RUSSIA E BIELORUSSIA: VERSO L’UNIFICAZIONE? 

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Fonte immagine: https://www.themoscowtimes.com/2022/03/10/russia-and-belarus-economies-mighty-close-to-default-world-bank-warns-a76865

Nel corso del nono forum regionale tra Russia e Bielorussia, tenutosi nella città di Hrodna, a pochi chilometri dalla Lituania, il Presidente russo Vladimir Putin, intervenuto in collegamento video, ha affermato che la pressione politica e sociale senza precedenti esercitata dai Paesi occidentali sta fortemente accelerando il processo di unificazione di Russia e Bielorussia.  A detta di Putin un’eventuale unificazione consentirebbe ad entrambi i Paesi di mitigare i danni provocati dalle sanzioni occidentali, di dare nuovo impulso all’economia e di favorire la cooperazione con i Paesi amici. 

Nonostante l’indipendenza dall’Unione sovietica ottenuta nel 1991[1], la Bielorussia ha mantenuto un fortissimo legame con la Federazione russa, sia dal punto di vista economico che politico. 

Tale legame si è esplicato sul piano giuridico attraverso una serie di accordi che avevano come obiettivo quello di favorire l’integrazione tra i sistemi politici, economici e sociali dei due Paesi, gettando le basi per la creazione di un’entità sovranazionale e intergovernativa. 

Un primo Accordo è stato firmato nel 1995 dall’allora Presidente russo Boris Yeltsin e dal Presidente bielorusso Alexander Lukashenko, con il quale si diede vita alla Comunità tra Russia e Bielorussia; un secondo accordo denominato Trattato per la formazione dell’Unione fra i due Stati è stato firmato nel 1997. Quest’ultimo, poi superato nel 1999 con la firma del Trattato per la creazione dell’Unione statale tra Russia e Bielorussia, prevedeva la costituzione di alcuni organi in comune, quali l’Assemblea parlamentare e il Consiglio di Stato, e un’integrazione economica e finanziaria. 

Nonostante le aspirazioni iniziali, tuttavia, nessuno degli accordi sopracitati ha mai trovato piena attuazione; l’unico risultato raggiunto è stato quello di garantire la libera circolazione tra i cittadini russi e bielorussi che possono spostarsi all’interno dell’Unione senza il bisogno di passaporti o visti. 

Il progetto si è arenato in particolare a causa dei timori di Lukashenko di perdere l’indipendenza e di ricoprire un ruolo subalterno alla controparte russa che, dal suo canto, considera il Presidente bielorusso un partner su cui fare poco affidamento, viste anche le sue posizioni a volte ambigue a cavallo tra la necessità di mantenere saldo il legame con la Russia e la volontà di avvicinarsi al mondo occidentale. Tuttavia, i rapporti tra Unione europea e Minsk si sono nuovamente incrinati a seguito delle proteste che nell’agosto del 2020 hanno infiammato la Bielorussia, quando oppositori politici e la popolazione civile sono scesi in piazza per denunciare brogli elettorali che hanno condotto alla sesta vittoria consecutiva di Lukashenko. Le sanzioni occidentali, che sono conseguite alla violenta repressione delle proteste, hanno isolato la Bielorussia a livello internazionale la quale, in risposta, ha provocato una crisi migratoria ai confini con Lituania e Polonia. 

Pertanto, nel 2021 il dialogo su una possibile unificazione è ripreso con la firma di 28 documenti di integrazione che prevedono misure di coordinamento nello sviluppo economico di tutti i settori e una migliore collaborazione a livello doganale. 

Il ruolo della Bielorussia nel conflitto ucraino e le preoccupazioni dei vicini di casa

Sin dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, Lukashenko ha negato la possibilità che la Bielorussia possa ricoprire un ruolo attivo nel conflitto. Ad oggi Minsk si è limitata a fornire il suo supporto strategico alla Russia, mettendo a disposizione basi militari da cui sono partite truppe via terra e che sono state adoperate come punti di lancio di attacchi missilistici ed aerei. Tuttavia, in una sua recente intervista il Presidente bielorusso ha denunciato presunti attacchi missilistici provenienti da Kiev e ha affermato che la Bielorussia risponderà a qualsiasi provocazione in difesa della sua integrità territoriale. 

Abbiamo visto che il progressivo isolamento a livello internazionale della Bielorussia a seguito delle proteste antigovernative del 2020 ha contribuito in modo esponenziale ad accrescere la dipendenza di Lukashenko da Putin. Il timore degli oppositori politici bielorussi è quella che Lukashenko stia accettando passivamente un’occupazione militare russa. Da qui l’appello degli all’Occidente di non trattare Minsk al pari di Mosca ma di sostenere la resistenza bielorussa in chiave antigovernativa. 

Diversi sono i timori di Polonia e Paesi Baltici che temono, invece, un progressivo avvicinamento delle truppe russe ai confini con il corridoio di Suwalki, una striscia di terra che costituisce l’unico collegamento tra i Baltici e la NATO e che separa la Bielorussia dall’enclave di Kaliningrad. 

Non è semplice ipotizzare scenari futuri. Lukashenko appare ad oggi sempre più una pedina nelle mani di Putin, nonostante in un’intervista del 22 luglio il Presidente bielorusso abbia affermato la necessità di concludere quanto prima la guerra al fine soprattutto di scongiurare il rischio di un conflitto nucleare. 


[1] La Bielorussia ha ottenuto l’indipendenza dall’Unione sovietica con la firma dell’Accordo di Belavezha. Noto anche come Accordo di Minsk, fu firmato l’8 dicembre e reso effettivo il 12 dicembre del 1991. È l’Accordo con il quale i capi di Stato delle Repubbliche russa, bielorussa e ucraina sancirono la dissoluzione dell’Unione sovietica come soggetto di diritto internazionale e la creazione della Comunità degli Stati indipendenti (CSI). Lo smantellamento dell’Unione sovietica fu confermato dalle restanti repubbliche socialiste con la firma dei Protocolli di Alma-Ata, il 21 dicembre del 1991. 

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