Usa e Cina: Biden eliminerà i dazi alle merci cinesi?

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Fonte Immagine: Financial Times

L’aumento dell’inflazione costringe Biden a considerare la rimozione dei dazi sui prodotti cinesi. Decisione che dovrà assumere in un momento difficoltoso nelle relazioni sino-americane, incancrenitesi a seguito della visita della Speaker della Camera Nancy Pelosi a Taiwan, che ha mandato su tutte le furie Pechino.

Un pensiero fisso per Biden: fermare l’aumento dei prezzi

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha incaricato la sua amministrazione di esaminare la revoca di alcuni dazi sulle importazioni dalla Cina nel tentativo di frenare l’inflazione da record, come ha anche affermato il segretario al Commercio Gina Raimondo in un’intervista alla CNN. Raimondo ha descritto che Washington prevede di mantenere alcune delle tariffe su acciaio e alluminio per proteggere l’industria siderurgica nazionale, ma ha osservato che “potrebbe avere senso” aumentare le tariffe su altri prodotti, come articoli per la casa e biciclette. Raimondo non ha specificato se le tariffe verranno eventualmente revocate, sottolineando che sarà compito di Biden stesso “prendere quella decisione”.

Il presidente americano ha recentemente espresso l’intenzione di rimuovere alcuni dei dazi imposti alle merci cinesi al culmine della guerra commerciale USA-Cina durante la presidenza di Donald Trump. Questi sono stati introdotti nel 2018 e nel 2019 nel tentativo di ridurre il deficit commerciale degli Stati Uniti con la Cina.

dazi di Trump inizialmente miravano all’acciaio e all’alluminio dopo che Washington aveva accusato la Cina di aver scaricato questi prodotti sui mercati globali a tassi bassi. Successivamente sono stati ampliati per indirizzare beni di consumo come abbigliamento e articoli sportivi. Ciò ha comportato un aumento dei prezzi di questi beni negli Stati Uniti. Nel 2021 Biden ha cancellato alcune tariffe ma ne ha lasciate la maggior parte in vigore. L’idea avanzata dai gruppi industriali che i tagli alle tariffe potrebbero ridurre i costi per le imprese e i consumatori ha attirato l’attenzione dell’amministrazione statunitense.

Le promesse di Biden in campagna elettorale

Due anni fa, l’allora candidato Biden promise di rimuovere le tariffe cinesi imposte da Trump se avesse conquistato la Casa Bianca ma in seguito ha deciso di lasciarle in vigore, come ha fatto, d’altra parte, con molte politiche dell’era del tycoon

La maggior parte degli economisti ritiene che “quelle tariffe sono essenzialmente pagate dai consumatori e dalle imprese americane e non hanno ottenuto nulla in termini di relazioni USA-Cina”, come ha precisato David Dollar, ricercatore presso la Brookings Institution

Trump fu senza dubbio scaltro a scaldare gli animi della sua base politica promettendo che i dazi avrebbero riportato posti di lavoro nel settore manifatturiero. Ma ciò non è avvenuto. La Tax Foundation stima che le tariffe abbiano imposto quasi 80 miliardi di dollari di nuove tasse agli americani dal 2019 in avanti, tagliando la crescita del PIL dello 0,22% e “uccidendo” 173.000 posti di lavoro a tempo pieno. Nonostante i costosi sussidi per compensare le loro perdite, anche gli agricoltoristatunitensi hanno subito un duro colpo.

Inoltre Dollar afferma che le tariffe non solo non sono riuscite nell’intento di rallentare l’economia del Dragone ma anzi hanno incoraggiato gli stessi cinesi a spostare i loro investimenti in altri paesi, lontano dagli Stati Uniti.

Ma è una scommessa politica per Biden. Allentare le tariffe prima delle elezioni di medio termine del prossimo novembre fornirebbe un assist ai Repubblicani, che accuserebbero il presidente di  utilizzare una posizione  troppo morbida con la Cina. I sindacati preferirebbero il mantenimento dei dazi in vigore: la rappresentante commerciale Katherine Tai ha avvertito come l’abolizione unilaterale delle tariffe eliminerebbe l’influenza fondamentale degli Stati Uniti nei più ampi negoziati commerciali con la Cina.

Una mossa che raffredderà l’inflazione?

Tuttavia sbarazzarsi delle tariffe cinesi potrebbe aiutare Biden ad abbassare il tasso d’inflazione. La domanda è fino a che punto è disposto a spingersi il presidente degli Stati Uniti.

Un recente studio del Peterson Institute for International Economics mostra che la rimozione delle tariffe cinesi potrebbe alleviare l’inflazione di un punto percentuale. Ma ci vorrà del tempo prima che l’effetto si attivi.

Biden sembra essere intenzionato a tagliare i dazi sulle merci cinesi per un valore di circa 10 miliardi di dollari, ovvero appena il 3% del totale. Una tale mossa avrà però scarso rilievo sul tasso d’inflazione e come ha modo di affermare Dollar, “equivarrebbe a “non fare assolutamente nulla”.

E cosa ha da dire la Cina su tutto questo? Non molto, secondo l’analista cinese senior di Eurasia Group, Michael Hirson, secondo il quale per i funzionari e le aziende del commercio cinese, la “possibilità di tariffe più basse è una buona notizia”.

Se Biden dovesse revocare i dazi, Hirson afferma che la Cina potrebbe rispondere rimuovendo le sue tariffe di ritorsione e forse offrirsi di acquistare più merci americane. 

Settimane scorse alti funzionari statunitensi e cinesi hanno discusso dei dazi applicati dall’amministrazione Trump a Pechino. Il vice premier Liu He, braccio destro del presidente Xi Jinping, ha parlato con il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Janet Yellen nel corso di una videochiamata. Al centro dei colloqui, le sanzioni economiche e i dazi. L’abolizione delle tariffe e delle sanzioni e il trattamento equo delle imprese cinesi sono aree di interesse per la Cina, ha sottolineato Liu He.

L’inflazione rappresenta un  problema tanto per Pechino, quanto per Washington e fluidificare gli scambi commerciali, dopo due anni di pandemia e con una guerra in corso gioverebbe ad entrambe le economie. La Cina avrebbe di che guadagnarci, la strategia zero-Covid e il lockdown di porti e città hanno quasi paralizzato l’economia. Da qui nasce la necessità di una progressiva revisione della politica dei dazi.

In realtà il Capo della Casa Bianca si trova in una situazione assai difficile, non prevedibile quando fu eletto: l’aggressione russa all’Ucraina ha scompaginato i suoi piani e tutti rammentano come giustificò il ritiro dall’Afghanistan sostenendo che era la Repubblica Popolare Cinese a costituire la maggiore minaccia per gli Stati Uniti e per l’Occidente. 

Biden non poteva, ovviamente, voltarsi dall’altra parte, e ha messo sul piatto 53 miliardi di dollari per rafforzare le difese ucraine ma è palese la difficoltà di affrontare contemporaneamente le due maggiori potenze autocratiche del pianeta, entrambe interessate a dare una spallata al già traballante prestigio degli Stati Uniti sullo scenario internazionale.  

Quanto è credibile un allentamento della politica dei dazi? 

Al momento non vi sono segnali che indichino un mutamento di rotta di Pechino qualora venisse davvero attuato un allenamento sui dazi da parte dell’amministrazione americana. Prima di una mossa, Xi Jinping attenderà che in autunno il Congresso del Partito Comunista gli conceda l’agognato terzo mandato e prima di quell’evento è difficile prevedere grandi mutamenti. Il leader cinese potrebbe essere davvero interessato solo se a colossi come Huawei venisse di nuovo consentito il pieno accesso al mercato Usa. Opzione questa improbabile in quanto Biden avrebbe dei contraccolpi interni. Senza scordare che il nodo cruciale rimane pur sempre Taiwan e la visita della Speaker della Camera Nancy Pelosi non ha fatto altro che arroventare i rapporti tra le due superpotenze. 

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