LO SFRUTTAMENTO SESSUALE E LO STUPRO COME ARMA DI GUERRA, IL CASO UCRAINO

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Fonte Immagine: https://msmagazine.com/2022/04/27/ukraine-war-rape-helms-amendment/

Tutte le guerre hanno una ricaduta sulle persone più vulnerabili. Le donne, in molti paesi rimangono in un contesto di vulnerabilità sia economica che sociale. Recentemente, analizzando i conflitti moderni, si è sempre più tenuto conto di quelli che prendono il nome di crimini di genere, tali crimini fanno riferimento allo stupro di donne o uomini, la castrazione o la sterilizzazione. Generalmente, però, quando si utilizza tale termine, ci si riferisce al genere femminile in quanto rappresenta la trasmissione dell’identità collettiva di uno specifico gruppo.

Lo sfruttamento sessuale o la tratta sessuale di donne e bambini maggiormente, così come lo stupro, sono fattori endogeni dei conflitti moderni in quanto rappresentano un’arma di guerra, sebbene la violenza sessuale sia stata sempre presente nelle guerre. Tale arma si distingue dagli stupri in contesti dove non è presente una guerra, in quanto sono connessi alle operazioni militari in senso stretto. Questo, nasconde una logica ancora più perversa e profonda, infatti ciò che si ricerca con lo stupro, in tali contesti, è l’epurazione etnica. Il fine ultimo quindi è la distruzione del patrimonio genetico del nemico, in quanto in molti casi, la donna stuprata è costretta a portare a termine la gravidanza, come nel caso della Bosnia-Erzegovina dove vennero creati dei veri e propri campi dove praticare le violenze sessuali per far nascere un’etnia non contaminata dai musulmani. Infatti, come afferma l’antropologa Françoise Héritier, nello stupro etnico la donna viene percepita come un semplice contenitore sottolineando come lo sperma rappresenti l’identità completa del bambino. Tali pratiche, che possono essere ancora più crudeli, prevedendo lo stupro pubblico o l’obbligo dello stupro intrafamiliare, hanno un fine molto più importante della semplice resa del nemico sul campo di battaglia, esse vogliono giungere all’annientamento psicologico e sociale della popolazione coinvolta.

Attualmente in Ucraina si sono registrati dei casi di violenza sessuale che possono riportare alle atrocità studiate nei conflitti moderni. Il contesto ucraino è ancora una guerra in atto, dove è difficile indentificare se gli stupri possano rientrare in una logica di guerra oppure essere ricondotti ad atti di singoli individui. 

Allo stesso modo il rischio di tratta sessuale ancora non è ben definito, quel che è sicuro è il fatto che in contesti di guerra dove una buona parte della popolazione decide o viene costretta ad emigrare all’interno o all’esterno del paese il rischio di tratta sessuale è più alto rispetto ad altri contesti. Infatti, come accadeva ed accade tutt’ora oggi per gli immigrati provenienti dal continente africano, il rischio di tratta sessuale e di subire trattamenti inumani e degradanti riconducibili a tortura è molto elevato come diverse testimonianzeriportano, allo stesso modo, per il momento, non si può affermare la stessa cosa per la popolazione ucraina, in quanto ancora non si dispone di dati alla mano. Per questo motivo, è importante prevenire tale possibilità, utilizzando tutti i mezzi a disposizione anti-tratta sessuale.

Proprio in questo contesto anche il Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione nella quale si condanna l’uso della violenza sessuale e di genere come arma di guerra chiedendo ai paesi membri dell’Unione Europea non solo un trasporto sicuro degli immigrati ucraini, così da evitare che essi si affidino a trafficanti ma anche chiedendo che sia garantito l’accesso all’SRHR, Sexual and reproductive health and rights, ovvero alla salute e diritti sessuali e riproduttivi. Inoltre, il Parlamento Europeo ha richiesto a gran voce ai paesi membri dell’Unione Europea convogli umanitari e kit per la salute riproduttiva e sessuale per le donne che tuttora vivono in zona di guerra e che di conseguenza continuano a rischiare di essere vittime di tale situazione degradante.

In aggiunta, anche il Gruppo di esperti sulla lotta contro la tratta di esseri umani del Consiglio d’Europa (GRETA) ha allertato del rischio concreto della tratta sessuale soprattutto di donne e bambini ucraini, per questo motivo, la Presidente di GRETAHelga Gayer, richiede coordinamento tra i paesi di frontiera e nei centri di accoglienza per evitare che essi cadano nella trappola dello sfruttamento sessuale.

È quasi naturale pensare che in uno scenario di guerra lo strumento della violenza sessuale sia per lo più orientato verso donne e bambini. Questi sono i danni collaterali della devastazione della guerra, che priva di ogni speranza, anche del futuro. In quest’ottica è bene fare un focus sulle modalità e i mezzi di prevenzione da questi crimini di guerra. Come già detto, uno dei primi strumenti è certamente l’assistenza sanitaria e umanitaria con il fine di proteggere sia le donne che i bambini. È, altresì, importante tentare di avere una visione giuridica ampia e concretizzarla legalmente al fine di rendere giustizia, evitando, così, che la storia si ripeta. 

Rimane, quindi, di fondamentale importanza agire tempestivamente per evitare che si formino traffici illeciti di esseri umani, sia per scopi sessuali che lavorativi, come già successo e come succede per i flussi migratori provenienti dall’Africa. Per questo motivo, occorre una strategia comunitaria integrata tra la società civile e le autorità incaricate alla protezione delle persone, in grado di monitorare costantemente i flussi migratori provenienti dall’Ucraina, effettuando informazione in lingua e dando assistenza psicologica ed economica alle persone che devono affrontare la migrazione. 

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