I Paesi baltici e le criptovalute

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Le criptovalute, nuove protagoniste della finanza mondiale. Foto tratta da Pixabay Finanza Moneta Bitcoin - Foto gratis su Pixabay

Da quando le criptovalute sono entrate nella nostra quotidianità i Paesi dell’est Europa ne hanno subito capito la grande potenzialità e hanno intravisto un mondo nuovo, un modo per fare affari che non passava più dalle banche e dagli istituti finanziari tradizionali, ma che permetteva di decidere autonomamente dove impiegare i propri fondi. Inoltre, essendo monete virtuali, le valute digitali offrivano grande autonomia e grande praticità di utilizzo.

Senza intermediari, senza banche centrali a controllare, chi voleva fare delle criptovalute il suo business era molto libero e poteva usare le nuove valute per acquistare una grande varietà di beni e servizi. I Paesi dell’est Europa, inclusi i baltici, hanno capito che attirare società di consulenza e di gestione wallet virtuali, dare ai cosiddetti “miners” di criptovalute un posto tranquillo e libero da tante leggi e controlli poteva trasformarsi in un giro d’affari molto lucroso ed hanno cominciato a pubblicizzare spazi per lo smart working e servizi appositi per lo scambio di criptovalute.

Il boom delle criptovalute nell’est Europa

In pochi anni l’est Europa è diventato un territorio in cui si poteva scambiare e amministrare valuta virtuale, e in qualche caso è diventato anche la sede di importanti società di gestione e consulenza. Sono state installate macchine che permettono di convertire le proprie valute virtuali in valuta reale e viceversa, sono stati aperti uffici e siti Internet per spiegare come utilizzare le criptovalute e sono stati avviati corsi professionalizzanti di trading.

Il trading è diventato una vera e propria miniera d’oro per i Paesi dell’est Europa che hanno visto il loro PIL crescere molto e aprirsi un nuovo giro d’affari che portava nuove persone e nuove competenze e inoltre portava denaro anche a hotel, ristoranti…

Se Russia e Ucraina erano fino a poco tempo fa i due Paesi in cui il trading e lo scambio di criptovalute erano diventati i cardini di una nuova economia digitale, adesso sono i Paesi baltici che fanno la parte del leone e con lo scoppio della guerra ne hanno approfittato e si sono posti come nuovi partner affaristici sicuri e affidabili, seppur con alcune limitazioni.  

Dicono gli esperti che “complessivamente, l’Europa dell’Est si dimostrò sicuramente più avanti rispetto a tante altre zone del Vecchio Continente: da sola, infatti, riuscì a coprire il 12% dell’attività complessiva delle criptovalute nei dodici mesi calcolati da luglio 2019”.

Paesi baltici pronti ad attirare nuovi investitori

Ovviamente i Paesi baltici si sono sin da subito preparati ad attirare nuovi investitori e hanno dato il via al nuovo business delle criptovalute offrendo una tassazione molto agevolata e molta libertà e pochi controlli.

Ultimamente però l’Estonia sta cercando di regolamentare il settore delle criptovalute, soprattutto per evitare che si creino settori propizi per affari illegali e criminalità, e ha promulgato una nuova normativa, la cosiddetta “Legge AML. Nello specifico, saranno considerati fornitori di servizi di asset virtuali (o «VASP») tutte le società che offrono servizi o prodotti in valuta digitale, con la conseguente equiparazione agli istituti finanziari tradizionali. Questo fa sì che le piattaforme DeFi e i gestori di wallet digitali o exchange di criptovalute dovranno essere in possesso della licenza rilasciata dall’Estonian Financial Intelligence Unit.

Le piattaforme DeFi sono semplicamente “un nuovo modo di concepire investimenti, prestiti, risparmio, e assicurazioni. Insomma, una serie di servizi finanziari, che utilizzando la tecnologia blockchain, diventano accessibili a chiunque facendo a meno dei classici intermediari, ossia le classiche”.

In generale comunque il livello di tassazione applicato alle criptovalute è abbastanza basso e i Paesi baltici sono considerati tra quelli più sicuri e dove si può aprire più facilmente una qualsiasi società che intenda creare un business in criptovalute. Del resto è risaputo che la prima cosa da fare per attirare investitori è proprio applicare un regime fiscale il più possibile favorevole a chi vuole investire.   

Cosa vuole fare l’Europa

Tuttavia, l’Unione Europea vuole controllare le criptovalute e fermare il mercato illegale che purtroppo ha trovato nelle nuove valute digitali e nelle truffe terreno fertile. 

La nuova normativa comunitaria, la Direttiva Ue 2018/843 del Parlamento e Consiglio Europeo infatti “andrà a colmare il gap che toccava proprio gli strumenti finanziari digitali come i bitcoin, da tempo usciti dal portafoglio dei soli investitori professionali e adottati largamente anche dai consumatori. Finora infatti tali strumenti sfuggivano alle norme del settore finanziario concedendo maggior libertà agli operatori delle criptovalute, anche a costo della tutela di consumatori e investitori”.

L’obiettivo principale è «fornire chiarezza legale e certezza per chi emette e fornisce crypto-asset», per avere consumatori e investitori più informati e consapevoli dei rischi che corrono.   

La fine del far west delle criptovalute e il controllo su attività illegali permette una maggiore trasparenza e alla fine potrebbe anche dissuadere da attività illegali. Inoltre un mercato più trasparente sarebbe più sicuro per gli investitori e permetterebbe alle autorità di smascherare i traffici illegali con più facilità.   

Il controllo sulle truffe e l’individuazione di eventuali truffatori è uno degli obiettivi della normativa comunitaria e lo stesso si può dire per l’impatto ambientale delle criptovalute che consumano molta energia elettrica e hanno costantemente bisogno di processori con molta potenza per “estrarre le valute digitali”. È proprio per questo che su cerca di fare diventare più green anche il settore della finanza digitale.  

Inoltre ci sarà responsabilità di chi gestisce le piattaforme chiamate di cripto trading nel caso, per esempio, di perdita dei “wallet” e in questo modo gli investitori avranno una sorta di assicurazione che potrà coprire le eventuali perdite.

In conclusione, non si sa se il boom delle criptovalute che si è avuto nell’est Europa si fermerà con la nuova direttiva comunitaria, ma di certo quello delle valute digitali è un settore ancora tutto da scoprire e ci riserverà ancora delle novità in futuro.

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