LE GUERRE D’INDIPENDENZA IN VENEZUELA (1810-1821)

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I primissimi anni del XIX Secolo furono contraddistinti dall’ascesa e successivamente dal dominio della Francia di Napoleone Bonaparte. L’espansione del cosiddetto Primo Impero francese nel continente europeo si estese anche alla Spagna, al cui trono nel 1808 ascese Giuseppe Bonaparte, fratello del generale di origine corsa.

L’avanzata di Napoleone ebbe dei riflessi anche in America Latina, un luogo dove emersero tendenze autonomistiche che variavano d’intensità a secondo della zona geografica. La fedeltà ai sovrani della dinastia borbonica, ad esempio, venne espressa e confermata nelle juntas de gobierno, governi collegiali che si costituirono nel Vicereame di Nuova Spagna, nel Vicereame del Perù, nel Vicereame di Nuova Granada e in quello del Río de la Plata[1].

In Venezuela nell’aprile del 1810 venne creato un governo provvisorio, che obbligò l’allora capitano generale Vicente Emparán a rassegnare le proprie dimissioni. L’anno successivo il governo provvisorio, riconosciuto da alcune province dell’area, decise di convocare un congresso. Fin da subito, nonostante una netta prevalenza moderata, all’interno del congresso emerse una componente minoritaria radicale organizzata nella cosiddetta Società Patriottica, guidata da Simón Bolivar e Francisco de Miranda[2].

I radicali in sede congressuale avanzarono ed ottennero la richiesta d’indipendenza del Venezuela, che di fatto nel luglio 1811 annunciò ufficialmente il proprio distacco dalla Spagna. Le difficoltà della Prima Repubblica venezuelana, la prima in assoluto del mondo latino-americano, però furono diverse. Le divisioni politiche, le mobilitazioni popolari unite all’appoggio del clero comportarono, appena un anno dopo dalla proclamazione del nuovo Stato, la restaurazione della monarchia[3].

Bolivar in seguito venne esiliato in Colombia e, nonostante la violenta repressione dei monarchi lealisti, riuscì a riorganizzare le proprie forze grazie all’appoggio degli indipendentisti e dei moderati. Il Generale ebbe nuovamente la meglio sui propri avversari, riprendendo in breve tempo anche il possesso della capitale Caracas nell’agosto 1813. L’azione del Libertador portò all’instaurazione della Seconda Repubblica del Venezuela, i cui pieni poteri vennero assunti dallo stesso Bolivar nel 1814. 

Nel frattempo, l’avanzata napoleonica perse il proprio impeto e le forze antifrancesi riuscirono a liberare la Spagna, sul cui trono alla fine del 1813 venne insediato lo spodestato Ferdinando VII. Le armate spagnole allora, sostenute anche dai nobili locali, inviarono un nuovo corpo di spedizione in Venezuela riuscendo a prevalere sulle forze di Bolivar, costretto ancora una volta a ricorrere all’esilio. Bolivar trovò prima riparo in Giamaica, spostandosi successivamente ad Haiti da dove partì una spedizione che tuttavia venne respinta dai monarchici. 

Il Capitan con il trascorrere del tempo consolidò la propria leadership, rafforzando la propria posizione e prefissandosi il grande obiettivo di liberare non solo il Venezuela, ma l’intera America Latina dalla dominazione del nemico europeo. La strategia di Bolivar si articolò in varie direzioni: egli si incaricò personalmente di riorganizzare l’esercito in Colombia, mentre José Antonio Páez rimase in Venezuela con lo scopo di fronteggiare le truppe spagnole[4].

Un anno importante per le guerre d’indipendenza venezuelane fu sicuramente il 1819. A febbraio si riunì il Congresso di Angostura, un organo collegiale formato da 26 delegati del Venezuela e di Nueva Granada convocato dallo stesso Bolivar. L’obiettivo del Libertador divenne quello di liberare il Vicereame di Nueva Granada, un territorio divenuto ormai una vera roccaforte dei realisti e degli spagnoli. Nell’agosto 1819, allora, le forze di Bolivar si scontrarono con quelle spagnole nei pressi dell’attuale dipartimento di Boyacà, raccogliendo un successo determinante per gli equilibri della guerra. Tre giorni dopo l’esercito venezuelano entrò trionfante a Bogotà, l’attuale capitale delle Colombia.

Nel dicembre 1819 il Congresso di Angostura, su proposta dello stesso Bolivar, emanò la Ley Fundamental de Colombia, il testo costituzionale che praticamente sancì la nascita della Gran Colombia, l’unione politica di Venezuela, Nueva Granada ed Ecuador. A guida del nuovo Stato venne posto chiaramente Bolivar, che assunse la carica di Presidente e riuscì a riformare anche i membri del Congresso.

Nel 1820, mentre le cose volgevano sempre più a favore della Gran Colombia, vennero portati avanti dei negoziati e sottoscritti due trattati che sancirono un armistizio temporaneo. Una pausa fondamentale, che permise all’esercito di Bolivar di allargare le proprie fila e riorganizzarsi. All’inizio dell’estate 1821, proprio in Venezuela venne combattuta la battaglia decisiva e più importante dell’intera vicenda indipendentista: il 24 giugno Simon Bolivar, sostenuto anche da José Antonio Paez e Antonio Sucre, riuscì a guidare le forze gran colombiane ed ottenere una vittoria d’importanza capitale sulle forze spagnole nella battaglia di Carabobo. 

Il Venezuela venne definitivamente liberato dalla presenza spagnola mentre l’assetto della Gran Colombia fu riconfermato durante un nuovo congresso organizzato sempre nel 1821. Il grande sogno di Bolivar però si infranse nel 1830, anno in cui rassegnò le proprie dimissioni da presidente della Gran Colombia a causa delle fratture interne alla stessa Repubblica, che si dissolse ufficialmente nel 1831. La storia del Venezuela indipendente invece continuò sotto il segno di José Antonio Paez, che nel 1830 venne eletto per la prima volta Presidente, un incarico di prestigio che nel corso della propria carriera politica ricoprì per ben tre volte.

[1] M. Carmagnani, L’altro Occidente. L’America Latina dall’invasione europea al nuovo millennio. Piccola Biblioteca Einaudi, Torino, 2003, p. 149

[2] Ivi, p 153

[3] Ivi, p 153

[4] Ivi, p 160

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