Il gas algerino sospeso tra Marocco, Spagna e rivendicazioni del popolo saharawi 

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Il gasdotto Maghreb-Europa rischia di fermarsi per le affermazioni del ministro degli Esteri spagnolo sul controllo marocchino del Sahara Occidentale.

Con il protrarsi del conflitto in Ucraina e l’esigenza di diversificare le fonti di approvvigionamento energetico per diminuire la dipendenza dalla Russia, l’Unione Europea ha iniziato a guardare ad altri possibili partner, tra cui l’Algeria, già terzo fornitore di gas con 55 miliardi di metri cubi esportati.  

L’Algeria rifornisce, prime fra tutte, Italia e Spagna con tre differenti gasdotti: il Transmed, che dalla Tunisia arriva in Italia, il Medgaz, che trasporta il gas per 750 chilometri direttamente in Spagna e, fino allo scorso novembre, il Maghreb-Europa, che collega la terra iberica passando per il Marocco. La decisione di interrompere le forniture di gas attraverso il Maghreb-Europa nasce in seguito al cambio di posizione di Madrid sul riconoscimento dell’influenza marocchina, invece che algerina, sulla regione del Sahara Occidentale.  

Il popolo saharawi, a nord-ovest del continente africano, rivendica la propria autonomia fin dal 1966, anno in cui l’ONU ha chiesto alla Spagna, ex potenza coloniale sul territorio, di procedere all’organizzazione di un referendum per permettere alla popolazione autoctona di esercitare il suo diritto all’autodeterminazione. Con gli Accordi di Madrid nel novembre 1975, però, il Sahara Occidentale è stato ceduto ai due Paesi confinanti, il Marocco e la Mauritania, dando vita a un grande esodo di profughi saharawi che, sotto la pressione dell’esercito marocchino, hanno trovato rifugio ai confini con l’Algeria: già da allora, infatti, il Marocco accusa lo Stato confinante di offrire supporto logistico ai ribellidel Fronte Polisario, organizzazione guidata da Brahim Ghali che dal 1973 lotta per il riconoscimento della propria autonomia. Di contro, l’Algeria accusa il Marocco e Israele di collaborare con il gruppo separatista cabilo MAK che già nel settembre 2017 aveva presentato un memorandum per l’autodeterminazione della Cabilia davanti al Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres. 

Le tensioni tra i due paesi sono aggravate dalle pressioni di altre potenze, quali Russia e Stati Uniti, la prima a sostegno del governo algerino in campo politico e commerciale fin dalla metà del Novecento, mentre il Marocco rientra fortemente nella sfera di influenza statunitense, come dimostrano gli Accordi di Abramo del 2020, una dichiarazione congiunta tra il Regno del Marocco, gli Stati Uniti d’America e lo Stato di Israele. Gli Accordi di Abramo mirano a creare rapporti di cooperazione e pace nell’area del Medio Oriente e hanno garantito al governo di Rabat, uno dei pochi di fede musulmana a sottoscrivere la Dichiarazione, il riconoscimento da parte della potenza americana della sua sovranità sul Sahara Occidentale.  

La Spagna, finora, aveva sempre scelto un atteggiamento cauto e neutrale optando per una soluzione condivisa con il governo di Rabat che non vuole cedere la totale indipendenza in quanto territorio ricco di risorse minerarie, al tempo stesso in linea con la posizione delle Nazioni Unite di condanna al ricorso alla violenza per le dispute territoriali e in conformità con la volontà di autodeterminazione della popolazione del Sahara Occidentale.

Madrid ha scelto, invece, lo scorso marzo di esporsi in favore del Marocco risolvendo in questo modo la crisi diplomatica tra i due Paesi venutasi a creare nell’anno precedente, sostenendo l’iniziativa marocchina di rendere il Sahara Occidentale una regione autonoma in ambito amministrativo, economico e culturale ma sotto il controllo di Rabat in materia di difesa e la sicurezza nazionale, la religione e non ultimo, lo sfruttamento delle risorse naturali del territorio.

Questo cambio di posizione ha portato il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune a ritirare, prima il proprio ambasciatore da Madrid e a sospendere, in un secondo momento, le relazioni commerciali e a congedare le operazioni bancarie, per un valore di 3 miliardi di euro arrivando, in ultimo il 31 ottobre a ordinare la cessazione dei rapporti tra la compagnia petrolifera statale Sonatrach e l’Ufficio per l’elettricità e l’acqua potabile (ONEE). Questo ha posto di fatto fine al contratto MEG relativo al gasdotto Maghreb-Europa che dal 1996 trasportava oltre 10 miliardi di metri cubi all’anno di gas dall’Algeria ai territori spagnoli.

In risposta ai provvedimenti presi da Tebboune, il Ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares nell’interesse degli spagnoli e delle loro imprese, se in un primo momento sembrava voler concretizzare la decisione di denunciare l’Algeria all’UE per la violazione degli accordi commerciali del 2005 tra Bruxelles e Algeri, ha poi optato per una scelta di dialogo più cauta, affermando di voler risolvere le controversie in maniera costruttiva.

Nonostante le tensioni e le minacce da entrambe le parti, però, il flusso di gas algerino sta proseguendo, senza interruzioni, secondo gli accordi previsti e, ad oggi, la possibilità più concreta sembra essere un ricalcolo dei prezzilimitatamente alla Spagna, come ha sottolineato il presidente del gruppo pubblico algerino Sonatrach Touffik Hakkar: infatti, è soprattutto nell’interesse dello Stato algerino che le esportazioni di gas siano costanti e continuative in quanto rappresentano il 40% delle entrate del proprio bilancio.

A fronte della decisione di decarbonizzazione europea con il piano REPowerEU come conseguenza dell’invasione russa dell’Ucraina, a seguito dell’avvento di target sulle rinnovabili e sull’efficienza energetica previsti, il governo algerino ha necessità di rafforzare la propria posizione di fornitore chiave per l’Europa, massimizzando i propri vantaggi.

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