erzegovina

9 mins read
Fonte Immagine: https://cdn.pixabay.com/photo/2022/08/02/07/44/peljesac-7359766_960_720.jpg

Il ponte di Pelješac, uno dei più grandi progetti da quando la Croazia ha ottenuto l’indipendenza, crea timori di conseguenze negative per i cittadini della Bosnia ed Erzegovina.

In Croazia, all’inizio del 21° secolo, si andava rafforzando l’idea di un ponte che collegasse la Dalmazia meridionale con il resto del Paese. Questo ponte sarebbe di grande importanza perché faciliterebbe gli spostamenti dei residenti e dei turisti eliminando attese e folle ai valichi di frontiera con la Bosnia ed Erzegovina. Sebbene molti governi croati abbiano promesso la realizzazione di questo progetto, i primi lavori per collegare la penisola di Pelješac (Sabbioncello in italiano) con il resto della terraferma croata sono iniziati abbastanza tardi – nel 2007.

Fin dall’inizio, questa idea è stata accolta con avvertimenti dalle autorità della Bosnia-Erzegovina, che hanno sottolineato che il ponte avrebbe minacciato il loro diritto di accesso al mare aperto. I funzionari della Bosnia ed Erzegovina non hanno contestato il diritto della Croazia di collegare le sue isole e penisole alla terraferma, purché ciò avvenga all’interno delle proprie acque. Per la Bosnia ed Erzegovina, il ponte di Pelješac è stato un tema delicato poiché il confine di stato nella baia di Maloston (che è definita area di acque internazionali) non è stato ancora determinato con precisione. Costruendo un ponte in questa baia, l’uscita della Bosnia ed Erzegovina verso il mare aperto verrebbe chiusa.

Per il suddetto motivo, alla Croazia è stato costantemente chiesto di aumentare l’altezza del ponte. Alla fine, Zagabria ha ottemperato alle richieste di Sarajevo, quindi l’altezza del ponte è stata portata a 55 metri per consentire l’ingresso di grandi navi nelle acque dell’unico porto della Bosnia ed Erzegovina – Neum. Tuttavia, le autorità della Bosnia-Erzegovina non sono rimaste soddisfatte poiché nonostante ciò una linea precisa di confine marittimo nella baia ancora non è stata identificata. La Croazia ha respinto la richiesta della Bosnia-Erzegovina di sospendere i lavori, sostenendo che la costruzione del ponte non viola i diritti della Bosnia-Erzegovina di passaggio inoffensivo perché il ponte è in costruzione sul territorio croato, a 500 metri dalla linea di demarcazione temporanea che viene applicata.

Fonte Immagine: https://cdn.pixabay.com/photo/2016/11/26/11/33/bosnia-herzegovina-1860496_960_720.jpg

A causa della carenza di fondi la Croazia ha dovuto sospendere la costruzione del ponte in maniera temporanea nel 2010, circostanza che ha favorito la Bosnia-Erzegovina. La situazione è cambiata dopo che la Croazia è diventata membro dell’Unione Europea nel 2013. Il governo croato, infatti, è riuscito ad ottenere l’appoggio dell’Unione Europea al progetto, che ha fornito un finanziamento di 357 milioni di euro, che rappresentano l’85% del costo di costruzione dell’opera infrastrutturale.

Parallelamente all’inizio dell’attuazione del progetto nel 2018, è stato lanciato l’ultimo tentativo della Bosnia ed Erzegovina di fermarlo. Nonostante il fatto che la Commissione europea abbia approvato il finanziamento del ponte e confermato che la Croazia non violi il diritto internazionale costruendolo, Sarajevo ha annunciato una causa contro la Croazia presso il Tribunale internazionale del diritto del mare ad Amburgo. L’argomento principale della parte della Bosnia-Erzegovina è l’articolo 7, paragrafo 6 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, il quale afferma che uno Stato non può impiegare il metodo delle linee di base diritte in modo tale da separare il mare territoriale di un altro Stato dall’alto mare o da una zona economica esclusiva. 

I partiti bosniaci hanno lanciato un’iniziativa al parlamento della Bosnia-Erzegovina per fermare i lavori sul ponte di Pelješac. L’iniziativa è dipesa dall’esito del voto alla Camera dei Popoli, in cui questi partiti non hanno la maggioranza. D’altra parte, i partiti croati in Bosnia-Erzegovina con l’aiuto del leader serbo-bosniaco Milorad Dodik potrebbero riuscire a boicottare l’iniziativa. Per questo motivo Zagabria ha visto un alleato a Dodik, al quale la Croazia ha offerto la sua collaborazione nella costruzione del ponte di Gradiškasul fiume Sava. Questo ponte è di vitale importanza per Dodik perché rappresenterà l’uscita più breve e veloce per i cittadini della Repubblica Serba verso l’Unione Europea. Pertanto, è stato rapidamente raggiunto un accordo tra Zagabria e Banja Luka sulla costruzione del ponte di Gradiška, mentre in cambio Dodik ha sostenuto la costruzione del ponte di Pelješac.

Dopo che l’iniziativa di fermare i lavori nella penisola di Pelješac è fallita alla Camera dei popoli, i membri della Presidenza della Bosnia-Erzegovina avrebbero dovuto giungere a una conclusione sulla presentazione di una causa contro la Croazia nel marzo 2019. Tuttavia, non è successo perché Dodik era contrario, riferendosi alla questione dell’interesse nazionale vitale. Lo stesso giorno in cui Dodik ha sostenuto il ponte di Pelješac, è stato firmato a Zagabria un contratto con gli appaltatori per la costruzione del ponte Gradiška.

A parte il fatto che Dodik ha un’enorme popolarità nella Repubblica Serba, che dura da anni, va sottolineato che anche una parte dei partiti croati in Bosnia ed Erzegovina ha sostenuto la costruzione del ponte di Pelješac. Questo porta alla conclusione che è molto difficile aspettarsi un accordo tra le élite politiche della Bosnia Erzegovina che porti a un’eventuale causa contro la Croazia. Allo stesso tempo, nessuno può garantire che le argomentazioni della parte bosniaca nel procedimento dinanzi al Tribunale saranno convincenti, il che complica ulteriormente l’aspirazione di una parte del governo di questo Paese ad avviare una causa.

Questo problema illustra ancora una volta la complessità del sistema politico della Bosnia ed Erzegovina, spesso bloccato a causa dei disaccordi tra i rappresentanti politici delle tre nazioni costituenti.

Il ponte di Pelješac ha creato anche timori tra la popolazione locale nelle regioni costiere della Bosnia-Erzegovina dal punto di vista economico. È abbastanza ragionevole aspettarsi che l’influenza di questo ponte sarà grande, il che si rifletterà nella diminuzione del numero di turisti che transitano per Neum. Prima della costruzione del ponte, un gran numero di turisti stranieri faceva una pausa a Neum dopo aver aspettato diverse ore al valico di frontiera. Ora, quando l’intero territorio della Croazia sarà collegato, ci si può aspettare che i turisti prediligeranno soggiornare in zone del territorio croato lontane dai confini.

Allo stesso tempo, questo progetto può avere un impatto negativo sul sostegno dei cittadini della Bosnia-Erzegovina all’integrazione europea, perché in questo modo viene mostrato quanto sia lontana l’adesione all’UE per la Bosnia-Erzegovina. L’Unione Europea ha sostenuto finanziariamente questo progetto al fine di migliorare i collegamenti di traffico all’interno dell’area Schengen. Bypassare Neum significa che questa città rimarrà a lungo fuori dall’Unione Europea.

Latest from EUROPA