LA CROAZIA ENTRA NELL’EUROZONA: QUALI CONSEGUENZE CON L’INFLAZIONE EUROPEA?

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Fonte Immagine: https://www.politico.eu/article/croatia-join-euro-2023/

L’allargamento della moneta unica ad un nuovo paese della Penisola Balcanica è sicuramente da considerarsi un successo. Tuttavia, Bruxelles sta attraversando un momento di particolare difficoltà con l’inflazione. La BCE teme addirittura una lieve recessione tecnica. Come si inserisce la Croazia in questo contesto?

Nell’estate rovente europea, segnata dai disastri ambientali per il cambiamento climatico e dalla probabile crisi energetica, è arrivata la conferma da parte della Commissione europea riguardo all’ingresso della Croazia nell’area euro. Infatti, a partire dal 1° gennaio 2023 la Repubblica di Croazia sarà il ventesimo membro dell’Eurozona, fissando il tasso di conversione a 7,53450 kune per 1 euro.

Tuttavia, il contesto economico europeo non è dei migliori. A luglio 2022, il tasso di inflazione annuale dell’area euro si è attestato all’8,9%, in lieve aumento rispetto al mese precedente (8,6%) mentre nello stesso periodo, il livello annuale dell’intera Unione Europea (e quindi comprendente anche gli Stati che non hanno adottato la moneta unica) ha raggiunto quasi il 10% (9,8%), sempre in aumento rispetto a giugno.

Con tutta probabilità, nei prossimi mesi le cose potrebbero peggiorare dato l’imminente aggravarsi della crisi sul gas e le difficoltà legate alla guerra russo-ucraina.

Come conferma anche lsabel Schnabel, membro del Comitato esecutivo della BCE, l’economia dell’area euro sta rallentando e con essa anche la fiducia dei consumatori e delle imprese. Sebbene ci sia stato un secondo trimestre positivo soprattutto nei settori del turismo e del mercato del lavoro, l’economista tedesca non esclude la possibilità di una futura recessione tecnica, soprattutto nel caso in cui la crisi energetica russa si aggravasse provocando ulteriori interruzioni alle forniture.

Gli strascichi delle conseguenze post pandemia sono ancora presenti nell’economia europea e con gli shock (non del tutto) imprevisti dovuti alla crisi del gas e della guerra, le previsioni economico-finanziarie diventano molto difficili.

Inoltre, afferma l’accademica, l’euro si è notevolmente deprezzato soprattutto rispetto al dollaro USA e questo potrebbe comportare delle conseguenze spiacevoli in caso di ulteriori nuovi shock sui prezzi dell’energia, dato che la quota delle importazioni di energia in area euro è fatturata proprio in dollari USA.

Ed è proprio in questo contesto di grandi incertezze che arriva il via libera da parte di Bruxelles all’entrata del ventesimo paese europeo nell’Eurozona: la Repubblica di Croazia.

Lo stato balcanico aveva aderito all’Ue nel luglio 2013, dopo uno status di candidato durato quasi 10 anni e una serie di controversie anche con la vicina Slovenia[1] sui confini marittimi.

La Croazia è uno stato indipendente dal 1991, a seguito della disgregazione dell’ex Jugoslavia federale e ha subìto un processo d’esame molto lungo da parte dei funzionari di Bruxelles, in cui è stata esaminata anche la convergenza economica croata con il resto della zona euro e l’armonizzazione della sua legislazione con le norme europee che regolano la Banca Centrale Europea.

Allo stato attuale, sembra che Zagabria stia affrontando un alto tasso di inflazione e tutte le conseguenze dovute al caro vita. I settori in cui i prezzi hanno subito un notevole aumento rispetto all’anno scorso sono: i beni e servizi per il consumo personale (+1,1 pt), importazione (+ 20,3 pt), prodotti alimentari e bevande analcoliche (+ 16,9 pt) e in generale nella ristorazione e turismo degli alberghi (+ 14,6 pt).

È importante affermare che la svalutazione della moneta croata non è una novità. Già agli inizi del suo percorso come repubblica indipendente, il neonato governo croato utilizzava come punto di riferimento il marco tedesco e poi, in sostituzione di esso, l’euro come mezzo di pagamento al posto della kuna. Come afferma anche Bloomberg, l’entrata della Croazia nell’Eurozona è anche un percorso per ottenere più sicurezza soprattutto a livello finanziario. L’economia del Paese, ormai da decenni, dipende in larga misura dall’arrivo dei turisti stranieri, soprattutto europei che trascorrono le loro vacanze nelle splendide spiagge rocciose. Inoltre, la possibilità per la Croazia di applicare completamente le disposizioni relative al Patto Schengen, eliminando i controlli alle frontiere interne e offrendo ai propri concittadini ampie libertà di circolazione tra gli Stati dell’Ue.

Le preoccupazioni sull’entrata o meno della Croazia in questo determinato contesto economico si sono fatte sentire, non tanto dall’Ue (dal momento che la Croazia ha un’economia molto piccola e meno potente rispetto a molti altri Stati Membri) quanto da diversi esponenti (accademici e non) croati. Per esempio, già nel 2020 il professor Ivan Lovrinović temeva che la possibile entrata della Croazia nell’Ue potesse essere solo una scusa su cui far ricadere tutte le falle del sistema economico croato, scaricando in futuro tutta la responsabilità su Bruxelles. Altri sostengono che oramai l’industria croata è morta, soffocata dal tasso di cambio e dalla forte dipendenza del paese alle importazioni, come affermato da Ljubo Jurčić, professore della Facoltà di Economia dell’Università di Zagabria: «Finiremo per essere attaccati alla flebo dell’Europa, dipendendo dagli aiuti destinati ai paesi poveri».

Come riporta un recente sondaggio dell’Eurobarometro, pubblicato a giugno, molti cittadini esprimono preoccupazioni su eventuali conseguenze negative a seguito dell’entrata nell’Eurozona. Anzi, addirittura il 58% degli intervistati afferma che la Croazia non sia pronta all’introduzione dell’euro e il 34% afferma che vorrebbe che la moneta unica diventasse corrente solo dopo un certo periodo di tempo.

Sicuramente, dopo aver aumentato i tassi d’interesse di 50 punti base a luglio, la BCE sta considerando un nuovo aumento per l’autunno. Sicuramente questo non agevolerebbe l’economia croata, già in lieve difficoltà e con un cambio di moneta nazionale alle porte.

Quello che è certo è che, come spiega il Sole24Ore, in linea generale «avere una banca centrale indipendente transnazionale che gestisce la politica monetaria ha come effetto macroeconomico principale quello di una riduzione dell’inflazione, senza effetti negativi sulla crescita economica» ma allo stesso tempo non può garantire una maggiore capacità di crescita o aiuti in caso di shock dovuti ad altre politiche gestite direttamente dai governi nazionali.

Come affermato anche dal Ministro delle finanze ceco, Zbynek Stanjura, rappresentante dell’attuale Presidenza al semestre europeo, «L’adozione dell’euro non è una corsa, ma una decisione politica responsabile».

Ad ogni modo, ciò che è certo è che l’Unione Europea si sta preparando ad accogliere un nuovo membro nell’Eurozona, allargando la propria moneta anche nei territori balcani, fortemente penalizzati dalla guerra di inizio anni ’90 e che hanno dimostrato, come la Croazia, di potersi risollevare ed entrare a far parte, dopo una serie di sacrifici economici, sociali e giuridici, di una grande potenza come quella dell’Eurozona.

Tuttavia, le ombre sono all’agguato e con tutta probabilità un peggioramento dell’inflazione europea, potrebbe penalizzare un paese già in difficoltà come la Repubblica croata.

Ai posteri, l’ardua sentenza.


[1] Gregolet M., “Croazia, porte aperte in Europa”, Corriere della Sera, 13 settembre 2009.

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