Guerra al terrore 2.0

17 mins read
Fonte Immagine: Today FM

Lo scorso mese il presidente degli Stati Uniti Joe Biden annunciava in conferenza stampa l’uccisione di Ayman al-Zawahiri, numero 1 di al Qaeda, successore di Osama bin-Laden ed ex leader della Jihad islamica egiziana. L’uomo più ricercato del pianeta è stato detronizzato a termine della prima operazione antiterrorismo over the horizon condotta dalla Cia in Afghanistan dopo l’inglorioso ritiro dello scorso anno. 

Al-Zawahiri è stato ucciso nel balcone di un appartamento di Kabul da due missili Hellfire lanciati da un drone MQ-9 Reaper decollato probabilmente da una delle basi aeree americane nel Golfo o da qualche sito in Asia centrale e transitato dallo spazio aereo pakistano. Il favore ottenuto dai servizi segreti pakistani potrebbe avere come contropartita per Islamabad il rilascio anticipato di una vitale tranche di aiuti finanziari attesa dal Fmi.

Secondo le cronache al-Zawahiri sarebbe stato “affettato” dalle lame dei micidiali missili Hellfire RX9. Conosciuto anche come missile “Ninja” l’RX9 è la versione modificata e segreta della munizione a guida di precisione Hellfire, utilizzata dalle forze armate Usa per le uccisioni selettive di singoli terroristi. A differenza di un normale Hellfire[1]l’RX9 usa sei lame rotanti per fare a pezzi e stritolare il bersaglio dell’attacco e quindi riduce drasticamente il raggio distruttivo del missile per contenere nel minimo le morti collaterali e uccidere esclusivamente il target.

La Cia aveva scovato il rifugio di al-Zawahiri dopo mesi di monitoraggio della sua rete di protezione che ha potuto beneficiare delle coperture assicurate dai talebani della rete Haqqani, plasticamente indisposti a stracciare il legame storico, familiare e geopolitico con l’élite qaedista. Invero, il complesso residenziale dove è stato ucciso al-Zawahiri, situato nel quartiere di lusso Sherpur di Kabul, sarebbe appartenuto ad un alto collaboratore del ministro degli interni afghano Sirajuddin Haqqani, capo militare dell’eponima rete (l’ala più oltranzista dei Talebani e la più vicina all’Inter-Service Intelligence pakistana) nonché adepto di spicco di al-Qaeda secondo le intelligence di Usa e Regno Unito. 

Nonostante la protezione offerta dagli studenti coranici al numero 1 di al-Qaeda l’amministrazione Biden non pare intenzionata ad abbandonare a sé stessi gli afghani come confermerebbero le notizie secondo cui il Tesoro statunitense intenderebbe trasferire miliardi di attività detenute all’estero della banca centrale afgana in un fondo fiduciario internazionale con sede in Svizzera per alleviare la pesante crisi economica e umanitaria in cui è sprofondato il paese nell’ultimo anno di governo talebano. 

Un elemento significativo dell’operazione al-Zawahiri è dato dal fatto che lo strike dimostra come la Cia abbia mantenuto risorse di intelligence umana (una rete di agenti ed informatori, forse anche all’interno di fazioni talebane) e capacità di intelligence dei segnali (SIGINT) in Afghanistan anche dopo il ritiro della presenza diplomatica e militare. In particolare, la presenza di agenti Cia sul terreno afghano sarebbe confermata dalle notizie sul riconoscimento dell’identità di al-Zawahiri subito dopo l’uccisione.

Tuttavia, l’assenza di basi militari e di una presenza diplomatica da sfruttare come copertura d’intelligence nel paese caduto in mano ai Taliban potrebbe essere sufficiente a condurre uccisioni mirate di singoli esponenti e capi terroristici ma insufficiente per operazioni più complesse come lo smantellamento della miriade di cellule terroristiche che continuano a trovare rifugio alle pendici dell’Hindu Kush.

Antiterrorismo over the horizon

Le c.d. “operazioni di intelligence letali” della Cia sono regolate dall’art. 50 dello U.S. Code. In esse rientrano le azioni segrete (covert actions) che si riferiscono a tutte quelle attività “del governo degli Stati Uniti per influenzare le condizioni politiche, economiche e militari all’estero, laddove si intende che il ruolo degli Stati Uniti non sia evidente o non sarà riconosciuto pubblicamente”. Questa rivendicazione di responsabilità permane nella discrezionalità dell’amministrazione che può decidere ex post di pubblicizzare la notizia di una covert action (vedi uccisioni di bin Laden, Zawahiri et similia) oppure di mantenerla coperta.

La morte di al-Zawahiri si inserisce in un consolidato schema di uccisioni stragiudiziali mirate di terroristi e sospetti finanziatori del terrorismo secondo un modello interagenzia che coinvolge diversi rami del governo federale, con il ricorso privilegiato a droni (di intelligence e armati), satelliti, unità delle forze speciali (Berretti Verdi, Navy SealsArmy RangersMarine Raiders), addestramento delle forze armate e di sicurezza localicondivisione di intelligencecon paesi partner e guerra economica e finanziaria mediante sanzioni grazie allo strapotere del dollaro e all’universalità del diritto e della giurisdizione stars and stripes, specie in seguito al varo del Terrorist Finance Tracking Program del Dipartimento del Tesoro dopo l’11 settembre, quando venne creato un apposito data center basato in Virginia per setacciare milioni di transazioni giornaliere nell’ottica del contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo jihadista internazionale. 

La guerra dei droni

La guerra globale al terrore ha segnato l’ascesa quantitativa e qualitativa dei veicoli senza pilota nelle forze armate Usa. La guerra dei droni ha subito una intensificazione negli anni di Barack Obama e una ulteriore spinta negli anni di Trump, divenendo la scelta tattica privilegiata nella conduzione asettica della guerra al terrorismo in luoghi esotici con costi ridotti rispetto alla militarizzazione neocon dell’antiterrorismo negli anni dell’amministrazione Bush, caratterizzata dalla sovraestensione dell’impronta militare e dell’impegno finanziario americano.

L’amministrazione Trump aveva rimosso i limiti legali imposti da Obama[2] per regolamentare strettamente il processo di targeting e abbassato le soglie per l’autorizzazione degli strike mortali, delegando le operazioni segrete alla Cia e ai comandi militari regionali. L’amministrazione Biden, appena insediata, ha cancellato le deleghe di Trump. Le nuove direttive emesse dal Consigliere per la Sicurezza Nazionale Jake Sullivan dispongono che i “militari e la CIA devono ora ottenere il permesso della Casa Bianca per attaccare sospetti di terrorismo in luoghi (…) dove vi è una scarsa presenza di truppe di terra americane, come la Somalia e lo Yemen”.

Efficacia delle operazioni over the horizon

Nel corso dell’ultimo decennio gli Usa hanno effettuato decine di raid in paesi come Pakistan, Somalia, Yemen e Afghanistan per “neutralizzare” numerosi terroristi. Una lista non completa delle uccisioni mirate di esponenti terroristi include: il leader di al-Qaeda in Iraq Abu Musab al-Zarqawi (2006); il leader di al-Qaeda Osama bin Laden (2011); leader di al-Qaeda nella penisola arabica Anwar al-Awlaki (2011) e il suo successore Qasim al-Raymi (2020); il leader dei talebani afghani Mullah Akhtar Mansour (2016); Il leader dei Talebani pakistani Mullah Fazlullah (2018); il leader dello Stato Islamico Abu Bakr al-Baghdadi (2019), il suo successore Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi e il leader di Isis in Siria Maher al-Agal (2022); Il comandante della forza Quds dei pasdaran iraniani Qasem Soleimani (2020).

Il terrorismo di matrice islamista non si contrasta tatticamente rimuovendo i governi che assicurano safe heavens ai jihadisti né schierando boots on the ground massicci contingenti di eserciti in quei paesi. Perché il terrorismo non è soggetto geopolitico ma tattica adottata da attori statali o non governativi relativamente deboli come strumento di contrattazione (geo)politica. La combinazione tattica vincente per combattere il terrorismo è formata da operazioni segrete d’intelligence per decapitare i vertici delle organizzazioni terroristiche e dall’applicazione della regola follow the money per tranciare le linee di finanziamento internazionale ai terroristi, colpendo anche i loro flussi di approvvigionamento di armi e combattenti per disarticolare l’intera organizzazione e non solamente la sua dirigenza. Senza quest’ultima attività di contrasto la sola decapitazione sarebbe inefficace nello sradicare alcuni gruppi, specie le organizzazioni jihadiste in franchising come al Qaeda e Isis, presenti in diverse parti del pianeta sotto diverse forme e con distinti gradi di autonomia dalla casa madre. Anzi, potrebbe persino rivelarsi controproducente qualora favorisse l’ascesa di un nuovo leader più radicale.

Al Qaeda rappresenta il caso di scuola nel quale “il targeting della leadership è stata una strategia inefficace” in quanto “la decapitazione non è stata in grado di degradare e sconfiggere in modo significativo al-Qaeda o una qualsiasi delle sue franchigie, ed è improbabile che, salvo il completo crollo della struttura o del supporto del gruppo, esso porti alla sua sconfitta”. Ciò è dovuto alla particolarità dell’organizzazione qaedista. 

Al Qaeda è infatti strutturata secondo un modello a rete dove la casa madre detta le linee strategiche (ad es. dove e come attaccare) che le cellule del network dovranno realizzare sul piano tattico, godendo di grande autonomia organizzativa ed operativa. Il nucleo strategico dell’organizzazione è basato tra Afghanistan, Pakistan e Iran e conta diverse centinaia di membri. Mentre le filiali sono sparse tra Africa (al-Shabaab in Somalia, al-Qaeda nel Maghreb islamico, Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin nel Sahel, Jamaat Ansar al Muslimeen fi Bilad al Sudan in Nigeria), Medio Oriente (Hurras-ud-Din in Siria, al-Qaeda nella penisola arabica in Yemen) e Asia meridionale (al-Qaeda nel subcontinente indiano, AQIS, in Bangladesh, India, Maldive, Myanmar e Pakistan) e mantengono una forte presa territoriale e un dinamismo terroristico regionale.

Dopo aver fallito i propri iniziali obiettivi strategici – il rovesciamento dei “corrotti” governi arabi alleati dell’Occidente dal Nord Africa al Golfo e l’espulsione degli “infedeli americani” dai sacri territori dell’Islam (dal pre-2001 ad oggi le truppe Usa schierate nel Grande Medio Oriente sono raddoppiate da circa 30.000 a 60.000) – secondo la direttrice dell’Intelligence nazionale Avril Haines al Qaeda aspira ancora a “condurre attacchi negli Stati Uniti” ma le sue capacità offensive a lungo raggio sono “degradate”. Inoltre l’organizzazione qaedista soffre la concorrenza dell’Isis per il reclutamento di adepti e le strozzature nei canali di finanziamenti esterni a causa della guerra economica statunitense.

Sotto la guida del poco carismatico al-Zawahiri al-Qaeda ha cambiato tattica per sopravvivere alla risposta geopolitica, militare e giudiziaria degli Usa. Il “medico del terrore” si è dedicato all’espansione globale dell’organizzazione inglobando nuove filiali, presentando al Qaeda come organizzazione jihadista salafita “moderata” rispetto a Isis e indirizzando il mirino delle stragi terroristiche dal nemico lontano (Usa) al nemico vicino (i “corrotti” ed “empi” regnanti musulmani, gli sciiti, gli induisti, i buddisti).

In generale, secondo il Global Terrorism Index dell’Institute for Economics and Peace il terrorismo islamista è in declino negli ultimi cinque anni. In questo declino le operazioni speciali come quella contro al-Zawahiri hanno giocato un ruolo importante. Tuttavia, si tratta di una vittoria tattica e non strategica dal momento che l’eliminazione mirata dei vertici di una organizzazione jihadista crea problemi di breve termine all’interno dell’organizzazione (che deve riorganizzarsi) e ne interrompe/rallenta le attività operative e terroristiche – anche se in alcuni casi può generare una recrudescenza delle violenze sui civili come risposta dell’organizzazione colpita per dimostrare la sua forza agli adepti.

Ma le uccisioni selettive di singoli terroristi non eliminano le cause profonde (fascino ideologico della propaganda jihadista che offre una causa generazionale per cui combattere a giovani musulmani alienati e nichilisti) della proliferazione estremista (nel 2021 il movimento jihadista globale ha raggiunto il più alto numero di adepti dal 2001) né infliggono colpi mortali ad organizzazioni strutturate e ben istituzionalizzate come Isis in grado di sostituire i loro vertici con sistemi consolidati di selezione[3]


[1] Del missile AGM Hellfire esistono tra varianti: AGM 114K (missile anticarro a doppia testata); AGM 114M (testata ad esplosione frammentata per obiettivi soft); AGM 114N (testata a carica pesante per obiettivi duri come bunker e infrastrutture).

[2] Le restrizioni varate dalla Casa Bianca di Obama subordinavano l’ordine di strike alla presenza di una “minaccia continua e imminente” per gli americani da decretare al termine di un processo interagenzia guidato dal Consiglio di sicurezza nazionale nelle c.d. riunioni del “martedì del terrore

[3] Secondo il Pentagono, dopo l’uccisione di al-Baghdadi Isis ha “incorporato gruppi jihadisti esistenti o elementi nuovi nella sua organizzazione globale, espandendosi nella penisola arabica, nel sud e sud-est asiatico, in Eurasia, in Turchia e in Africa”, fornendo “alle filiali del gruppo guida, supporto mediatico e finanziamenti” derivanti da attività criminali. L’associazione ha inoltre mostrato “pochi segni di frattura o disaggregazione importanti” e “ha continuato a dare priorità alla liberazione dei suoi membri detenuti in Iraq e Siria”, come dimostrato dall’attacco alla prigione di al-Sinaa in Siria lo scorso gennaio.

Classe 1994, laurea in giurisprudenza con lode all’Università LUISS Guido Carli di Roma, ha conseguito un Master in Affari Strategici alla School of Government della LUISS Guido Carli, con tesi in “L’interesse nazionale italiano nel contesto della sfida strategica tra Usa e Cina per la leadership globale. Rischi e opportunità dell’adesione italiana alla Belt&Road Initiative”, e un Master in Geopolitica e Relazioni Internazionali presso il Centro Studi Geopolitica.Info – Università Sapienza di Roma, con tesi in “La maturazione imperiale degli Stati Uniti e il nuovo secolo americano”. Appassionato e studioso di geopolitica americana, collabora con IARI dal giugno 2020 per l’area Usa&Canada, della quale dal settembre 2021 è caporedattore.

Latest from USA E CANADA